Signor robot mi vuole assumere?

All'Ikea un automa fa già 1.500 colloqui di lavoro al giorno E l'Italia si prepara. Cominciando dalle fatture...

Vera lavora in Russia, all'ufficio del personale di Ikea, ed è in grado di fare 1.500 colloqui di selezione al giorno. In più parla perfettamente inglese, non si ammala mai e non prende un rublo di stipendio. Com'è possibile? Con un piccolo trucco: Vera è un robot, più precisamente un agente software: ricava i nominativi dai siti dedicati alla ricerca del personale, chiama per telefono i candidati adatti al lavoro di cui c'è bisogno, conduce interviste telefoniche che durano fino a otto minuti. La prima domanda è sempre uguale: «Buongiorno, mi chiamo Vera e sono un robot. Abbiamo visto il suo curriculum, lei sta ancora cercando un lavoro?». Il software è in grado di interagire con l'intervistato, e secondo i suoi creatori, i fondatori di una start up che si chiama Robot Vera, risponde in maniera pertinente nell'82% dei casi. Alla fine del colloquio Vera invia i nomi dei candidati che sembrano più adatti ai suoi colleghi umani. Saranno loro a completare la selezione.

L'esperimento del robot Vera, utilizzata da Ikea e da altre multinazionali, raccontato dal Washington Post, e per ora terminato, è solo l'ultimo esempio: l'automazione, la robotica, che oggi prende spesso le forme dell'intelligenza artificiale, avanza ogni giorno più veloce. Il vicepresidente della Commissione Europea Andrus Ansip, nel presentare qualche giorno fa un piano di investimenti da venti miliardi di euro, ha fatto un paragone impegnativo: «Come nel passato la macchina a vapore e l'elettricità, così l'intelligenza artificiale sta già trasformando il mondo». Jack Ma, fondatore del gruppo di e-commerce Alibaba ha detto di aspettarsi che nei prossimi tre decenni a livello internazionale 800 milioni di impieghi saranno resi superflui dalle macchine. «In realtà non è sempre detto che i robot cancellino posti di lavoro», spiega Massimo Pellegrino, partner della società di consulenza Pwc. «Ma di sicuro cambiano il volto di fabbriche e uffici». Come le altre economie (...)

(...) avanzate anche l'Italia si trova in prima linea di fronte alla rivoluzione, che però è destinata a svolgersi in forme più complesse di quanto molti pensino. «Noi prevediamo tra ondate diverse», dice Pellegrino.

La prima è stata battezzata algoritmica e avrà il suo picco all'inizio degli anni venti: le macchine svolgono procedure formalizzate ancora relativamente semplici. Un esempio è il controllo delle fatture negli uffici: un software verifica una casella e la confronta, secondo una routine standardizzata, con altre. Poi arriverà, tra una decina d'anni, la fase del «potenziamento»: «Le macchine inizieranno ad accumulare intelligenza», spiega Pellegrino, «a riconoscere il contesto, lo spazio, il linguaggio naturale, la voce. Capiranno di che cosa parla un documento e a prendere decisioni di conseguenza». Infine arriverà l'ondata dell'«autonomia».

ADDIO AVVOCATI

A quel punto (e secondo le previsioni stiamo parlando non di un futuro lontanissimo ma del periodo intorno al 2035) saranno in grado di comportarsi secondo standard del tutto simili all'intelligenza umana. L'esempio più classico citato è quello delle self driving car, le auto a guida autonoma. Le tre fasi non sono nettamente separate e anzi alcune soluzioni di intelligenza artificiale già utilizzabili oggi sembrano anticipare il futuro.

Una società americana, Lawgeex, all'inizio di quest'anno ha presentato un software-avvocato; per provare la sua competenza ha sottoposto cinque identici contratti al programma e a venti famosi legali, chiedendo loro di esprimere una valutazione sui punti deboli, più bisognosi di una riformulazione.

Secondo il giudizio di un panel formato da un gruppo di professori della Duke university e di Stanford, che sorvegliavano l'esperimento, a vincere è stato il concorrente «virtuale»: le sue osservazioni sono state considerate azzeccate nel 94% dei casi, contro l'85% di quelle avanzate dagli avvocati umani. Questi ultimi tra l'altro hanno impiegato in media 92 minuti per esaminare i cinque testi, contro i 26 secondi del robot-avvocato.

ITALIA IN PRIMA LINEA

Ogni Paese è comunque destinato a sentire in maniera diversa l'impatto dei robot. Tutto dipende dalla sua struttura produttiva. L'Italia, tra le nazioni avanzate in cui è più forte il settore manifatturiero, è destinata ad avvertire in maniera più netta la seconda e la terza ondata. Altri Paesi, per esempio gli Stati Uniti, più sbilanciati sul settore dei servizi, sentiranno prima l'impatto, visto che i primi a cadere saranno i posti amministrativi a scarso valore aggiunto (il controllo delle fatture di cui sopra). Non tutti i mestieri, tra l'altro, saranno messi in difficoltà (vedi anche il grafico a fianco, ndr). Insegnanti, addetti ai servizi personali, tecnici, aumenteranno addirittura. «E non è vero che tutti saranno costretti a diventare ingegneri ed esperti informatici», conclude Pellegrino. «Basterà imparare a essere buoni fruitori di nuove tecnologie, rafforzando le competenze logiche che servono». Anche i lavori che richiedono uno sforzo fisico non sono tutti uguali. Ci sono quelli ripetitivi, il cui destino è segnato, e quelli invece meno prevedibili, che richiedono competenze spaziali e manualità sofisticate, più difficili da sostituire se non a costi altissimi. Un team dell'università Nanyang di Singapore ha appena annunciato di essere riuscito a montare senza intervento umano un mobile Ikea (per gli esperti una semplice sedia Stefan). Ci sono voluti due robot industriali da qualche milione di euro l'uno.