Il sondaggio che boccia il velo islamico

Per tracciare un bilancio dei problemi dell’immigrazione femminile in Italia, la più importante associazione delle immigrate di fede musulmana ha condotto un sondaggio molto articolato interrogando 500 donne (in prevalenza marocchine, tunisine e algerine) in tutto il Paese. I risultati verranno resi pubblici tra qualche giorno ma le prime anticipazioni sono estremamente interessanti.
Quasi all’unanimità, infatti, le donne interpellate hanno risposto di ritenere «dolorosa» e «del tutto insoddisfacente» la loro condizione per quanto riguarda il capitolo dei diritti individuali, con particolare riferimento alla parità di diritti tra uomo e donna. La graduatoria delle «zone di sofferenza» denunciate dalle immigrate vede al primo posto l’esercizio dei diritti familiari, compresa l’educazione dei figli; al secondo il diritto all’istruzione e quindi l’accesso al mondo del lavoro; al terzo, l’imposizione del velo islamico che viene visto da un’altissima percentuale di loro (l’85%) come uno strumento di sottomissione e di controllo della donna da parte della comunità maschile. Ad una specifica domanda del sondaggio sulle ragioni che spingono un’immigrata musulmana alla scelta del velo, solo il 7% ritiene che si tratti di una scelta motivata dalla religione, il 10% risponde che alla base della scelta c’è il desiderio di riaffermare una propria identità culturale, mentre l’83% ricorre ad una spiegazione molto semplice e senza mezzi termini: la paura. D’altra parte, l’idea che il velo islamico sia un precetto scritto nel Corano viene accettata solo dal 5% delle intervistate, ben il 95% pensa invece che si tratti di un obbligo imposto da una interpretazione strumentale della loro fede.
L’inevitabile conclusione a cui arriva il sondaggio è che per 4 immigrate italiane su 5, il velo islamico, per il significato che gli viene conferito e per il condizionamento che esercita sulle donne, costituisce di fatto un ostacolo rilevante sul cammino dell’integrazione. Perché rende «più difficili» i rapporti di scambio interpersonali al di fuori della cerchia ristretta della comunità e perché contribuisce all’«isolamento» e all’«emarginazione» della componente femminile dell’immigrazione. Così come viene considerata una barriera al dialogo tra studenti di culture diverse da una percentuale significativa delle intervistate (il 63%), l’uso del velo islamico nelle scuole. Sempre in tema di scuola, il sondaggio affronta anche la proposta di istituire dei corsi supplementari di insegnamento del Corano per gli studenti musulmani che frequentano la scuola pubblica italiana.
A sorpresa, una netta maggioranza di donne (circa il 65%) boccia seccamente la proposta, con la motivazione che aprirebbe nei nostri istituti un varco pericoloso ad esponenti religiosi in gran parte legati al fondamentalismo islamico. Raccoglie molti più consensi (l’80%) una proposta alternativa: istituire dei corsi per l’insegnamento della lingua e della cultura araba che comprendano nozioni di arte, musica, letteratura e una storia delle religioni che valorizzi il dialogo e il rispetto tra le diverse dottrine. Con insegnanti che provengano dai Paesi arabi moderati dove la lezione di religione dedicata esclusivamente all’insegnamento del Corano è stato sostituita di recente proprio da queste materie.
C’è da augurarsi che le «voci» di queste donne, pur nei limiti di un sondaggio che non ha pretese scientifiche, sollecitino più di una riflessione e un’autocritica tra le forze politiche. Non stupisce che i partiti al governo continuino ad ignorarle. Da sempre, l’ideologia dominante delle sinistre sul versante dell'immigrazione è dominata da un multiculturalismo ormai ampiamente in crisi in molti Paesi europei che si traduce in indifferenza o peggio in connivenza con gli estremisti dell’islam. Stupisce piuttosto che tra le forze dell’opposizione ci sia oggi chi mostra la stessa sordità e la stessa incapacità di scendere concretamente in campo a fianco di chi si batte per vedersi riconoscere i diritti fondamentali di ogni individuo. E si ostina a credere nella possibilità di un islam italiano democratico e riformatore. Per citare un altro sondaggio pubblicato di recente dal Giornale, se oggi 2 italiani su 3 non si fidano degli immigrati islamici e pensano che non abbiano alcuna voglia di integrarsi, questo è il prezzo che finiamo per pagare.