Sisma, la terra inghiotte il Cile Si contano oltre 700 morti

Madrid Dopo il terrore scatenato dal sisma, il Cile ha intrapreso ieri la sua corsa contro il tempo per salvare vite umane. Ma, mentre i vigili del fuoco si facevano spazio con flessibili argani per trarre in salvo chi era ancora sotto le macerie delle città, uno scenario inaspettato prendeva forma sulla costa. Intere località delle due regioni più colpite, il Maule ed il Biobío, sono infatti state devastate da un evento che ha risparmiato terremoti precedenti come quelli dell’Aquila o di Haiti: le mareggiate.
Il maremoto provocato dal sisma di 8.8 gradi Richter, con epicentro al largo della costa del Maule, ha infatti spinto onde anomale fino a 400 metri dentro la terraferma, spazzando via le case già compromesse dal terremoto. Le immagini dell Tv de Chile davano conto ieri di uno scenario per metà simile a quello di uno tsunami e per metà uguale a quello dei recenti terremoti. Località marittime come Dichato sono state letteralmente cancellate. Le casette di legno della località balneare sono state disintegrate dalle onde o sradichate e risucchiate in mare, dove galleggiavano ancora ieri. La disperazione dei superstiti era pari alla distruzione. «Non so dove sia mia madre», diceva ieri un ragazzo, mentre si aggirava tra l’ammasso di legno e fango a cui era ridotta la località. A Dichato le autorità hanno accertato per ora 6 vittime, due delle quali turisti stranieri. Le onde anomale di 15 metri hanno colpito anche l’arcipelago cileno di Juan Fernández, a 600 chilometri al largo di Valparaiso, provocando la morte di 5 persone e la sparizione di altre 11. La premier Michelle Bachelet ha diffuso ieri sera il bilancio parziale delle vittime: 708 morti, 501 registrati nel Maule, altri 64 nel Biobío ed il resto in differenti zone. «È un bilancio che credo aumenterà sicuramente», ha detto Bachelet in conferenza stampa, dove ha spiegato che il Paese si trova in «una situazione di emergenza senza paragoni».
La premier aveva visitato in mattinata Concepción, la seconda città del Cile con 200 mila abitanti, e l’area circostante. «La distruzione attorno alla città è tremenda» ha detto Bachelet. «È davvero una situazione desolata», ha detto, visibilmente toccata dalla tragedia. Solo nella città il centro di emergenza Onemi ha contabilizzato già 350 vittime. Da una palazzina di 15 piani accartocciatasi su se stessa sono state estratte vive una ventina di persone, ma almeno un centinaio mancherebbero all’appello. Concepción, assieme alle cittadine di Tlalca e Los Angeles, registravano ieri la peggior situazione per gli abitanti. Gli enormi danni non consentono ancora di riallacciare la corrente elettrica per paura di corto circuiti. L’acqua potabile era attesa nel pomeriggio solo nel 30% della case. Gli abitanti erano stremati e senza alimenti da venerdì notte. Alcuni supermercati - che rimangono chiusi - sono stati presi d’assalto dalla folla. A Concepción la polizia ha usato addirittura i lacrimogeni per disperdere i saccheggiatori ed ha arrestato una decina di persone. «Devono partire al più presto le distribuzioni di cibo» ha detto il sindaco Jacqueline van Rysselberghe, chiedendo aiuto alla capitale Santiago. «Qui siamo a fine mese, le case non hanno alimenti e i negozi sono chiusi», ha ricordato, «e questa notte la situazione potrebbe degenerare». Il terremoto, che ha colpito 2 milioni di persone e 1.5 milioni di case, non è stato però uniforme. Nel resto del Paese la situazione stava infatti lentamente tornando alla normalità ieri. L’aeroporto di Santiago è stato riaperto, mentre circa l’80% della capitale aveva di nuovo elettricità e acqua potabile in casa. Il consolato italiano a Santiago continua gli accertamenti, ma ha fatto sapere che per il momento non ci sono vittime accertate tra i nostri connazionali. Il Paese affronta inoltre la crisi nel mezzo del passaggio di potere tra l’attuale premier Bachelet ed il premier eletto Sebastián Piñera, che le succederà l’11 marzo. I due governi, di opposte tendenza politiche, sembrano però coordinarsi nonostante le divergenze.