Sindone, l'età torna un mistero

Ventidue anni fa un test al carbonio sul sacro telo sentenziò: "Risale
al 1200". Ma ora un gruppo di esperti in statistica spiega: "È un esame
senza valore, troppi fattori ambientali lo hanno contaminato"

«Il nostro studio, basato su calcoli statistici e matematici, dimostra senza alcun dubbio che la datazione del carbonio 14 effettuata nel 1988 sulla Sindone non era attendibile e l’esperimento si sarebbe dovuto ripetere». Lo dichiara al Giornale il professor Giulio Fanti, professore di Misure meccaniche e termiche all’università di Padova, autore di numerosi libri e ricerche dedicate al lenzuolo funebre esposto in questi giorni a Torino. Fanti, insieme ad altri tre colleghi - Marco Riani dell’università di Parma, Fabio Crosilla dell’università di Udine e Anthony C. Atkinson della London School of Economics - ha appena firmato un articolo su Sis Magazine, la rivista oline della Società italiana di statistica (www.sis-statistica.it/magazine) nel quale si dimostra l’inaffidabilità dei risultati prodotti dai tre laboratori di Zurigo, Oxford e Tucson, che nel 1988 giunsero a datare con la tecnica del radiocarbonio dei campioni di Sindone prelevati da un angolo del telo di lino, stabilendo che esso risaliva a un’età compresa tra il 1260 e il 1390. Un risultato che contrasta con molte altre prove, indizi, evidenze, dalle quali invece si evince che il lenzuolo ha avvolto il cadavere di un uomo crocifisso dai romani nel primo secolo, in un modo perfettamente coincidente con la descrizione della Passione di Gesù contenuta nei Vangeli.

Sis Magazine, la rivista specialistica più autorevole e rappresentativa di statistica, esamina dunque i dati sulla datazione al radiocarbonio pubblicati sulla rivista Nature. Grazie ai «metodi di analisi statistica robusta», la ricerca dei quattro professori getta nuova luce sui risultati del 1988. Prima di quel test, molti studiosi avevano manifestato contrarietà alla sua esecuzione anche perché, in accordo con Willard Frank Libby, il fondatore del metodo al Carbonio 14, Nobel per la chimica nel 1960, «non si può datare un oggetto di cui non sono noti i fattori ambientali che vi possono avere influito nel passato». L’immagine sindonica, fanno notare gli studiosi, «non è ancora oggi spiegata: non è quindi spiegato quale fattore possa avere contribuito a formarla» e sulla base dei calcoli statistici non si può ritenere «conclusivo» l’esame che ha portato alla datazione medievale.

I quattro ricercatori ritengono che le datazioni prodotte dai tre laboratori «non possono essere considerate come provenienti da un’unica ignota grandezza ed è quindi probabile la presenza di una contaminazione ambientale nel pezzetto di stoffa analizzato che ha agito in modo non uniforme, ma in modo lineare, aggiungendo un effetto sistematico non trascurabile». Se questo effetto «sistematico», dovuto con molta probabilità a una contaminazione, fosse trasferito su tutta la superfice Sindone, se cioè si considerasse il campione utilizzato per la datazione come realmente significativo e corrispondente alle caratteristiche dell’intero lenzuolo, si arriverebbe a ipotizzare «una variazione di due decine di millenni nel futuro, partendo da una data del bordo risalente al primo millennio d. C.». L’esame dei quattro professori prosegue l’analisi già svolta da due docenti di Statistica della Sapienza di Roma, Livia De Giovanni e Pierluigi Conti, che avevano evidenziato la presenza di un errore di calcolo che portava a considerare non attendibile il risultato ottenuto.

«Qualche fattore esterno, di contaminazione dev’essere intervenuto - spiega il professor Giulio Fanti - i dati che pubblichiamo lo dimostrano. Non sappiamo se questa contaminazione sul frammento scelto per la datazione sia stata causata dall’incendio a cui la Sindone è stata sottoposta, o al rammendo eseguito in età posteriore. Ma comunque si conferma la presenza di qualche elemento esterno che ha causato questa notevole variabilità del campione».

Dunque nuovi dubbi, espressi da esponenti del mondo scientifico e pubblicati su una rivista scientifica, vengono sollevati sul risultato del 1988. Qualche anno fa, sempre il professor Fanti, aveva presentato un altro studio dedicato alle principali ipotesi sul telo sindonico, contemplando quella dell’autenticità e quella del falso medievale. «Dal risultato della ricerca statistica si deduce che la prima alternativa, quella dell’autenticità, è probabile al 99,99 per cento, mentre la seconda, quella della falsità, ha una probabilità su 18,6 miliardi».