Il sogno Usa si è trasferito a Sydney

Alberto Pasolini Zanelli

da Washington

L’abbraccio che è anche un invito è scolpito nel piedistallo della Statua della Libertà a New York: «Alle masse povere dei Paesi sovraffollati». La fila è durata un paio di secoli e continua; ma si sta assottigliando. Per la prima volta, anzi, gli Stati Uniti non sono più la meta preferita dagli emigranti. Sono la prima scelta di un solo Paese su venti, anche se estremamente popoloso perché si tratta dell’India. Fra le patrie europee ce n’è una sola preferita da più del 10 per cento dei desiderosi di migrare. È la Polonia, ma neppure per i polacchi New York è la meta numero uno: l’ha sostituita Londra. Lo mostra un sondaggio condotto in una ventina di Paesi da un istituto americano con ramificazioni internazionali, il Pew Research Center. La domanda, rivolta a 17mila persone, suonava così: «Se un giovane che desidera emigrare dal vostro Paese vi chiede un consiglio su dove trovare condizioni di vita migliori, quale gli raccomandereste?». Ebbene ai giovani di quattro Paesi viene suggerita come meta il Canada e ad altri quattro l’Australia. Due scelgono la Germania, e altrettanti la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, come si è detto, sono la prima scelta di un Paese solo. È bene avvertire a questo punto che le intenzioni non coincidono ancora con i fatti. È vero che l’anno scorso ci sono state per la prima volta più richieste di asilo politico in Francia che in America, ma la motivazione è quella di una piccola minoranza di emigranti. Gli altri cercano il pane prima ancora che la libertà. Sta però calando, per esempio, il numero degli studenti stranieri negli Stati Uniti. La tendenza dunque si conferma e si avanzano i primi tentativi di spiegazione. Se ne possono identificare, per ora, due. Il primo, più contingente, riguarda le tensioni internazionali e il fatto che gli Stati Uniti sono impegnati in diverse parti del mondo in operazioni belliche non molto popolari all’estero e che soprattutto impongono misure restrittive di difesa contro il terrorismo che in qualche caso rappresentano un ostacolo e spesso non sono un incentivo. George Bush ripete ogni tanto che l’America è «un Paese in guerra» e la voglia di emigrare in un Paese in guerra è in genere limitata. La seconda causa è più fondamentale e, sostanzialmente, più incoraggiante: l’aumento dei Paesi del mondo con un tenore di vita elevato e dunque in grado di attirare quelle masse di cui si legge sulla Statua della Libertà o addirittura in trasformazione da terre di emigrazione in terre di immigrazione. L’esempio a noi più noto è evidentemente quello dell’Italia che però non è compresa nel questionario del Pew. Ma il mutamento per il meglio investe anche Paesi del Terzo Mondo: almeno tre nel sondaggio in questione, uno dei quali è (sorpresa più significativa) la Cina. Ci sono ancora dei cinesi che emigrano ma ci sono persone che desiderano emigrare in Cina. Anzi sappiamo dove abitano: in Pakistan. Pechino (o più probabilmente le città costiere di più rapido sviluppo industriale) è sognata dal triplo di coloro che desidererebbero New York o Londra. Preferenza un po’ enigmatica se si tiene conto anche che molti pakistani masticano in qualche modo l’inglese, mentre la cultura cinese dovrebbe essergli assai estranea. Ma forse la chiave è proprio questa: molti pakistani potrebbero averne fin sopra i capelli delle ossessioni religiose della loro cultura islamica e cercare un cambiamento rinfrescante in un Paese ufficialmente ateo come la Cina. Gli indonesiani, ed è meno sorprendente, vorrebbero andare in Giappone. I giordani rimangono nell’ambito islamico e sognano i ricchi Emirati Arabi Uniti. I libanesi, anche a causa dei legami di lingua, scelgono la Francia. E i turchi per vecchia abitudine la Germania, che è uno dei poli di attrazione nel vecchio continente. L’altro è la Gran Bretagna, soprattutto per una particolarità: è l’unico Paese europeo in cui vorrebbero emigrare soprattutto degli europei, in particolare oltre ai polacchi, gli spagnoli. Ma gli inglesi dove vorrebbero andare? Nei Paesi che hanno fatto parte del loro impero: il Canada e, ancor più, l’Australia che oltre alle memorie offre spazio e sole.
Alberto Pasolini Zanelli