Soluzione Russia per l’Europa

L’economia russa non è mai andata così bene e questo dovrebbe portare gli europei a vedere nell’ex Paese sovietico una delle soluzioni per sostenere una crescita che da noi si sta affievolendo. Dopo essere stata sull’orlo del fallimento, nel '98, la Russia conosce oggi una situazione finanziaria invidiabile: le eccedenze di bilancio consentono all’ex Paese sovietico di rimborsare il suo debito internazionale in anticipo; il debito pubblico rappresenta ormai solo l’8% del Pil, mentre le riserve della Banca centrale, pari a 420 miliardi di dollari, rappresentano circa un quarto del Pil.
La ragione di questa prodigioso stato di salute è noto: gli idrocarburi, il petrolio, il gas, dai quali l’economia del pianeta dipende. Alcuni osservatori prevedono una prosperità fragile, giudicando l’economia russa troppo condizionata dal mercato energetico e dalle fluttuazioni delle quotazioni del greggio. Il margine però è ancora molto grande: il prezzo del greggio supera ormai i 115 dollari al barile, ma secondo stime attendibili la Russia conserverebbe la sua eccellente situazione finanziaria anche se il prezzo del greggio precipitasse a 20 dollari per oltre 3 anni.
Le ricchezze naturali avrebbero potuto condurre i governanti russi ad accontentarsi delle rendite, come hanno fatto molti altri Paesi esportatori di materie prime energetiche. Ma i russi sono singolarmente attaccati al ruolo del loro Paese nella storia e nel mondo. Curiosamente più ci assomigliano e meno li capiamo. Esiste un’ambizione russa.
Il forte aumento dei consumi di materie prime energetiche è certo una fortuna, ma ciò non basta a spiegare la crescita economica di questo Paese. Due sono le tendenze che vanno tenute in massimo conto: la diversificazione dell’economia russa e la crescita della domanda interna.
I russi si appoggiano al mercato degli idrocarburi, ma hanno l’intelligenza di non limitarsi a questo. Cercano di emanciparsi dal petrolio e dal gas, investendo in nuovi settori, anche massicciamente, come nel caso del nucleare e del trasporto ferroviario. Investono in imprese estere, sovente europee, anche con l'aiuto di fondi, e tutto interessa loro: il settore bancario, la telefonia mobile, i beni di consumo, l’edilizia e i lavori pubblici, la chimica e i prodotti alimentari.
La domanda interna si impone come il secondo motore della crescita russa. Il potere d’acquisto delle famiglie cresce in modo spettacolare, con un rialzo medio dei salari, al netto dell’inflazione, di oltre il 20% nel periodo 2005-2007. La vendita di beni di consumo è in forte aumento e oggi la Russia è diventato il primo mercato mondiale dell’automobile. Molti sono i segnali a conferma di questa tendenza, come lo sviluppo del marketing e del mercato pubblicitario. È il segno che esiste un pubblico con risorse da spendere e voglia di consumare.
Nel 2007 le esportazioni sono cresciute del 17,5 sul 2006 ma le importazioni sono aumentate di oltre il 45% e questo ci fa dire che esiste un mercato prodigioso che sta emergendo alle porte dell’Unione europea. Sorprendentemente i legami economici tra i Russi e gli europei sono lontani dal riflettere questa situazione.
Se si considerano le previsioni di un 2008 difficile per tutto il mondo e ancor di più per il nostro Continente, lo straordinario potenziale del mercato russo dovrebbe mobilitare gli europei. La Russia è un nostro vicino; è stabile, come dimostra il tandem Medvedev-Putin, e come è confermato dalla sua crescita economica. I russi hanno sempre più voglia di consumare e noi abbiamo sempre più necessità di vendere. Per questo i nostri governi devono sostenere i nostri imprenditori che cercano in Russia il mercato che può garantire loro la crescita. Si tratta di una politica di buon senso ma la congiuntura economica attuale gli conferisce un carattere d’urgenza.
*Istituto di studi politici di Parigi