Sorpresa, ora fa paura l’era glaciale

Sono anni ormai che abbiamo i nervi a pezzi, anni che siamo assediati dai menagramo. Moriremo tutti, moriremo presto, moriremo arrostiti, dopo lunga agonia, divorati dalle malattie, in balia delle tempeste, in compagnia di Giucas Casella, inseguiti da Vladimir Luxuria, come nell’Isola dei famosi, o quasi, vabbè non esageriamo, per colpa nostra e solo nostra e di nessun altro. Nella nuova epoca del Terrore, che moltiplica i Robespierre verdi, nemmeno se hai un gran sanculotto ti salverai mai, il Comitato di salute pubblica, eco catastrofisti di ogni ordine e grado che abitano persino dentro il Pentagono, ci avvisano ogni santo giorno, come Bernardo Gui nel Nome della Rosa, che per gli eretici la fine del mondo sta per arrivare e noi non abbiamo niente da metterci.
L’eco tormentone è sempre quello: lo sapete o no, testoni che non siete altro, cosa succederà nel giro al massimo di cento anni? Che la temperatura media del pianeta si alzerà di sei gradi. Cioè i ghiacci polari si scioglieranno completamente, la foresta amazzonica, polmone della Terra, diventerà il deserto del Gobi, uragani mai visti attraverseranno i continenti, un miliardo di profughi sarà costretto a lasciare la propria terra, intere popolazioni si estingueranno dall’oggi al domani. E senza che noi alziamo nemmeno lo sguardo dalla playstation.
I naufraghi del catastrofismo non smettono un secondo di sfornare statistiche angoscianti e particolari raccapriccianti: entro il 2050 un terzo degli anfibi sparirà dal pianeta, gli iceberg raggiungeranno le coste del Portogallo, rivolte, carestie, conflitti ed epidemie diventeranno parte endemica della società, la guerra tornerà a definire i parametri della vita umana, l'Occidente sarà travolto da milioni di immigrati in fuga, la Versilia verrà inghiottita dalle acque, la pasta cambierà sapore, il sugo all’amatriciana forse. Una serie interminabile di sfighe.
Capita però che da qualche mese l’aria è cambiata e non solo meteorologicamente. Gli studiosi adesso dicono un’altra cosa, meno consolante, più ambigua. La rivista Nature per esempio intorno a maggio ci ha spiegato che dal 2010 al 2020 vedremo una drastica riduzione della temperatura terrestre per colpa del raffreddamento dell’oceano Atlantico; il mese scorso uno studio norvegese ci ha rivelato che se è vero (o forse no) che al Polo nord i ghiacci si assottigliano, al Polo sud invece aumentano di spessore e che comunque è una cosa normale che succede nei secoli dei secoli; e l’ultima novità, che arriva dalla Nasa, non più tardi di ieri l’altro, spiega che il sole non è mai stato così povero di macchie solari, che il vento solare si è misteriosamente indebolito, e la sensazionale conclusione è che forse «sarebbe il caso di aspettarsi una piccola era glaciale», inverni che più gelidi non si può. Raccontano che l’ultima volta che il sole è stato così inerte, la «piccola era glaciale» durò più o meno cinque secoli, fino nel 1850. Gelate e siccità strangolarono i raccolti, i porti e i fiumi ghiacciarono, il commercio si fermò, carestie, pesti e guerre si moltiplicarono. Così tanto per tornare di buonumore. Con il surriscaldamento globale insomma farà un freddo becco, l’effetto serra verrà sostituito dall’effetto frigidaire, e se avete cambiato guardaroba in attesa della fornace planetaria cavoli vostri.
Qualcosa a dire il vero s’era capito già da prima. Nord America, Siberia e Cina per esempio lo scorso inverno, non hanno mai visto tanta neve così, il 2008, che non è ancora finito, è stato battezzato dagli astronomi l’anno più bianco dell’era spaziale. E pensare che dovevamo morire arrostiti nel microonde. A dar retta a certi catastrofisti stai proprio fresco...
Massimo M. Veronese