Sono gli obesi i più discriminati di tutti

«Obeso» come «negro» e «finocchio». Ambiti diversi ma epiteti di analoga portata in termini di offesa e discriminazione. Anzi, chi non ha più il controllo della bilancia è più discriminato di chi viene apostrofato per un diverso colore della pelle, orientamento sessuale, etnia o religione. L’obesità è diventata lo stigma numero uno secondo lo studio di un gruppo di ricerca della Yale University che ha analizzato le segnalazioni auto-riferite da un campione di obesi, comparandole con quelle per altri fattori di discriminazione. «Questi risultati mostrano la necessità di trattare la discriminazione sulla base del peso corporeo come una forma di pregiudizio a tutti gli effetti - ha affermato Rebecca Puhl, ricercatrice al Rudd Center for Food Policy & Obesity alla Yale University e autrice dello studio - paragonabile ad altri pregiudizi come quelli sulla razza o sul genere che già ricevono protezione legale». Il Rudd Center della Yale è gemellato con il Cido, Comitato italiano per i diritti delle persone affette da obesità e disturbi alimentari e la sua presidente e fondatrice, Angela Ferracci conferma che l’obesità anche in Italia ha superato ogni altro fattore di discriminazione. «C’è discriminazione per gli obesi in ambito sanitario perchè non ci sono i macchinari per fare gli esami - afferma Ferracci - e c’è discriminazione sul lavoro perchè, se non si può licenziare, inizia il demansionamento e il mobbing. Gli obesi non sono “gradevoli” e sono ritenuti sciatti e inaffidabili perchè non risolvono i loro probemi di peso. Non si è capito che l’obesità è una malattia». Sul web la comunità delle persone sovrappeso si è organizzata. I «Ciccioni contro la discriminazione» hanno creato un blog e un gruppo su facebook, dove non mancano i racconti di chi ha deciso di lasciare il lavoro dove veniva discriminato. Il Cido ha realizzato nel 2007 un osservatorio nazionale e ora è pronto ad assistere le persone legalmente.