"Sono innamorata di Pippa Bacca", la vita dell'artista in un libro

Nel 2008 i mezzi di comunicazione concentrarono la loro attenzione sul fatto di cronaca, ma nessuno raccontò chi era

L’arte, il desiderio di trasformare la propria vita in una performance, l’utopia dolorosa dell’apertura verso l’altro, la dignità e la compostezza della famiglia, l’autostop come gesto di fiducia verso il mondo esterno. Non è certo impresa facile entrare nel mondo di Pippa Bacca, al secolo Giuseppina Pasqualina di Marineo, nipote dell’artista Piero Manzoni, scomparsa ormai da più di sette anni in circostanze drammatiche. Ma Giulia Morello con il suo libro-racconto-biografia, - «Sono innamorata di Pippa Bacca, chiedimi perché» uscito il 26 novembre per Castelvecchi - si lancia con entusiasmo, dedizione e generosità, mente sgombra e animo aperto dentro questa avventura.

La forma narrativa è quella di un racconto vissuto in prima persona dall’autrice che ricorda la forte impressione avuta dalla notizia della morte di Pippa, la curiosità montante rispetto a questa figura, il desiderio di capire qualcosa di più della sua parabola di vita, i primi contatti con la famiglia, l’immediata e spiazzante disponibilità mostrata dalle sorelle, la sperimentazione in prima persona di un viaggio in autostop, il contatto con i luoghi dell’ infanzia dell’artista, con le persone da lei amate, con i tanti «complici» dei suoi progetti artistici - progetti sempre originali, spiazzanti, all’insegna della fantasia, dell’ironia e della leggerezza - ma anche le accuse sbrigative di chi la liquidò con uno sprezzante: «Se l’è andata a cercare» o descrisse il suo omicidio come la cronaca di una morte annunciata.

Dell’artista milanese molti ricordano l’epilogo tragico, avvenuto a Gebze in Turchia il 31 marzo 2008. Aveva 33 anni e fu uccisa da un uomo che le aveva dato un passaggio durante la performance artistica «Brides On Tour – Spose in Viaggio», missione certamente rischiosa con cui si proponeva di attraversare, in autostop, 11 paesi attraversati da guerre recenti, vestendo un abito da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo. Un’impresa effettuata insieme a un’altra artista, Silvia Moro, dalla quale a un certo momento del viaggio si era separata. Perché il vestito da sposa? Perché la sposa è il simbolo dell’amore, della purezza, della vita. Il vestito era esso stesso una piccola opera d’arte, con tanti piccoli dettagli nascosti, come il cedro della bandiera libanese ricamato su un lato della giacca, la gonna a forma di giglio, simbolo di purezza, e realizzata con undici veli per gli undici Stati che le artiste avrebbero dovuto attraversare, e ancora i ricami con gli stilemi delle bandiere degli undici Paesi e tanto altro ancora.

I mezzi di comunicazione concentrarono la loro attenzione sul fatto di cronaca, ma nessuno raccontò chi era Pippa Bacca, il motivo per cui aveva sempre adottato - spesso insieme alla sua famiglia - l’autostop come sua modalità di spostamento ( con tanto di regole e consigli per coltivare e favorire la reciproca fiducia). Per Brides on Tour era partita l’8 marzo 2008 da Milano e sarebbe dovuta arrivare a Gerusalemme, attraversando quindi Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Libano, Siria, Egitto, Giordania, Israele.

La sua performance artistica itinerante e tutt’altro che improvvisata - fu preparata per due anni fin nel minimo dettaglio - consisteva nell’effettuare la lavanda dei piedi alle ostetriche nei luoghi messi a disposizione da associazioni, gallerie, musei o ospedali che incontrava durante il viaggio. Un gesto di riconoscenza e gratitudine verso chi aiuta e permette la nascita in luoghi in cui la guerra troppo spesso ha la meglio sul desiderio di vivere. Un percorso accompagnato da interviste, foto, filmati e celebrato con una precisa ritualità.

La sua morte ha innescato quello che i ragazzi di oggi definirebbero un effetto virale. Il suo messaggio ha colpito la sensibilità di tantissime persone in tutto il mondo, è germogliato nei cuori di migliaia di ragazzi desiderosi di sfidare paure e diffidenze, ha moltiplicato il suo ricordo trasformandola in una sorta di martire della fiducia nel prossimo. Ancora oggi in Turchia, ad esempio, la sua figura viene ricordata con iniziative di vario genere. Basta farsi un giro sui social network per vedere quanti messaggi e pensieri Pippa Bacca ispiri tra i ragazzi di Istanbul o di Ankara, quanti abbiano voluto emulare il suo viaggio come sposa di pace, come sia diventata un simbolo della violenza contro le donne, quanti sentano l’esigenza di scusarsi con lei. Senza dimenticare Malika Ayane che le ha dedicato un personale omaggio vestendosi da sposa nel video (itinerante) della canzone «E se poi» presentata a Sanremo nel 2013, la canzone dei Radiodervish «Velo di sposa», oppure Mario Covacich con il primo racconto del suo «La Sposa».

Il titolo del libro, condiviso e autorizzato dalla famiglia di Pippa Bacca, nasce da una spilla con la scritta «Sono innamorato/a di Pippa Bacca, chiedimi perché!» creata dall’artista come risposta al rifiuto ricevuto da un ragazzo. 1500 esemplari furono distribuiti ad amici e conoscenti invitandoli ad indossarla. A questo punto il ragazzo avrebbe notato la spilla, chiesto il perché e ognuno avrebbe elencato un lato positivo dell’innamorata respinta. Un gioco ironico a cui avrebbe volentieri partecipato anche Giulia Morello, che attraverso le 160 pagine del libro, anche attraverso il profondo dialogo con Rosalia, la sorella maggiore dell’artista, si lascia contagiare con innocenza dalla scoperta di una persona, ancor prima che di un personaggio, e se ne innamora. Restituendo al lettore un po’ del contagioso desiderio di vita distillato in tutte le sue giornate dall’artista milanese.

Commenti

Mario Mauro

Mar, 15/12/2015 - 23:43

Si può provare pena per una vittima del proprio esibizionismo, innamorarsene mi sembra un pò esagerato.