Siena, sanità futuristica: ibernata per l'operazione

Aveva un aneurisma, è stata quasi congelata per 20 minuti. La trentenne, mamma di una bimba di 4 anni e maestra d'asilo, sta per essere dimessa. Tecnica rivoluzionaria eseguita da un equipe di medici

Siena - C’è chi, visto il periodo, l’ha definito senza mezzi termini un miracolo di Natale. Chi invece un’operazione ai confini della fantascienza. Gli addetti ai lavori e gli specialisti si sono limitati invece a sottolinearne la natura di «caso raro e eccezionale».

Quel che è certo è che, per fortuna, stavolta nei panni del chirurgo non c’era Hal 9000, il computer fuori controllo che nel celebre film «2001, Odissea nello spazio» di Stanley Kubrick uccide in serie, nel sonno, tutti gli astronauti trasportati in stato di ibernazione durante il viaggio dell’astronave verso Giove. Ma il dottor Giuseppe Oliveri, direttore della Neurochirurgia ospedaliera del policlinico Santa Maria delle Scotte di Siena.

È lui che, il 5 dicembre scorso (la notizia è stata però divulgata solo ieri, quando si è avuta la certezza della riuscita dell’intervento e la paziente è in condizione di essere dimessa), ha operato alla testa, dopo averne ibernato le funzioni vitali portando progressivamente la temperatura corporea a 18 gradi, Margherita Ceccherini, una trentenne maestra elementare di Grosseto afflitta da un gravissimo aneurisma cerebrale. Il tutto per la durata di ventitré interminabili minuti, durante i quali il cuore della donna ha progressivamente rallentato il suo battito fino a quasi fermarsi. Solo in questo modo, in uno stato di semicongelamento del sangue, Oliveri poteva riuscire a ricostruire la parete dei vasi, già ampiamente compromessi, alcuni dei quali ingrossatisi ormai fino a cinque centimetri. Ricorrendo alle tecniche tradizionali, un intervento sulla donna sarebbe stato impossibile. Con l’ibernazione, invece, si è potuta ottenere la pressoché totale assenza di sanguinamento e, di conseguenza, si è evitato un rischio di rottura degli aneurismi. Un rischio che sarebbe stato rovinoso.

L’insegnante grossetana era stata ricoverata d’urgenza il 2 dicembre, subito dopo l’infausta diagnosi. Il caso era considerato pressoché disperato: in caso di emorragia, la Ceccherini sarebbe andata incontro alla morte o a un’invalidità gravissima e permanente. Da qui la decisione dello staff medico delle Scotte di tentare l’operazione, «resa possibile - ha sottolineato il dottor Oliveri, congratulandosi con i colleghi che lo hanno affiancato in sala operatoria - solo in un ospedale d’eccellenza, in cui esiste una struttura che funziona bene e un’alta specializzazione dei professionisti coinvolti, uniti dalla capacità di lavorare in maniera sinergica centralizzando le risorse migliori per il bene del paziente». Si è trattato di un lavoro multidisciplinare, insomma, effettuato tra gli specialisti dei reparti di Anestesia e Terapia Intensiva Neurochirurgica, diretto dal dottor Ettore Zei, Terapia Intensiva e Anestesia, diretto dal professor Pierpaolo Giomarelli, Neuroimmagini e Neurointerventistica, diretto dal dottor Carlo Venturi, Anestesia e Terapia Intensiva Cardiotoracica, diretto dalla professoressa Bonizella Biagioli, e Cardiochirurgia, diretto dal professor Mario Chiavarelli.

Comprensibilmente emozionata, commossa e confusa anche la giovane maestra toscana, di ruolo nella piccola frazione di Roselle, alle porte del capoluogo maremmano. A lei, prima dell’operazione, il chirurgo aveva spiegato per filo e per segno i rischi e la complessità del caso, parlando esplicitamente di «ricorso alla circolazione extracorporea». Un’espressione di cui, fino a cose fatte, Margherita non aveva però compreso fino in fondo il significato. Solo dopo il risveglio, insomma, ha afferrato che durante quei ventitré minuti è stata praticamente morta: «Per me è stato come rinascere», dice ora stringendo tra le lacrime Emma, la figlioletta di quattro anni. «Tutto mi appare incredibile. Essere qui, muovermi, parlare, dopo essere stata a un passo dall’aldilà».

Un Natale senza dubbio indimenticabile, dunque, quello che Margherita Ceccherini si appresta a vivere. E che pare destinato, comprensibilmente, a incidere nel profondo sulla psiche e sullo stile di vita della giovane «miracolata»: «Si è trattato di un’esperienza straordinaria — insiste - che tra le altre cose mi ha fatto anche riscoprire la fede. Mi sono accorta che esiste una solidarietà fra le persone, sentimento destinato a volte, nella frenesia della vita quotidiana, ad andare perduto. Ma ora, grazie a quest’avventura, posso di nuovo guardare avanti». Per lei, quest’anno, Babbo Natale avrà il camicie bianco.