Il Sicve sull’autostrada, occhio alla patente

Si chiamano Sicve, un acronimo che sta per Sistema Informativo Controllo Velocità, e sono i nuovi dispositivi che faranno aumentare considerevolmente le entrate dello Stato grazie ai soldi che ci toglieranno dalle tasche. Come mai? È presto spiegato. Questi congegni, piazzati in alto lungo i percorsi autostradali, non sono visibili mentre si viaggia. Ma registrano ogni singola auto che passa nel loro raggio d’azione (cioè tutte, visto che controllano l’intera carreggiata), la fotografano, ne memorizzano la targa e ne controllano la velocità da quando l’auto è stata rilevata fino all’uscita dall’autostrada. Non solo: la diabolica macchinetta è anche programmata per fare automaticamente la media della velocità sostenuta lungo l’intero tratto autostradale percorso. Ciò vuol dire che, se in certi punti siete andati ad una velocità ragionevole mentre in altri avete premuto troppo l’acceleratore, i Sicve calcoleranno tutto, si faranno due conti e, se avete sforato, vi faranno recapitare a casa una bella multa per eccesso di velocità. Ed è inutile appellarsi visto che siete stati controllati, fotografati e registrati. Per la cronaca, si parla di centinaia di euro e di punti della patente che si scioglieranno al sole. Provare per credere.
La situazione è tanto grave che, di fronte alla minaccia elettronica, l’italico individualismo è passato in secondo piano e da un giorno all’altro è iniziata una specie di catena di Sant’Antonio fatta di e-mail, e cioè messaggi di posta elettronica. Attraverso Internet, ormai il sistema migliore e più diffuso per mettersi in contatto con il prossimo ovunque si trovi, gli automobilisti si scambiano informazioni e si allertano a vicenda per la minacciosa presenza del nuovo Autovelox di seconda generazione. Si viene così a sapere che i Sicve sono stati installati per certo sulla A26 da Voltri fino ad Alessandria Sud, sulla A7 da Genova Ovest a Serravalle, sulla A12 dall’allacciamento con la A7 fino a Sestri Levante.
In una di quelle e-mail si leggono anche dei consigli. Per esempio, l’ignoto automobilista scrivano suggerisce di «non alzare le targhe» (come se si potesse...) perché il detector vede dall’alto. Poi avverte che c’è un Sicve per corsia, quindi non si può scappare.
L’unica salvezza per contestare la multa sta quindi in un «vizio di forma», e cioè in qualche dato sbagliato presente nel verbale che vi notifica la multa. Ad esempio, dati sbagliati del veicolo, domicilio errato e così via.
L’unica consolazione, a ben vedere, è che la presenza dei Sicve farà passare a tanti scriteriati la voglia di fare i matti al volante. Dopo una o due multe, quando la patente rischia di essere sospesa da un giorno all’altro, forse qualcuno comincerà a darsi un po’ di autodisciplina.