Siena, uno sfregio al Palio: San Giorgio è con la kefiah

Un
artista libanese che ha inserito nell’opera chiari riferimenti alla
religione di Maometto. La Lega : "Scippano i
nostri simboli più cari"

Siena - «Le mani dell’Islam sul Palio di Siena», come scrive il quotidiano leghista La Padania? Oppure «L’abbraccio tra Dio e Allah», come sostiene il Comune di Siena? Troppo allarmante la prima ipotesi, troppo ecumenica la seconda. In mezzo, la scelta - religiosally correct (alias, un po’ ruffiana) - di affidare a un artista di origine libanese, Alì Hassoun, l’incarico di dipingere il «drappellone», lo stendardo di seta premio per la contrada vincitrice dello storico Palio di Siena.

E lui, il «pittore arabo», che ti fa? Un bel quadro catto-islamico con versetti che sarebbero piaciuti a Maometto e un San Giorgio che, posto ai piedi della Madonna, invece dell’elmo, indossa una tipica kefiah con i colori bianco e nero della città di Siena. Apriti cielo. Quelli del carroccio sguainano subito lo spadone di Alberto da Giussano e vanno alla carica di Alì Hassoun, l’«infedele».

Ma il sindaco, Maurizio Cenni, non ci sta e getta il bastone tra le ruote del carroccio: «Un’insensata paura dell’altro, una polemica inutile che vuole fare solo strumentalizzazioni». Sta di fatto che, con la commissione del dipinto ad un artista islamico, si rompe un altro tabù, dopo quello che fino ad un a quarantina di anni fa voleva il drappellone realizzato esclusivamente da artisti senesi. Da quella data in poi molti sono stati i grandi nomi che si sono succeduti in questo compito, sia italiani (Mino Maccari, Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Bruno Caruso, Valerio Adami e Luigi Ontani) che stranieri (Eduardo Arroyo, Jim Dine, Folon e Botero). Fino ad oggi però mai era stata commissionata l’opera ad un artista non cattolico.

«Mi aspetto che il Palio sia la festa di tutti: leghisti, padani, senesi e non senesi - dice Hassoun -. Siccome l’Italia del calcio ha perso, uniamoci nell’arte». Uniti mica tanto, almeno a udire le urla di un ultrà della contrada del Drago, il quale - accortosi che nel drappo c’è San Giorgio che trafigge un drago - si è rivolto ad Hassoun dicendogli: «Speriamo che muoia te, altro che il drago...». Pronta la replica del pittore: «Quello trafitto da San Giorgio non è un drago, è un demone...».

L’opera è dedicata ai 750 anni dalla battaglia di Montaperti tra Siena e Firenze: allora i senesi attaccarono i guelfi invocando San Giorgio, rappresentato da Hassoun ispirandosi a come lo dipinse il Mantegna. A Montaperti l’esercito senese fu rinforzato da un contingente di arcieri saraceni e anche per questo San Giorgio ha fattezze mediorientali, raffigurato col volto dell’artista stesso, e indossa in quest’opera un turbante coi colori di Siena, il bianco e nero. Altri richiami al mondo islamico sono lo sfondo che si richiama alle ceramiche dell’Alhambra e la scritta in arabo sopra alla figura della Madonna in cui è scritto «sura di Maria», ovvero la diciannovesima sura del Corano che è a lei dedicata. Inoltre sulla corona della Vergine compaiono, oltre alla croce cristiana, anche la mezzaluna araba e la stella di David.

«Le diversità teologiche non posso spiegarle io - ha commentato Hassoun - Mi sono concentrato sulla comune figura della Madonna. La religione non vale nulla se non c’è dialogo». E - a proposito di «dialogo» - il segretario provinciale della Lega Nord di Siena, Francesco Giusti, ha pensato bene di chiudere fraternamente la polemica: «L’errore non è nell’opera, ma nella scelta del Comune di far realizzare il drappellone ad un arabo, ben sapendo quali siano le sue origini culturali».

«Quel drappellone non deve entrare nella chiesa di Santa Maria in Provenzano. La preghiamo: oggi non benedica un’immagine che non è cristiana...», hanno scritto due senesi (Alessandra Pepi e Giampaolo Bianchi) in una lettera all’arcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani, pubblicata sul quotidiano La Nazione. Nessuna risposta, finora, da monsignor Buoncristiani. Un cognome che è comunque una garanzia.

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