Sky "scherza" con i santi E la Cei perde la pazienza (ma lo spot è un remake)

La nuova campagna pubblicitaria di Sky divide l'opinione pubblica. I vescovi la condannano perché banalizza i miracoli e la religione. In realtà, lo spot ricalca quello fatto dal Getafe FC nel 2007 

Milano - "Scherza coi fanti ma lascia stare i santi". Se lo dice il detto, va preso sul serio. Non l'ha fatto Sky che, per la nuova campagna pubblicitaria, ha tappezzato il Belpaese, che ai miracoli ci crede eccome, con maxi cartelloni che trasformano i campioni dello sport nei più famosi santi della storia cristiana. Eto'o freezzato mentre fende l'aria con una rovesciata da manuale, Massimo Ambrosini e Stefano Mauri pescano palloni in mezzo al lago, Gerard Piqué fa palleggiare un'anziana signora e Federica Pellegrini apre le acque di una piscina. C'è chi grida al miracolo e chi, soprattutto in ambienti cattolici, scuote la testa e allunga il passo infastidito. In molti devono aver pensato che l'uso biblico della pubblicità potesse toccare le animer sensibili di molti fedeli, tanto che nei giorni scorsi Avvenire ha puntato il dito contro il colosso dell'informazione di Rupert Murdoch.

Di questi tempi Sky non ha proprio pace. Mentre in Gran Bretagna non si arresta la polemica sullo scandalo intercettazioni, in Italia impazza il fastidio legato al nuovo spot. Semplice ironia o facile provocazione? Dopo la campagna "Il calcio più bello" dell'anno scorso, l'emittente del magnate australiano ha arruolato le stelle dello sport italiano per raccontare lo stupore degli abbonati grazie alle esperienze televisive (guarda il video). "Non c’è acredine ed emerge, caso mai, una certa voglia di far vibrare corde sensibili nell’animo degli italiani - scrive Marco Tarquinio, direttore del quotidiano dei vescovi - ma l’esercizio è spericolato, e finisce per ferire tanti e disturbare tantissimi". Basta fare un giro sui blog. La polemica sulla pubblicità firmata dall'agenzia milanese 1861united è deflagrata. Chi a favore e chi contro, come al solito. Non c'è che dire. Se l'intendo era quello di far parlare, ci sono riusciti a pieno. Eppure, a detta del direttore di Avvenire, "se è vero che l’Italia non è la Gran Bretagna di News of the world è pur sempre vero che Sky in questo momento avrebbe bisogno di tutto tranne che di creare ulteriore sconcerto". Molto duro anche il cardinale Ersilio Tonini, che in una intervista a Tv Sorrisi e Canzoni risponde in modo netto: "E' una gravissima mancanza di rispetto. Associare la religione al concetto di vendita e acquisto insito in una pubblicità è contro la dignità. E se perdiamo questo rispetto, come facciamo a insegnare i giusti valori ai più giovani?".

Alla presentazione dello spot, il vicepresidente marketing del gruppo, Nicola Brandolese, aveva assicurato che non ci sarebbero stati problemi perché "cercavamo un taglio creativo e divertente ma con garbo". E' stato smentito nel giro di meno di un mese dato che la polemica è impazzata e ha fatto il giro delle pricipali testate nazionali. Il quartier generale di Sky non si fa problema e non ci messa nemmeno di ritirare gli spot. Va avanti per la sua strada. D'altra parte non è la prima volta che una pubblictà ironizza sulla religione cattolica. Dal duo Bonolis e Laurenti che prendono il caffé con San Pietro a George Clooney che baratta qualche anno di vita con John Malkovich in cambio di una macchina del caffé. Anche per lo spot chìon le due star di Hollywood non erano certo mancate le polemiche. Anzi. La battaglia era arrivata fino davanti al Giurì di autodisciplina che aveva, però, respinto il ricorso. Aveva fatto scalpore, nel 1991, la campagna pubblicitaria firmata da Oliviero Toscani per Benetton, con il bacio tra un prete e una suora.In quel caso, l'Istituto di autodisciplina pubblicitaria aveva agito con fermezza fecendo ritirare lo spot.

In realtà, lo spot che sta dividendo l'Italia non ha granché di nuovo. Molti siti fanno notare che lo spot di Sky è una versione piuttosto edulcorata di uno spot che nel 2007 aveva diviso la Spagna. La società Getafe Fùtbol Club aveva infatti lanciato la campagna La religiòn de fùtbol, dove Abramo afferma che è disposto a sacrificare Isacco, ma mai per volontà di Dio. Stesso discorso per Mosè, che si dice disposto a peregrinare ancora per quarant'anni nel deserto, ma non per compiacere il Creatore. Infine tocca ad Adamo: "Posso donare la mia costola, ma non per mia moglie, semmai per la mia squadra del cuore". Anche in quel caso era stato ottenuto lo stesso effetto. Polemiche a non finire. D'altra parte, fare ironia con la religione è sin troppo facile, ma rischia di spettacolarizzare e banalizzare un avvenimento che ha a che fare col mistero e che, come tale, deve rimanere.