Smentito Prodi, Innsbruck più cara di Bolzano

Lo studio prende in esame oltre 2000 prodotti. «Nessuna convenienza per chi decide di fare la spesa oltreconfine»

Laura Verlicchi

da Milano

Sorpresa: la sfida all’ultimo scontrino della spesa tra Bolzano e Innsbruck ha un finale diverso da quello raccontato da Romano Prodi nel corso del faccia a faccia televisivo con Silvio Berlusconi. Il candidato dell’Unione aveva affermato che a Bolzano, dopo l’introduzione dell’euro, i beni di consumo sono diventati più cari che a Innsbruck, città di uguali dimensioni ma situata appena dopo il confine austriaco. In realtà, semmai, è vero il contrario: perché è Innsbruck ad essere più cara di Bolzano, con una media del 3,5% in più. E se qualche «frontaliero» dello shopping tradisce i negozi di Bolzano per i centri commerciali fuori provincia, non lo fa per risparmiare, quanto per gli orari lunghi, il parcheggio comodo e magari l’opportunità di fare una gita con la famiglia. Esattamente come avviene in tutta la penisola, da Milano a Palermo.
A sostegno di queste affermazioni ci sono i dati di una ricerca rigorosa. L’Ire (Istituto di ricerca economica) della Camera di Commercio di Bolzano l’estate scorsa ha messo a confronto i prezzi del capoluogo altoatesino con quelli di Innsbruck, appunto. Obiettivo: fare chiarezza sull’esistenza o no di una differenza a svantaggio degli altoatesini, che molti di loro consideravano certa. L’indagine è stata condotta a tutto campo, rilevando più di undicimila prezzi, riferiti a oltre duemila prodotti appartenenti a tutte le categorie merceologiche del commercio al dettaglio, dagli alimentari all’abbigliamento, dall’elettronica ai casalinghi. Sono stati coinvolti i rappresentanti dell’Unione Commercio, della Confesercenti e delle organizzazioni dei consumatori. E i numeri parlano chiaro: mediamente, la città tirolese è più cara di Bolzano (più 3,5%). Ovviamente, ogni categoria merceologica comprende prodotti che, a parità di marca, in una città sono più economici o più cari rispetto a un’altra. Ma le differenze molto marcate - superiori al 50%, per intenderci - sono un’eccezione assoluta. Un esempio tipico è il latte artificiale per neonati, che oltrefrontiera costava la metà: un problema che, peraltro, ha riguardato tutto il territorio nazionale, dove ha rappresentato una delle emergenze prezzi del 2005. Globalmente, Innsbruck è molto più costosa di Bolzano in cinque delle otto grandi categorie considerate: prodotti alimentari (+8,5%), alcolici e tabacco (+8,2%), abbigliamento (+6%), beni per la casa (+1,8%) e trasporti(+3,7%). È invece più conveniente per sanità (-8%), ricreazione (-7,4%) e beni vari (-2,7%).
Vediamo qualche esempio. Innsbruck, rispetto a Bolzano, è più cara per quanto riguarda la carne (+21%), la frutta (+12,6%), il pane e i cereali (+8,1%), il caffè, il tè e il cacao (+9,9%), le bevande analcoliche (+3,2%), i latticini e le uova (+1,3%), l’olio (+0,9%), lo zucchero e i dolciumi (+1,9%) e gli ortaggi (+ 0,4%). Nel capoluogo tirolese costano di più anche i liquori (+27,4%), il vino e la birra (+3,5%), i tabacchi (+8,7%), i giocattoli (+8,4%), gli autoveicoli (+13,1%), le motociclette (+8,2%) e gli articoli di abbigliamento (+7,4%).
A Bolzano, invece, sono più cari i medicinali (+8,6%), i carburanti (+9,9%), i fiori e le piante (+21,5%) e gli articoli per l’igiene personale (+4,8%).
L’inchiesta ha peraltro sorpreso anche molti altoatesini, i quali leggendola si sono resi conto che la loro convinzione di risparmiare facendo spesa oltrefrontiera era soltanto un’illusione. Secondo l’Ire, alcuni ritengono di risparmiare perché comprano un prodotto da discount, ma in questo caso è l’assenza di marca, e non la collocazione geografica, a incidere. Infine, non bisogna dimenticare l’«effetto trascinamento», tipico dei centri commerciali, dove spesso la gente si reca con l’intenzione di acquistare solo uno o due prodotti particolarmente convenienti, ma alla fine rientra con il bagagliaio pieno.