La società dei numeri bocciata in matematica

Il ministro della Pubblica istruzione Fioroni si è accorto che la nostra scuola non funziona e vuole reintrodurre gli esami di riparazione a settembre. Insomma, il male è tutto nei ragazzi che non studiano. Il ministro è un medico: certamente, svolgendo la professione, le sue diagnosi avranno un’altra acutezza rispetto a quelle sulla scuola: in caso contrario i suoi pazienti dovrebbero forse preoccuparsi un pochino. E continuando con un paragone immediatamente comprensibile dal ministro medico, una scuola è efficiente se ha buoni professori e buone strutture, proprio come un ospedale, che dà garanzie se ha validi medici e moderne apparecchiature. Se il malato non guarisce, la colpa non dipende dal fatto che lui è un fesso, ma perché è curato in modo inadeguato.

La nostra scuola non funziona perché gli ottimi insegnanti (ce ne sono pochi) sono lasciati soli, circondati da una pletora di fannulloni. L’insegnamento è una professione difficilissima, si basa su una delicata relazione tra il professore e l’alunno che deve innanzitutto stimolare l’interesse e l’amore per l’apprendimento. I nostri docenti hanno stipendi da fame, non hanno né adeguata formazione né il necessario aggiornamento, godono di un generale e perfido disprezzo sociale. Come può funzionare in questo modo la scuola? Introducendo gli esami di riparazione e obbligando le famiglie a pagare le ripetizioni private? Mi sembra una barzelletta che non fa neppure ridere. E, detto per inciso, non c’è scuola al mondo che abbia gli esami di riparazione. Ma sulla questione ci ritorneremo non appena il ministro passerà dalle intenzioni ai fatti

. Ciò che è già un dato di fatto, messo in luce da analisi statistiche, riguarda le lacune che avrebbero i nostri studenti in matematica. Oltre il 40 per cento ha debiti formativi (è insufficiente) proprio in questa disciplina, il che lascia dedurre che i giovani italiani disprezzano la matematica. Di fronte a questa rivelazione hanno cominciato a organizzarsi le crociate contro il nuovo medio evo barbarico del popolo italiano. Dal ministro Fioroni, che propone, appunto, di far studiare la matematica con adeguate ripetizioni balneari agli asini contenti di non sapere (sono epiteti usati da lui) durante il luglio e l’agosto, al prof. Odifreddi che per rivitalizzare il morente amore per lamatematica pretende che i giovani non si facciano più il segno della croce e non leggano Harry Potter. Per l’illustre cattedratico essere cristiani è un segno di superstiziosa demenza, mentre leggere le avventure del funambolico maghetto è una perversione che allontana il giovane dal rigore logico e da una sana condotta razionale. Purtroppo non sono amenità ferragostane.

Intanto si può osservare che le lacune in matematica appaiono superiori alle altre discipline perché nel generale menefreghismo didattico che rinuncia a verificare con scrupolo il merito dello studente, l’accertamento della conoscenza della matematica è dieci volte più semplice e oggettiva di quello della letteratura. Un’equazione si sa fare o non si sa fare; su Leopardi di può parlare e parlare, riempiendo le frasi di tanti «cioè» e «naturalmente», e, alla fine dell’interrogazione, il buon cuore del docente è spesso pari al proprio desiderio di non rompersi troppo le scatole: voto quasi sufficiente, nessun debito formativo. E adesso, davvero siamo nemici della matematica? Non scherziamo. Mai epoca prima della nostra ha tanto esaltato la scienza e si è tanto costruita la propria identità attraverso il pensiero scientifico.

Le grandi teorizzazioni delle avanguardie artistiche degli inizi del secolo scorso, che definiranno le strategie dell’estetica contemporanea, si appropriano delle forme di rappresentazione tipiche dei modelli scientifici: l’arte diventa sperimentale. E poi si guardino i giochi dei bambini: ormai privi di simbolicità, sono essenzialmente apparati informatici. La politica vive di numeri statistici, e i numeri dell’economia sono sempre i primi ad essere comunicati dagli strumenti di informazione... E come interessano alla gente! Se non si è ancora convinti, si provi a chiedere a uno studente se è socialmente più importante un laureato in filosofia o uno in ingegneria, in informatica, in economia.

La scienza domina con un potere assoluto, e la mistificazione relativa al fatto che la nostra società sarebbe antiscientifica è una nuova aggressione banale o sottile (dipende da chi la esercita) al sentimento religioso e alla bellezza dell’immaginazione artistica, ultime difese da un mondo scientificizzato che ha eletto a proprie divinità internet, la macchina, i numeri della Borsa, i numeri del Totocalcio i numeri die grammi di pastasciutta che la dieta prescrive, i numeri che mancano per andare in pensione...