Silvio non si arrende e rilancia: "Il Pdl in piazza" E l'assalto scricchiola, il processo è pieno di vizi

Berlusconi non demorde e rilancia: vogliono sovvertire il voto, ma non riusciranno a fermarmi. In cantiere una manifestazione a Milano o Roma. Nel frattempo emergono tutte <strong><a href="/interni/processo_pieno_vizi_ecco_carte_giocare_legali_premier/16-02-2011/articolo-id=506230-page=0-comments=1">le forzature del processo Ruby:</a></strong> dalla competenza territoriale a quella del tribunale dei ministri

Roma - Chi ha occasione di vederlo nel lungo pomeriggio a Palazzo Grazioli lo descrive tonico e reattivo. E per nulla di cattivo umore visto che la decisione del gip di Milano «era assolutamente scontata». Un quadro forse un po’ troppo benevolo, visto che seppur annunciato da giorni è chiaro che l’apertura formale del processo per l’affaire Ruby è un altro passo verso quello che Berlusconi non esita a definire lo «scontro finale». È vero, però, che il Cavaliere continua a non aver alcun tentennamento e alcuna intenzione di fare passi indietro come, solo a garanzia dell’anonimato, iniziano a ipotizzare anche alcuni esponenti di vertice del Pdl. Anzi, è talmente deciso a tirare dritto Berlusconi che ieri ha di nuovo accarezzato l’idea di una grande manifestazione di piazza contro la «giustizia politicizzata», la fase tre di quella mobilitazione iniziata la settimana scorsa con il sit-in sotto il Palazzo di Giustizia milanese e che potrebbe proseguire nei prossimi giorni con una serie di gazebo. Una manifestazione da tenersi a Roma o più probabilmente a Milano.
Per dirla con le parole del premier, che ieri ha scelto forse un po’ a sorpresa di non commentare pubblicamente la decisione del gip, «non mi fermeranno». Avanti tutta, dunque. Perché, ripete Berlusconi durante i tanti incontri del pomeriggio, «i numeri continuano ad essere dalla nostra», anzi «stanno crescendo». Tanto che il sottosegretario Santanchè si dice certa che alla Camera «si supererà quota 320». E che il Cavaliere stia puntando su questo fronte lo dimostra l’agenda del tardo pomeriggio: uno dopo l’altro si presentano infatti a via del Plebiscito il leader del Pid Romano, il sottosegretario Micciché (che sta lavorando a un nuovo gruppo parlamentare ispirato al suo Forza Sud) e i capigruppo del Pdl al Senato Gasparri e Quagliariello. D’altra parte, il problema non è quello dei numeri in aula ma in commissione (da ieri il centrodestra è minoranza - 25 a 24 - in quella del Bilancio dove passano tutti i provvedimenti in materia economica). Nonostante alcuni rumors, insomma, Berlusconi l’ipotesi del voto anticipato continua a non tenerla per nulla in considerazione. «Il governo c’è è lavora, è questo il segnale che dobbiamo dare», spiega ai suoi interlocutori dopo essere rientrato da Catania dove insieme a Maroni ha effettuato un sopralluogo in un centro che potrebbe ospitare parte degli immigrati sbarcati a Lampedusa. E proprio la visita in Sicilia in compagnia del ministro dell’Interno è in qualche modo la conferma di quanto ancora sia saldo l’asse con la Lega (ieri sera una delegazione del Carroccio guidata da Bossi ha fatto visita al Cavaliere a Palazzo Grazioli). Al di là dell’intervista concessa ieri da Bersani a la Padania, che molto ha fatto discutere dando adito a diverse interpretazioni. Più che un avvertimento al premier, infatti, l’impressione è che l’obiettivo del Carroccio fosse quello di ottenere le impronte digitali del Pd sul federalismo. Se i democratici non l’hanno votato in bicamerale, infatti, il loro segretario ha comunque ritenuto di concedere una lunga intervista al quotidiano della Lega. Un indubbio riconoscimento.
La risposta al via libera del gip, dunque, è soprattutto sul fronte politico. D’altra parte, sul versante giudiziario sembra che la strategia non sia ancora stata messa davvero a punto. «Il fatto che scelgano il rito abbreviato solo per il sottoscritto - ripete il premier nelle sue conversazioni private - è la dimostrazione che i magistrati di Milano non cercano di condannarmi ma semplicemente di processarmi». Dal 6 aprile, infatti, inizieranno le udienze con conseguente sfilata di testimoni in Tribunale. Con il solito fango, insiste Berlusconi, che ha solo l’obiettivo di «sovvertire il voto popolare».