La «soap opera» che continua dal 1819

Il destino ha voluto che si unissero, che si incontrassero a Cincinnati. Assieme dovevano creare un impero: quello della Procter and Gamble.
La storia di William Procter e James Gamble è incredibile, ha qualcosa di straordinario. Due vite parallele che si sono incrociate nell’Ohio. Entrambi poveri abbandonarono le loro città per cercare fortuna. Siamo nel 1819 e James, un irlandese di Enniskillen, a 16 anni circa lasciò la sua città assieme alla famiglia. Destinazione Illinois. Era lì che volevano ricostruirsi una vita e superare le difficoltà economiche che l’Irlanda viveva in quel momento.
Sulla nave, però, James si ammalò di colera e bisognoso di assistenza fu costretto a interrompere il suo viaggio a Cincinnati. Una città che scoprirono prosperosa. James imparò qui l’arte della produzione di saponi. Diventò tanto bravo da aprire una propria attività, in attesa dell’incontro con William.
Quest’ultimo, mosso dalla disperazione, decise di lasciare la sua patria, l’Inghilterra, a 30 anni circa. Lui era, infatti, un produttore di candele ma nel business non fu poi (almeno nella prima parte della sua vita) così fortunato. Mise in piedi un’attività per poi subire un furto nel negozio per un ammontare di circa 8mila di dollari, una somma incredibile a quei tempi. Determinato a ricostruire la propria vita e ripagare i creditori scelse la Louisiana come meta. Durante la navigazione il colera colpì la moglie. A Cincinnati tentarono di salvarla, ma morì subito. Fu così che i due fondatori della Procter & Gamble si trovarono nella stessa città. Ma il destino non aveva ancora portato a termine il suo compito e ancora sconvolse la vita di entrambi. William e James si innamorarono infatti di due sorelle: Olivia ed Elisabeth Ann Norris. Si sposarono e diventarono cognati. Al tempo stesso, però, i due svolgevano attività concorrenti: uno, William, era un candelaio, l’altro un saponiere. Avevano quindi una materia prima in comune: il grasso animale. Fu allora che entrò in scena un altro protagonista importante di questa storia: Alexander, il suocero di entrambi. Voleva vederli insieme a lavorare e creare un unico business. Era l’ora della Procter & Gamble. James si sarebbe occupato della produzione e William dell’attività commerciale. Il successo vero arrivò quando riuscirono a produrre un sapone bianco di qualità a un prezzo accessibile per il mercato americano. Un sapone talmente delicato che poteva essere utilizzato sia per lavare i panni sia i bambini. Il figlio di William, Harley, scelse il nome del nuovo prodotto. Una volta in chiesa fu infatti folgorato da una frase: «Tutti i tuoi indumenti profumano di mirra quando esci dai palazzi di avorio dove hai trovato la felicità». Una frase rimasta storica all’interno dell’azienda. Il sapone si chiamò Ivory, avorio. E il successo sperato divenne realtà. La fortuna, poi, bussò alla porta quando un giorno un operaio si allontanò dal posto di lavoro mentre fabbricava il sapone. Entrò nella miscela, per la mancata attenzione, dell’aria: era nato il sapone galleggiante e i due furono presto ricchi. Oggi la P&G, che possiede oltre 300 marchi (tra gli altri Ace, Ariel, Dash, Pampers, Pantene, Gillette, Duracell, Oral B, Oil of Olaz, Wella, Mach3, Pringles), vanta un fatturato di circa 68 miliardi di dollari. Nell’azienda non vi sono eredi di William e James.
In Italia il gruppo è presente dal 1956, impiega più di 4mila persone e ha sviluppato nell’esercizio 2005/2006 un giro d'affari di 2 miliardi attraverso la commercializzazione di oltre 40 marchi. La società, ci raccontano, è sinonimo di innovazione. È stata infatti la prima azienda al mondo ad avere un reparto interno di ricerca di mercato, ad aver aperto l’azionariato ai dipendenti e a concedere mezza giornata lavorativa il sabato e le 8 ore giornaliere.
La P&G batte ripetutamente nuove strade del marketing. Per prima, infatti, negli anni ’30 ha sponsorizzato con un sapone la telenovela «Sentieri». Da qui il termine soap opera.