A Sori il Palio piace pure agli asini

Nella frazione Canepa, la festa di stasera ha antichissime radici: chi vince gusta un piatto di stufato

Pier Luigi Gardella

Ritorna stasera alle 21 a Canepa di Sori, per la festa del patrono S.Eusebio, il Palio degli Asini, giunto quest'anno alla 16ª edizione.
L'asino, assieme al mulo, ha sempre rappresentato nel passato dell'entroterra sorese, il mezzo di collegamento tra le numerose frazioni. Prima che le strade carrabili, per la maggior parte costruite tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, favorissero le comunicazioni tra il capoluogo e le frazioni, erano gli animali da soma, asino e mulo, che trasportavano cibi, bevande, materiali diversi, lungo le strade mulattiere che collegavano Sori al suo vasto entroterra. E fu proprio nel ricordo di questa importantissima funzione svolta per secoli da questi animali, che, 16 anni fa, un gruppo di amici di Canepa partorì l'idea di un Palio, una competizione fra gli asini, in occasione della festa patronale.
Il loro progetto, che si è consolidato in questi sedici anni, era quello di unire, oggi, le numerose frazioni soresi, attraverso un simbolo della loro vita di ieri, l'asino.
Per S. Eusebio la frazione di Sori si anima. Ma non è giusto chiamarla frazione perché Canepa, sino agli anni Venti del secolo scorso era Comune autonomo. Oggi i suoi abitanti, non rivendicano l'antica autonomia, ma ne vanno comunque orgogliosi. E la loro festa patronale l'hanno voluta diversa dalle solite, che propongono la solita sagra gastronomica con il solito ballo liscio. Loro hanno creato il Palio. Un'amichevole competizione fra le tante frazioni ognuna delle quali gareggia con il suo fantino, volta a creare un'occasione d'incontro tra le popolazioni. Non siamo certamente ai livelli di Siena con fantini pagati a peso d'oro. I fantini sono giovani delle frazioni, scelti tra i più svegli e prestanti, il loro compenso è al massimo un piatto del celebre «stufato di Canepa» che le donne del paese preparano con le verdure locali la sera della festa. In genere partecipano tutte le frazioni: Sussisa, Capreno, Levà, Teriasca, Lago, San Bartolomeo, S. Apollinare, Canepa ed anche il capoluogo Sori.
Una gara fatta in diverse batterie, per non più di cento metri, il tratto di strada che dal bar va sino alla chiesa; lungo il percorso è anche prevista una prova intermedia, che ogni anno cambia, non ci dicono cosa aspetterà quest'anno ai fantini. Lo scorso anno dovevano fermarsi a bere la cioccolata calda. Vince l'asino, non il fantino, perché questo è lo spirito del Palio. E, come a Siena, se il fantino cade, l'asino prosegue sino al traguardo. È assolutamente vietata ogni forma di incitamento, se non verbale, all'asino; e, ovviamente, nessun maltrattamento, tant'è vero che gli animalisti, dopo una timida contestazione il primo anno, arrivata per posta dalla Calabria, non hanno mai avuto nulla da ridire. Perché il vero protagonista è proprio l'asino, ed è ad esso che va il riconoscimento della popolazione, per quanto la sua specie ha fatto nel passato. Gli asini, come ci dicono Giampiero Mossa presidente del Comitato Amici di Canepa ed il suo collaboratore Silvano Benvenuto, provengono dalla Cooperativa «Alta Valle Sturla Allevamenti» di Bavari, costituita da diversi giovani che da anni si dedicano con successo a questa singolare attività. L'asino allevato è il cosiddetto «asino della croce» la razza ligure che da secoli vive sul nostro territorio, caratterizzata appunto da una croce sul dorso formata dalla diversa colorazione del pelo. È grazie alla disponibilità di questi giovani con i loro animali è stato possibile realizzare il Palio per tutti questi anni.