«La soluzione? Importiamo i docenti dalla Libia»

Roma«Ma quale protesta studentesca! Questo è un coacervo di interessi corporativi... Un movimento che viene dall’alto: professori, maestri che mandano i bambini a manifestare in prima linea e a urlare: “Assunzioni, assunzioni, assunzioni!”. Perché una cosa è chiara: è la scuola italiana che ha inventato il plurimaestro solo per garantire il posto fisso a tanti...».
Feroce ma schietto come suo solito, Francesco Cossiga. Pane al pane, corporativo al corporativo. Con la scuola ha già avuto a che fare, quando nei cortei di vent’anni fa e passa si ritmavano cori contro di lui e sui muri ritrovava il nome scritto col K e le due S vergate in stile nazi. «Sì - conferma l’ex capo dello Stato -, fu proprio il movimento studentesco a coniarlo quel KoSSiga e non le Br, che si limitarono a riprenderlo...».
E dunque, nelle manifestazioni di questi giorni, che ci vede?
«Un coacervo di corporativismo e di istanze della sinistra sociale e protestataria. Ma proprio per questo eviterei di usare la polizia per frenare occupazioni e proteste. C’è sempre il rischio che ci scappi il morto... E coi bambini spediti dai maestri in prima fila non si sa mai...».
La polizia però lei la spedì all’università di Roma. No?
«Alt! Ero per l’intangibilità delle università. Ma dopo che Lama fu cacciato a sassate dalla Sapienza e dopo che il Pci presentò un’interrogazione durissima contro quello sconcio - dopo aver tentato di cavalcare la protesta -, mi decisi a inviare i carabinieri che dettero una bella smazzolata a quella gente».
E vabbè... Niente forza pubblica oggi. Ma che si fa, allora?
«Si aspetta che gli studenti, organizzati dai loro professori, saccheggino qualche negozio, o brucino qualche macchina. E intanto si sorvegliano, perché un pericolo c’è: quello che questo nuovo movimento studentesco produca un nuovo terrorismo. È già accaduto che tanti movimenti eversivi siano stati alimentati dal ’68, no? È un rischio, questo, da non prendere assolutamente sottogamba».
Più che gli studenti lei ha nel mirino gli insegnanti, comunque...
«Pensi che qualche giorno fa mi hanno raccontato di una facoltà con 15 studenti e 42 professori tra titolari, assistenti e incaricati. Non dico quale perché là ho amici. Ma basta guardare all’Inghilterra per capire come stanno le cose: abbiamo il triplo, quasi il quadruplo del numero delle università britanniche. Abbiamo 5000 corsi specialistici di dubbia utilità, mentre loro devono arrangiarsi con Oxford e Cambridge, poveretti! Di fatto da noi la scuola è per gli insegnanti, non per gli studenti, così come gli ospedali sono per i medici e non per i malati...».
D’accordo con la Gelmini, quindi?
«Ho visto che anche un illustre latinista che ha lavorato alla riforma del Pd dice d’esser d’accordo col ministro».
Eppure il mondo della scuola non gradisce...
«Questo Paese non risolve nessuno dei suoi problemi, per fortuna. No, ha capito bene: per fortuna. Così ci permette di manifestare il genio italico in ogni occasione difficile. Prenda la crisi finanziaria: ne siamo fuori diversamente dagli altri Paesi. Perché? Ma perché le nostre banche si guardano bene dal prestare i soldi alla gente. Se li tengono ben stretti».
Ma così non si va da nessuna parte, presidente Cossiga...
«Può essere. Ma non dimentichi che intanto abbiamo individuato un grande alleato, la Libia di Gheddafi che è pronta ad intervenire in tutte le situazioni di difficoltà!».
E pensa di poter risolvere il problema studentesco mandando i nostri ragazzi a studiare in Libia?
«Macché! Penso invece che una soluzione potrebbe essere quella di sostituire i nostri professori con quelli libici».