Sono stato epurato dalla tv degli epurati

La Rai mi ha epurato da una trasmissione dedicata agli epurati. Per quanto incredibile, il consiglio di amministrazione della Rai (all'unisono, pare) ieri ha proibito la mia partecipazione ad Annozero intimando a Michele Santoro, ieri, che io neppure m’avvicinassi al cancello di via Teulada. Motivazione ufficiale: una querela sporta ieri mattina dalla Rai ai danni di un mio articolo (rubrica) scritto sul Giornale dell'altro ieri e dedicato giust’appunto alla Rai. Il lato tragicomico è che la puntata di Annozero, ieri sera, partiva dalla figura di Enzo Biagi («Il partigiano Biagi», era il titolo) per riparlare ovviamente del cosiddetto editto bulgaro, dunque di Santoro medesimo, del solito Luttazzi, della censura, di episodi dei quali la mia esclusione, nel suo piccolo, diviene ora esempio mirabile.
Ma non è finita: il colpo di mano della Rai infatti ha anche le sembianze di una sdraiata obbedienza politica. Ieri l'altro, difatti, ventun senatori dell'Unione avevano sottoscritto una lettera pubblica dove se la prendevano col medesimo articoletto del Giornale: «Larga parte del Parlamento italiano si sta comportando come se condividessero l'articolo in tutto e per tutto. Solo così si spiega il continuo susseguirsi di iniziative che hanno sfacciatamente l'unico obiettivo di mortificare la Rai e delegittimare i suoi amministratori». Tra i firmatari, incredibilmente: Antonio Polito, Anna Finocchiaro, Nicola Latorre, Sergio Zavoli, Guido Calvi e Felice Casson. I quali aggiungevano: «Le opinioni pubblicate dal Giornale meriterebbero una querela e una congrua richiesta di danni da parte di chi ne ha titolo». Detto, fatto. Ma ancora: «In termini istituzionali la definizione della Rai come una cloaca e un cancro richiede un’adeguata risposta sia del governo che della Commissione bicamerale», trovandoci di fronte a «una campagna che ha l’evidente obiettivo di distruggere la Rai e favorire la televisione commerciale». Stanno parlando del mio rubrichino dell’altro giorno.
Tanto tuonò che Santoro, mercoledì sera, mi telefonò per dirmi che la Rai stava insistendo affinché non m’invitasse. Disse che m’avrebbe invitato lo stesso purché lasciassi da parte certe espressioni del mio articolo. Comprensibile: si rendeva evidentemente conto della situazione grottesca, un’epurazione da una trasmissione sugli epurati. Il giorno dopo, cioè ieri, la Rai rendeva nota un’azione penale nei confronti miei e del Giornale: «La Rai ha deciso di querelare Filippo Facci per le espressioni usate nell’articolo pubblicato dal Giornale», dove «si definiva la Rai come una cloaca da ripulire». Non solo, a esser precisi: «Penso che il canone vada abolito, penso che la Rai andrebbe privatizzata al cento per cento, o in alternativa fare servizio pubblico al cento per cento». Diceva essenzialmente questo, l’articolo. Roba forte.
Nel pomeriggio altre telefonate: Santoro mi disse che il Cda della Rai gli aveva proibito per iscritto d’invitarmi, e che dunque era con le spalle al muro. Mi disse che aveva insistito con Claudio Cappon, il direttore generale, e con il presidente Claudio Petruccioli. «Mi hanno rovinato la trasmissione», sono state le parole di Santoro. Gli ho creduto. In serata, infine, l’imbarazzata ed ultima nota della Rai: «Facci non potrà partecipare alla puntata di Annozero in base alle regole aziendali che escludono la presenza, in trasmissioni Rai, di soggetti che hanno contenziosi legali aperti con l’Azienda». Perfetto. L’invito ad Annozero è preesistente alla querela, non viceversa: in sostanza significa che per liberarsi di chicchessia, perlomeno in Rai, basta querelarlo. Non lo rivedi più sino al terzo grado di giudizio, quando Santoro condurrà Annodecimo. Complimenti a tutti.
Filippo Facci