La sinistra cancella l’unico valore del ’68

Il ’68 è stato caratterizzato da molteplici componenti, ma certamente il suo elemento originario e scatenante è stato quello della ribellione nei confronti di tutti i poteri costituiti, dall’università, alla magistratura, alle forze politiche tradizionali (in primo luogo la Dc e il Pci). La ricaduta di questa esplosione ha prodotto molteplici fenomeni: un filone del ’68 è arrivato dritto dritto fino al terrorismo; un altro, invece, si è innestato nella successiva contestazione operaia, del 1969; sempre dal ’68 sono derivati una serie di gruppi sinteticamente definibili come sinistra-rivoluzionaria; tutta un’area sessantottina invece è stata riassorbita dal Pci. Comunque il ’68 ha prodotto una autentica rivoluzione sul terreno del costume a partire dal pieno esercizio della libertà sessuale. A nostro avviso questa liberalizzazione dei costumi in Italia è stata l’elemento più significativo e positivo del ’68 che si è intrecciato invece con altri elementi assai negativi fra cui il collasso delle università e forme varie di violenza politica.
Orbene proprio la parte più positiva e libertaria-liberale del ’68 è stata progressivamente «smontata» dall’imprevedibile e paradossale percorso seguito dalla sinistra italiana di stampo comunista e post-comunista.
Nel concreto sviluppo della lotta politica in Italia, un altro elemento del ’68 è venuto meno, cioè il libertarismo conflittuale con i poteri statuali costituiti, in primo luogo la magistratura. Anzi si è affermato il suo rovescio, cioè il giustizialismo: l’operazione è stata favorita dal fatto che proprio il ’68 ha prodotto in una parte della magistratura italiana, in quella che si organizza in Magistratura democratica, la scelta ideologica di quell’«uso alternativo del diritto» che poi ha portato nell’esercizio della giurisdizione in termini politici per colpire, attraverso di essa, i leader delle forze politiche moderate: fino al 1994 i leader della Dc e del Psi, dopo il 1994 Berlusconi e Forza Italia. Ad un certo punto nel Pci il crollo del comunismo e della sua cultura originaria ha prodotto un vuoto che è stato riempito dalla cultura «giustizialista» di Magistratura democratica e dalla sua traduzione giornalistica (Repubblica e l’Espresso).
Rimaneva in piedi la scelta per la libertà sessuale e la sua traduzione conseguente, costituita dalla separazione fra la vita politica e la vita privata. L’esaltazione da parte della sinistra italiana di leader come John, Robert e Edward Kennedy e come Clinton, dalla vita sessuale notoriamente tumultuosa, è stata una conferma di questa opzione. Orbene, avendo probabilmente come causa immediata l’antiberlusconismo ossessivo, anche questo elemento derivato dal ’68 è venuto meno. Il quotidiano Repubblica e un pezzo della sinistra italiana al suo seguito hanno scoperto che l’esercizio del gossip più sfrenato e continuativo (è in atto da circa 6 mesi) sulla vita privata di Berlusconi può provocargli danni politici rilevanti. Ciò ha comportato uno scatenamento nei suoi confronti del «moralismo» e del «bacchettonismo» più severi e rigorosi. Solo un cretino poteva pensare che l’esercizio di questa riscoperta del moralismo nelle abitudini sessuali poteva limitarsi al solo Berlusconi. Era evidente che si metteva in moto una spirale inarrestabile. Ora la vita politica italiana, dal caso Montesi in poi, aveva avuto come uno dei suoi canoni da tutti rispettati quello di separare la vita privata da quella politica. Di conseguenza alcuni ministri democristiani omosessuali e alcuni leader laici socialisti eterosessuali in chiave libertina non erano stati per nulla «disturbati» o attaccati su questo terreno neanche nelle fasi in cui la ferocia politica era stata più acuta. Oggi questo canone è stato del tutto abbandonato.
Di conseguenza viene smontata una delle acquisizioni del ’68, cioè l’assoluta libertà dei costumi sessuali. D’ora in avanti dominerà un cupo «bacchettonismo» accompagnato dalla più sfrenata ricerca dello scoop su questo terreno. Tutto ciò avrà, ovviamente, come inevitabile conseguenza anche l’esplosione dell’industria del ricatto, del resto già florida. Anche di questo prevedibile esito dobbiamo ringraziare la paradossale sinistra italiana che, avendo perso la bussola ideologica costituita dal comunismo, adesso cavalca tutte le tigri possibili e immaginabili, compresa quella di mettere in campo tanti Savonarola in formato ridotto e deformato.
*Presidente deputati Pdl