Il Sinodo all'Onu: "Stop a occupazione territori"

Il Sinodo vaticano sul Medio Oriente, nel suo messaggio finale, chiede all’Onu e alla comunità internazionale di porre fine all’ occupazione israeliana dei territori palestinesi, attraverso l’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza <br />

Città del Vaticano - Il Sinodo vaticano sul Medio Oriente, nel suo messaggio finale, chiede all’Onu e alla comunità internazionale di porre fine all’ occupazione israeliana dei territori palestinesi, attraverso l’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (che prevedevano il ritiro dalle terre invase nel 1967). Ed esorta gli ebrei, nel messaggio finale, a non fare della Bibbia "uno strumento a giustificazione delle ingiustizie". L’assemblea sinodale, che si svolge in Vaticano, a cui partecipano con il Papa tutti i patriarchi e i vescovi mediorientali, esprime, nel suo messaggio finale, la sua "preoccupazione" per "iniziative unilaterali che rischiano di mutare la demografia e lo statuto di Gerusalemme".

Destabilizzazione dell'area Non vengono citati i recenti insediamenti ebraici nella parte est (araba della città), ma il documento rilancia le risoluzioni approvate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu: solo così "la Città Santa di Gerusalemme potrà trovare lo statuto giusto che rispetterà il suo carattere particolare, la sua santità, il suo patrimonio religioso per ciascuna delle tre religioni, ebraica, cristiana e musulmana". "Noi speriamo - aggiungono i vescovi e i patriarchi mediorientali- che la soluzione dei due Stati diventi realtà e non resti un semplice sogno". Perche è ancora scritto nel documento l’occupazione israeliana dei territori palestinesi è una delle cause destabilizzanti di tutta la regione.

No a terrorismo, antisemitismo e islamofobia "Noi condanniamo la violenza e il terrorismo, di qualunque origine, e qualsiasi estremismo religioso. Condanniamo ogni forma di razzismo, l’antisemitismo, l’anticristianesimo e l’islamofobia e chiamiamo le religioni ad assumere le loro responsabilità nella promozione del dialogo delle culture e delle civiltà nella nostra regione e nel mondo intero": èquanto affermato nel messaggio finale del Sinodo vaticano per il Medio Oriente.

Il Papa: "Chiese diverse espressione di un'unica fede" Il Sinodo Speciale per il Medio Oriente ha consentito ai 180 vescovi che vi hanno preso parte "una vera comunione e testimonianza, mostrando al mondo la ricchezza della diversità nell’unità di sette Chiese, con i loro vari riti, ricca di culture, ma accomunate dall’unica fede in Gesù Cristo". Lo ha detto Benedetto XVI a conclusione dei lavori. "Quella fede - ha aggiunto - che solo il Signore può dare e che mette in collegamento tutte le Chiese cattoliche orientali". Il Papa ha parlato di "polifonia dell’unica fede", facendo ricorso a una metafora musicale per descrivere le due settimane di lavori sinodali durante l’ormai tradizionale pranzo al termine dei lavori sinodali, svoltosi nell’atrio dell’Aula Paolo VI. Domani, domenica 24, con la messa conclusiva presieduta dallo stesso Pontefice nella basilica Vaticana, si chiuderà quest’assemblea speciale "dedicata a quella terra benedetta da Dio - ha detto - che è culla del cristianesimo, una fede non rinchiusa in se stessa, ma aperta al dialogo ecumenico e a quello con i fratelli musulmani ed ebrei". Parlando dell’esperienza di comunione vissuta durante le giornate del Sinodo e durante il pranzo, il Papa ha poi invitato i presenti a partecipare l’indomani alla liturgia domenicale: «momento di convivialità con il Signore nell’Eucaristia, dove Cristo viene con noi, ci mette in movimento, in sinodo, appunto; in un cammino comune".