Società, la Cei lancia l'allarme: "La convivenza civile è lacerata"

La critica è contenuta in una nota pastorale pubblicata oggi. I vescovi invitano l'Italia ad "affrontare con sapienza e coraggio la questione demografica, i problemi e le risorse dell’immigrazione, le sfide della questione giovanile"

Città del Vaticano - L’Europa, "con la sua storia recente di conflitti oggi superati e di cammini di riconciliazione", è "motivo di speranza ed esempio di quella unione nella diversità che può favorire una globalizzazione rispettosa delle persone": ma affinché "il processo di integrazione avviato sia veramente fecondo", occorre che "l’Europa non rinneghi le proprie radici cristiane", dando così "spazio a quei principi etici che costituiscono parte integrante e fondamentale del suo patrimonio spirituale". Lo affermano i vescovi italiani nella nota pastorale Cei pubblicata oggi in seguito al quarto Convegno ecclesiale dello scorso ottobre a Verona. "Per quanto riguarda in particolare l’Italia - aggiungono -, nell’ottica della promozione del bene comune, esortiamo ad affrontare con sapienza e coraggio la questione demografica, i problemi e le risorse dell’immigrazione, le sfide della questione giovanile". Per la Cei "è parimenti necessario evidenziare la centralità della persona nelle scelte economiche e il senso di responsabilità nei confronti del lavoro, far sì che si dispieghi fattivamente il ruolo sociale della famiglia, contrastare il dilagare dell’illegalità, farsi carico delle future generazioni con una doverosa cura del creato, superare i divari interni al Paese, aiutandolo ad aprirsi agli orizzonti della pace e dello sviluppo mondiale, sfruttando le opportunità positive della globalizzazione e promuovendo un ordine più giusto tra gli Stati".

"Rivisitare i veri diritti della persona" "Il tessuto della convivenza civile mostra segni di lacerazione". "Ai credenti - afferma il testo dei vescovi - si chiede di contribuire allo sviluppo di un ethos condiviso, sia con la doverosa enunciazione dei principi, sia esprimendo nei fatti un approccio alla realtà sociale ispirato alla speranza cristiana". Secondo i vescovi "ciò esige l’elaborazione di una seria proposta culturale, condotta con intelligenza, fedele ai valori evangelici e al Magistero, insieme a una continua formazione spirituale. Ed implica una rivisitazione costante dei veri diritti della persona e delle formazioni sociali nella ricerca del bene comune e deve promuovere occasioni di confronto tra uomini e donne dotati di competenze e professionalità diverse".