Solito Ibra, poi tanti sprechi Stavolta il Milan rallenta

Forse non c'entra l'effetto Cassano ma il Milan rallenta la sua marcia in Champions. Impacchettato un modesto pareggio, dopo un promettente avvio di serata e una deludente conclusione del viaggio in Bielorussia. Si spiega così il primo pari seguito a cinque squilli di tromba (quattro in campionato e uno in coppa Campioni): adesso la qualificazione matematica è ancora tutta da conquistare mentre il primo posto nel girone, accarezzato come una autentica impresa da sventolare sotto gli occhi della concorrenza, tramonta secondo le scontate previsioni seguite al sorteggio di fine agosto. L’armata del Barcellona non concede sconti a nessuno. Ancor meno ai bielorussi, nello stesso stadio, piegati sotto una valanga di gol dai catalani. Anche il Milan di ieri promette tanto, specie nel primo tempo, ma mantiene alla fine molto poco. E ricava da un'ora di buon calcio e di trame efficaci oltre che dal governo del gioco, la miseria di un golletto di vantaggio maturato al culmine di una bella intesa tra Robinho e Ibrahimovic.
Tutto facile, tutto semplice, tutto scontato: ecco l’errore commesso dalla testa del Milan durante l’intervallo. E anche prima quando pure c'è stata la possibilità di chiudere i conti della sfida con il secondo sigillo, non sono mancate le omissioni. Qui vengono fuori infatti le altre magagne da segnalare. Per esempio Robinho, il sostituto naturale di Cassano, atteso a un miglioramento netto della sua condizione dopo il noto e lunghissimo stop (100 giorni addirittura). A Lecce e a Roma due flop consecutivi, dopo il debutto incoraggiante col Palermo, in Bielorussia un altro passo indietro e la conferma di un difetto atavico che spunta fuori nel momento meno opportuno. E cioè la mira del brasiliano. Capace di guadagnarsi la palletta del 2 a 0 sul finire della prima frazione con una discesa verticale delle sue: peccato che aggirando il portiere di casa non trovi più la porta ma soltanto il dispetto del palo.
Più avanti, nella ripresa cioè, affiorano anche i primi sintomi di una inevitabile stanchezza da parte del Milan. La fatica di Roma si vede nelle movenze successive di Nocerino e Aquilani, spolpati da quella strepitosa prova: non hanno le energie per tenere lontani i bielorussi dalla propria metà-campo. Poi anche l'arbitro, il danese Rasmussen, ci mette del suo fischiando un rigore molto generoso su un intervento innocuo, spalla contro spalla, di Abate. È l'unica circostanza in cui Abbiati, il portiere, in gran forma davvero, il migliore dei suoi alla fine, si arrende pur avendo intuito l'angolo scelto da Bressan per la stoccata dell'1 a 1. Prima e dopo il rigore Abbiati, proprio come all'Olimpico, è una trincea di cemento armato su cui si infrangono le conclusioni dei bielorussi, incoraggiati dallo storico risultato. Forse non c'entra l'assenza di Cassano ma sul piano dell'inventiva, in attacco, il girare a vuoto di Boateng e il successivo intervento di Seedorf, non ancora dotato dello smalto migliore per evidenti motivi, offrono una spiegazione pertinente delle difficoltà tradite nel rimettere in sesto i conti del punteggio. D'accordo c'è anche l'infortunio toccato a Nesta (potrebbe saltare il Catania per l'acciacco all'adduttore) che accentua le incertezze difensive (Bonera non entra con la padronanza di qualche altra esibizione). C'è un solo tentativo da parte del Milan, un colpo di reni, firmato da Boateng, ancora una volta alla prese con un discutibile rendimento, figlio di un nervosismo ingiustificato e che di sicuro nuoce anche alla sua lucidità nello scegliere le giocate. Per due volte Boateng viene "murato" dal portiere e da un difensore, tra l’altro con un evidente fallo di mano. Ma il Bate ora può mettersi sul petto la medaglia al merito di questo pareggio. Mentre il Milan può e deve maledire un po' di superficialità avuta nella prima parte della sfida e anche la presunzione indovinata in qualche performance.