Siria, l'Europa minaccia sanzioni contro Assad E ora Obama blocca i beni e le importazioni

Europa e Stati Uniti unanimi: "Il presidente siriano deve lasciare il potere". Obama ha firmato un ordine che blocca i beni del governo di Assad e vieta l'importazione e l'esportazione di prodotti e servizi verso la Siria. Per il governo siriano Obama "fomenta la violenza". Assad ha assicurato: "L'esercito non interverrà più contro i manifestanti". Ma l'Onu chiede riforme "credibili"

Damasco - Nonostante le rassicurazioni di Bashar al-Assad che sembra aver raccolto l'invito dell'Onu a stoppare le dure repressioni contro i manifestanti anti-governativi, Usa e Ue restano scettiche e inaspriscono le sanzioni contro il governo siriano.

Obama rompe gli indugi Per la prima volta dall'inizio degli scontri il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha preso posizione e chiesto a Bashar Assad di lasciare il potere. Lo riferiscono fonti ufficiali. Si tratta della prima richiesta esplicita da parte di Washington delle dimissioni del presidente siriano. Secondo Hillary Clinton Assad deve dimettersi perchè ha risposto alle legittime proteste del suo polo solo con "vane promesse e con raccapriccianti violenze". Il segretario di Stato ha annunciato anche l’adozione di nuove più dure sanzioni, che "colpiranno al cuore il regime" ma non il popolo.

Gli Usa bloccano i beni di Assad Sanzioni immediatamente annunciate da Obama che ha firmato un ordine esecutivo che blocca tutti i beni del governo siriano negli Usa e vieta l’importazione di petrolio e prodotti petroliferi siriani oltre che l’esportazione di servizi da parte di aziende americane verso la Siria. Le nuove sanzioni che Obama ha ordinato oggi al Tesoro di mettere in pratica bloccano di fatto tutte le attività petrolifere ed economiche siriane negli Usa o con soggetti americani. La nota del Tesoro che annuncia le sanzioni dice anche che l’ordine presidenziale autorizza a misure di ritorsione contro qualunque persona fisica o giuridica, americana o no, che "fornisca sostegno allo stato siriano".

Anche l'Ue minaccia sanzioni Anche l'Unione europea non crede alle redenzione del presidente siriano, dati i precedenti impegni presi dal regime e mai rispettati nella pratica e chiede che il presidente siriano lasci il potere. Oggi Francia, Germania e Gran Bretagna hanno chiesto "nuove sanzioni europee ferme contro il regime del presidente Assad" in Siria. E sono stati accontentati: l'Ue sta "muovendosi verso" l’adozione di "nuove e più ampie sanzioni" contro il regime siriano, ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton. Domani si terrà una riunione straordinaria del Comitato politico e di sicurezza Ue in cui gli ambasciatori dei 27 discuteranno della situazione e di ulteriori sanzioni, anche alla luce di cosa decideranno di fare gli Stati uniti.

Obama fomenta la violenza "Invece di offrire aiuto a Damasco per attuare le riforme, il presidente americano Barack Obama e l’occidente cercano di fomentare la violenza in Siria". Lo ha detto alla France il direttore delle relazioni esterne del del ministero siriano dell’informazione Rim Haddad, dopo l’appello di Washington e dell’unione europea affinché il presidente Assad lasci potere.  

Le promesse di Assad La scorsa notte il presidente siriano ha telefonato al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e ha assicurato che le operazioni militari in Siria sono "terminate". Lo riferisce il portavoce dell’Onu Farhan Haq con un comunicato stampa, nel quale si precisa che Assad ha risposto così alla richiesta di Ban che "tutte le operazioni militari e gli arresti di massa devono interrompersi immediatamente". "Il segretario generale (dell’Onu, ndr) ha espresso la sua preoccupazione per le ultime informazioni sulle continue violazioni dei diritti umani e l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza siriane contro i civili in Siria", si legge nel comunicato dell’Onu. Ban ha "sottolineato che tutte le operazioni militari e gli arresti di massa devono cessare immediatamente. Il presidente Assad ha detto che le operazioni militari e della polizia sono state interrotte", prosegue il testo.

Le riforme "credibili" Il capo delle Nazioni Unite ha poi chiesto a Damasco di avviare riforme "credibili" e di collaborare pienamente con gli addetti delle Nazioni Unite che si occupano di diritti umani e che indagano sulla repressione in Siria. A Ban, Assad ha elencato le riforme che intende attuare, tra cui modifiche della Costituzione ed elezioni. Il presidente siriano si è inoltre detto disponibile a ricevere la missione umanitaria dell’Onu. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha in programma per oggi una sessione straordinaria sulla Siria. Si stima che siano circa duemila le vittime della repressione della rivolta anti-Assad scoppiata a metà marzo in Siria e decine di migliaia le persone arrestate. Nell’ultimo assalto condotto dall’esercito siriano a Latakia, cinquemila palestinesi sono stati costretti ad abbandonare i loro campi profughi.