La sorella di Contrada: "Eutanasia per Bruno"

La sorella
dell’ex 007, che sta scontando una condanna a dieci anni per mafia, ha
presentato un’istanza formale di eutanasia con una lettera al presidente del tribunale di Santa Maria Capura a Vetere e agli ex presidenti della Repubblica Cossiga e Ciampi

Catania - Nuovo colpo di scena nel caso Contrada. Il suo legale, Giuseppe Lipera, su mandato della sorella dell’ex 007 che sta scontando una condanna a dieci anni per mafia, ha presentato un’istanza formale di eutanasia. Nell’istanza presentata al giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ma anche agli ex Presidenti della Repubblica, Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi, si legge che la decisione è stata presa "con immenso dolore". Contrada vuole morire perché "questa sembra l’unica strada percorribile per mettere fine alle sue infinite pene".

La richiesta di eutanasia Con una lettera inviata a due presidenti emeriti della Repubblica ed al magistrato di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, la sorella di Bruno Contrada presenta una istanza formale di eutanasia. Nel messaggio si spiega: "Sembra una richiesta assurda, ma a tutt’oggi si presenta come l’unica strada percorribile affinché Bruno Contrada possa mettere fine alle sue infinite pene, chiudendo con coraggio e con forza d’animo una intera vita vissuta all’insegna della intransigente onestà, della correttezza ed anche di quella Giustizia che oggi gli viene costantemente negata". Il riferimento è a quanto stabilito dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli, che con l’ordinanza di ieri, 15 aprile 2008, ha rigettato un’altra volta la richiesta di differimento della pena o di detenzione domiciliare, "ritenendo, contrariamente a quanto sostenuto negli innumerevoli ed autorevoli pareri, lo stato di salute del Contrada compatibile" con il regime carcerario.

Il "caso umano" L’avvocato Giuseppe Lipera, che ha presentato l’atto, su espresso mandato della signora Anna Contrada, sorella dell’ex funzionario del Sisde, sottolinea come il suo assistito, sia stato condannato alla pena di anni 10 di reclusione perché ritenuto colpevole di un reato, non previsto dal codice penale, di concorso esterno in associazione mafiosa. "Bruno Contrada è oramai divenuto tragicamente un vero e proprio doloroso e disperato caso umano: la sua triste vicenda dimostra come la Giustizia in Italia, in certi casi, possa diventare totalmente cieca, accanendosi su uno stanco e vecchio Uomo, gravemente sofferente per l’età e per una serie innumerevole di malattie indiscutibilmente acclarate - si spiega - Un uomo, sicuramente vecchio e stanco, ma che non ha perso, e non perderà mai, la voglia di combattere per chiudere la sua esistenza con la estrema ed invidiabile superba dignità che ha caratterizzato tutta la sua esistenza terrena". Contrada, «ex Dirigente Generale della Polizia di Stato, che aveva fatto della Giustizia un ideale di vita, oggi, da quella stessa Giustizia, viene costantemente violentato e vilipeso da oltre 15 anni.

Il dolore della sorella La signora Anna Contrada si rifiuta di continuare al pensiero che il proprio fratello Bruno sia ridotto un dead man walking: "Bruno è stanco di camminare per raggiungere una chimera chiamata Giustizia". Sono questi i motivi, "queste afflizioni fisiche e morali, che spingono Anna Contrada a presentare formale autorizzazione per uccidere legalmente il fratello Bruno". "Del resto ad un tramonto così amaro è sicuramente preferibile l’eutanasia, ovvero letteralmente una dolce morte - continua - si ricorda che in altri paesi della Comunità Europa, come l’Olanda, l’eutanasia è considerata una pratica legale per evitare inutili sofferenza ad individui affetti da malattie terminali. E come se non un malato terminale possiamo definire un Uomo, Bruno Contrada, che, viene ripudiato da quel Sovrano (leggasi Stato Italiano) per servire il quale ha quotidianamente combattuto le più atroci battaglie contro cruenti criminali e mafiosi veri, che a quello stesso Sovrano volevano sostituirsi?".