Sindaco senza essere mai stato eletto

Maria Vittoria Cascino

da Santo Stefano Magra

In linea di principio non fa una piega. Se il sindaco non c'è, entra in scena il vice. Che lo sostituisce in tutto e per tutto. Che è lui in pectore. Che è la volontà della gente. Ma alla periferia della Spezia, in questo paesone di quasi diecimila abitanti in cerca di identità e autore, i fatti hanno preso un'altra piega. Che sì, va bene, è tutto legittimo. Ma strano. Perché stride. Perché non ti torna. Ed è ancor più strano se ci pensi politicamente. Che ai Ds monta un rodio di stomaco che accidenti se è dura da digerire. Perché Minella Mosca, sindaco di Santo Stefano, viene eletta consigliere regionale dei Ds. Il che vuol dire mollare la poltrona di primo cittadino in favore del suo vice Walter Bertoloni. Che però è di Rifondazione Comunista, e passi. Ma l'adrenalina delle urne, il fiato sul collo dell'attesa, lo sfinimento della campagna elettorale, il coltello fra i denti per conquistarti la tua gente, mica l'ha vissuto lui tutto questo. Mosca lo ha voluto come assessore esterno nel 2003. Assessore all'ambiente (il suo pallino) e vice sindaco. Che adesso fa il sindaco. Per legge. Quella legge che dichiara l'incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di assessore regionale e consente una serie di atti che evitano il commissariamento del comune.
Il 2 maggio il consiglio contesta l'incompatibilità: il sindaco Mosca ha dieci giorni per formulare osservazioni e superare l'empasse. Mosca non risponde. Il 17 nuova seduta: l'incompatibilità viene dichiarata e solo nel prossimo consiglio il sindaco verrà formalmente dichiarato decaduto. La pratica rimbalza dal Comune all'ufficio legislativo della Regione alla prefettura. Dichiarata la decadenza resteranno in carica giunta e consiglio fino alle elezioni del 2006. E che il vice sindaco sia un assessore esterno per la legge non fa differenza, è il vice e assolva la sua funzione di vice. I Ds mordono il freno, Rifondazione fa quadrato e Bertoloni resta in sella. «Eravamo molto arrabbiati per la candidatura della Mosca - incalza il giovane vice -. Pensavamo al commissariamento. Questo è un escamotage per evitarlo e continuare a lavorare». Bertoloni ha 38 anni, bertinottiano fino al midollo, ammira Nicki Vendola e ipotizza le primarie mentre sogna un paese che non sia solo periferia industriale. E serenamente ammette l'incongruenza di chi è al potere per grazia ricevuta: «C'è qualcosa a monte che non funziona in linea di principio. Dovrebbe intervenire il legislatore».
Racconta che quando la Mosca è stata eletta ha messo le sue deleghe sul tavolo: «Non avevo nessuna pretesa. Sarei andato a lavorare con l'assessore Zunino». Ma tant'è «questa è un'esperienza affascinante». E la gente, cosa dice la gente? «Ho ricevuto solo attestati di stima» Dal '99 al 2002 è segretario della locale Rc: «Da 380 iscritti siamo passati a 700». Mica male quando i Ds fanno il 40 per cento. E si ritrovano un vice sindaco facente funzioni di Rifondazione: «Beh, i Ds erano preoccupati da alcuni segnali e hanno messo le mani avanti per le prossime elezioni». Lui non ce lo dice, ma è tregua armata. Perché Yuri Mazzanti, assessore al Bilancio, è già il futuro candidato sindaco dei Ds. Anche se per Bertoloni, che non sa ancora se si candiderà, «non si può pensare di scegliere il sindaco riunendo 100 persone». Prendi e porta a casa. Ma Mazzanti smorza i toni: «Nessuna polemica. La cosa è stata montata ad arte. Noi volevamo solo garanzie sulle linee programmatiche già stabilite: piano urbanistico, centro commerciale, aree retroportuali». Però non si tiene. Lo deve dire che «l'autorevolezza e l'autorità di un sindaco eletto dal popolo, sono un'altra cosa. Un sindaco eletto dai cittadini ha l'autonomia nelle iniziative. Nel nostro caso quest'ultima è limitata e noi chiediamo la collegialità nelle decisioni».
Nessuna via preferenziale per il «sindaco che sarà». Se lo ricordi Bertoloni. Che in questo paese rosso ci vive, e tanti non lo conoscono nemmeno. Ma questa gente a te che sei del Giornale te lo ricorda, che sono rossi da generazioni e «non esprimono pareri se non capiscono bene i termini del dibattito». Ci scherzi su, siamo pluralisti, no? E qualcosa gliela strappi tra i denti: «Se la persona è valida, non importa il colore politico» sentenzia Carlo. «Tutti si lavano la bocca con i programmi. Ma se il ragazzo è serio e li rispetta, non credo che i cittadini si rivoltino. Magari è il piccolo cabotaggio dei partiti che scalpita» ci tiene a dirlo Dario, anche se è di Rifondazione e non vale. E poi c'è il ferramenta Franco detto «Parmin», che ci acchiappa al volo per leggerci la sua ultima poesia altro che politica. E poi ci sono Giorgio e un paio di avventori nel suo bar con l'orecchio teso: «È un controsenso. Non è giusto che sia sindaco chi non abbiamo eletto. Ma intanto fanno tutto quello che vogliono». Altri annuiscono, non una parola di più. Lo stesso i pensionati seduti all'ombra nei giardini. Parlano sottovoce, ti avvicini e cambiano discorso. Perché Bertoloni sarà anche un bravo amministratore, ma lì, su quella poltrona, non ce l'hanno seduto loro.

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