Somalia, Birmania, Congo: ecco le crisi dimenticate

Un rapporto di Medici senza Frontiere e Osservatorio di Pavia: sempre meno spazio sui media per le crisi umanitarie. Nel 2008 è sceso al 6%, vince il gossip

Milano - Retroscenisti del matrimonio Briatore-Gregoraci. Dalle virgole del menu al colore delle scarpe degli invitati. Tuttologi del Grande Fratello. Chi sta con chi e chi tradisce chi con chi. Indemoniati censori dell'ultima sillaba del labiale di Mourinho. Ce l'aveva con Ranieri o con Spalletti? Ma se dici Somalia, Birmania, Zimbabwe e Congo sbarrano gli occhi, si fissano intensamente la punta delle scarpe, fischiettano. Giornalisti e pubblico, mai come questo caso la relazione è stata biunivoca. Audience che condiziona chi informa, mass media che modella il suo target. Nel 2008 la precentuale di notizie sulle crisi umanitarie mondiali passate sui principali telegionarli sono in costante diminuzione. Dal 10% del totale delle notizie nel 2006, all'8% nel 2007 fino al 6% (4.901 notizie su un totale di 81.360) nel 2008. L'analisi, drammatica e impietosa, è nel rapporto scritto da Medici senza Frontiere in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia.

Cosa non c'è Dopo le crisi e i conflitti in Somalia, Birmania, Zimbabwe e Congo secondo Msf vengono la malnutrizione infantile, la situazione critica nella regione somala dell'Etiopia, i civili uccisi o in fuga nel Pakistan nord-occidentale, la violenza e la sofferenza in Sudan, il dramma degli iracheni bisognosi di assistenza, la coinfezione Hiv-Tbc. La lista è presentata e analizzata in un nuovo rapporto dell'organizzazione presentato oggi che è stato anche l'occasione per lanciare la campagna "Adotta una Crisi Dimenticata" - con il patrocinio della Fnsi - per chiedere a quotidiani e periodici, radio, tv e testate online di impegnarsi nei prossimi 12 mesi a far diventare "notizie" i drammi che affliggono il sud del mondo.

Attenzione distratta Per altri contesti dove sono in corso da anni gravi crisi umanitarie, l'attenzione dei media si concentra esclusivamente su un breve lasso temporale in coincidenza con quello che viene identificato come l'apice della crisi. È il caso della Birmania, di cui i tg si sono occupati solo in occasione del ciclone Nargis che, ricorda Msf, "rappresenta solo l'ennesimo colpo inferto a una popolazione quasi dimenticata in un Paese dove l'Aids continua a uccidere decine di migliaia di persone ogni anno, la malaria resta la principale causa di morte e ogni anno sono diagnosticati 80mila nuovi casi di tubercolosi". Ed "è il caso della provincia del Nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, in cui anche nel 2008 sono proseguiti i combattimenti tra l'esercito governativo e diversi gruppi armati, degenerati a partire da agosto in una guerra che ha provocato la fuga di centinaia di migliaia di civili (guarda la photostory). I telegiornali hanno parlato della crisi unicamente in occasione dell'assedio della città di Goma a ottobre e novembre, e già a dicembre la situazione era tornata a essere una crisi dimenticata".

Il legame della nazionalità Anche per il 2008 è confermata la tendenza, da parte dei media italiani, di parlare di contesti di crisi soprattutto laddove riconducibili a eventi e personaggi italiani o comunque occidentali. Emblematici in questo senso sono la crisi in Somalia, a cui i tg hanno dedicato 93 notizie (su 178 totali) che coinvolgevano uno o più connazionali. La malnutrizione infantile, di cui si parla principalmente in occasione di vertici della Fao o del G8. Il Sudan, cui si fa riferimento principalmente per iniziative di sensibilizzazione che vedono coinvolti testimonial vip e per notizie circa l'inchiesta da parte della Corte penale internazionale per il presidente del Sudan.