Sotto il Mediterraneo un mare di gas e petrolio che può salvare l'Europa

In profondità ci sono enormi giacimenti di idrocarburi. L'Ue ha solo una strada: attuare politiche che permettano di sfruttarli

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una serie di importanti scoperte di giacimenti di gas e petrolio nell'area del Mediterraneo, dai mari Ionio ed Egeo in Grecia verso le acque al largo di Cipro, Israele, Palestina e Libano.
L'entità delle scoperte è tale che, anche considerando soltanto le stime più prudenti, la conoscenza di questi depositi avrebbe notevolmente migliorato le posizioni negoziali di Grecia e Cipro, contribuendo a ridurre la pressione per avviare le cessioni di attività del governo ed i massicci tagli alla spesa richiesti dall'Ue e per ricevere l'assistenza del Fmi in questo momento di grave crisi.
Inoltre, è importante notare che l'avvento di una produzione domestica di petrolio e gas da parte di Israele, Palestina, Cipro, Grecia e Libano costituirebbe anche un contributo significativo per l'Ue, offrendo una significativa capacità di risposta a qualsiasi minaccia alla sicurezza energetica, oltre a complementare le forniture esistenti e future dalla Russia.
Considerati tutti i benefici che deriveranno agli europei dall'avvio della produzione di gas e petrolio nella regione del Mediterraneo orientale, l'Ue dovrebbe avviare un serio dibattito ed un processo di revisione completa degli investimenti strategici fuori e dentro l'Unione, orientandosi verso queste fonti di approvvigionamento che saranno sempre più cruciali nell'immediato futuro. Le politiche di sicurezza energetica dell'Ue sono state a lungo e pesantemente orientate nell'asse «Ovest-Est», soprattutto perché il flusso di approvvigionamento degli idrocarburi segue questo orientamento geografico. Ma l'avvento di nuovi flussi provenienti dalla regione del Mediterraneo migliorerebbe istantaneamente la politica energetica europea, fornendo non solo quantità maggiori di gas e petrolio, ma diversificando l'offerta e le fonti di approvvigionamento. Si consideri, inoltre, che l'emergere di questa nuova industria contribuirebbe a migliorare notevolmente le condizioni sociali ed economiche dei paesi della sua periferia sud-orientale, con implicazioni enormi sui commerci, le politiche dell'immigrazione e la sicurezza nazionale.
L'apertura di un dibattito per elaborazione e l'attuazione di revisioni di ampia portata della politica energetica dell'Ue è un requisito primario per consentire all'Europa di trarre pieno vantaggio da questa nuova realtà. La nuova politica energetica deve comprendere vari fronti, fra cui la pianificazione e lo studio di politiche per lo sviluppo della regione del Mediterraneo orientale, considerandola come un nuovo pilastro strategico per la fornitura di gas, nonché il completamento e l'adozione di un accordo quadro complessivo nel contesto della cooperazione energetica tra Ue e paesi del Mediterraneo.
Nel 1995 la Banca mondiale affermò che per quanto riguarda il petrolio e il gas i paesi produttori avrebbero avuto a disposizione una grande quantità di investitori privati, e oggi si può dire che tale previsione si è dimostrata vera. Del resto una recente indagine condotta da Barclays Capital stima che le grandi società che estraggono e producono petrolio e gas hanno investito quasi 600 miliardi di dollari nel solo 2012.
Dopo tutti gli studi geologici e le verifiche fatte non c'è più alcun dubbio sul fatto che una vasta area del fondo marino che si estende dalla Grecia a Israele è densamente ricca di petrolio e gas, e sono giacimenti in grandissima parte ancora non sfruttati che necessitano di adeguati investimenti. Ma i soldi da soli non saranno sufficienti. Al fine di fare in modo che tale ricchezza potenziale si trasformi in strumento di prosperità generale e pace per l'area, le grandi potenze devono mettere in campo tutte le loro capacità diplomatiche per sviluppare una piena cooperazione tra i paesi interessati. La stabilità e la collaborazione nel Mediterraneo orientale diventano le premesse indispensabili per pianificare, promuovere e attuare i progetti di estrazione di petrolio e di gas ed attirare i relativi investimenti.
Le stime disponibili della US Geological Survey indicano che il bacino del Levante da solo contiene circa 3.450 triliardi di metri cubi di gas naturale e circa 1,7 miliardi di barili di petrolio, mentre le acque greche da sole si ritiene che contengano altri 28 miliardi di barili. L'importanza di questi numeri è chiara se si considera che nel 2011, il consumo di gas in Europa è stato pari a circa 500 miliardi di metri cubi, di cui circa 125 provenienti dalla Federazione Russa.
Dalle stime finora elaborate si considera che entro il 2020, la regione orientale del Mediterraneo potrebbe fornire circa il 20-25% del fabbisogno di energia in Europa. Ci si incamminerebbe in tal modo verso il raggiungimento di alcuni tra gli obiettivi energetici più importanti dell'Ue, compresa la diversificazione delle fonti e delle vie di approvvigionamento, in modo da compensare le sue riserve in contrazione, integrando e riducendo la dipendenza dalla Russia, il tutto in modo sicuro e competitivo.
Negli ultimi decenni, l'offerta mondiale di gas naturale è cresciuta più rapidamente della domanda, soprattutto a causa di un costante aumento di capitali e flussi di investimento verso i paesi produttori di petrolio, così come una maggiore attività di esplorazione in altri paesi interessati da recenti scoperte di riserve di petrolio e gas. Le attività di esplorazione nel Mediterraneo orientale hanno avuto nuovo impulso dalle recenti scoperte offshore al largo di Israele e Cipro e ciò dovrebbe portare a nuove scoperte in altri paesi dell'area, in particolare Grecia e Libano. Tutto ciò accade in un momento in cui si registra una crescente domanda di gas naturale nella regione del Mediterraneo stesso, e nei mercati vicini in Europa meridionale.
Questa è la classica situazione win-win, che potrebbe garantire il massimo beneficio ai paesi che si affacciano nel Mediterraneo orientale, ma la Grecia e la Turchia dovrebbero mettere da parte le loro divergenze su Cipro, mar Egeo, ed altre questioni, al fine di diventare partner pienamente impegnati nello sviluppo congiunto di queste ingenti risorse per il benessere economico di tutti i popoli interessati. Lo stesso vale per Israele, la Palestina e il Libano.
In tale contesto si verrebbe a creare una situazione costruttiva senza precedenti nell'area euromediterranea, di fatto cambiando la storia così come si è sviluppata negli ultimi decenni, garantendo finalmente tutta una serie di cambiamenti positivi, sia per l'Unione europea per i motivi che prima ho citato, sia per la sicurezza regionale, l'affidabilità di paesi come Cipro o il Libano, con una forte integrazione tra paesi produttori e paesi consumatori a beneficio di tutte le popolazioni dell'area.
Queste prospettive e i vantaggi connessi fanno del Mediterraneo orientale il luogo primario per le politiche energetiche europee e un ottimo candidato per gli investimenti da parte della Banca europea per gli investimenti, della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. È venuto il momento di pensare a una grande politica di collaborazione tra i paesi del Mediterraneo orientale con l'Unione europea in veste di protagonista e propulsore. È venuto il momento di mettere da parte le rivalità sia da parte degli stati che da parte delle entità economiche private che da anni si combattono, ma che oggi possono trovare una grande occasione di prosperità, collaborazione, pace.
Il fulcro di questo progetto promettente è Cipro, le cui riserve stimate sono molto consistenti, ma la cui posizione geografica è ancora più importante perché rende l'isola la scelta più ovvia per fungere da hub sicuro e affidabile per la lavorazione e il trasporto di energia dal Mediterraneo orientale. Cipro è il punto di partenza logico ed imprescindibile per il gasdotto che porterà il gas del Mediterraneo ai mercati europei. È anche la sede naturale per l'impianto di Gnl che servirà i clienti situati troppo lontano dalle pipelines, in particolare i produttori di energia elettrica. Cipro potrà anche svolgere un altro ruolo, forse più sottile ma non meno importante, soprattutto per coloro che desiderano stabilità duratura nella regione. Gli stessi fattori che rendono l'isola un hub energetico naturale, la rendono anche il perfetto intermediario - dichiarato o non dichiarato - per molti paesi vicini che hanno relazioni difficili o addirittura di aperta ostilità. Non avrebbe senso economico, per esempio, che Libano e Israele trasportino separatamente il proprio gas, ma ciascuno di essi potrebbe ottenere enormi vantaggi condividendo le strutture cipriote. L'accesso comune al grande mercato europeo aumenterebbe il benessere di entrambi i paesi, riducendo le tensioni, facendo nascere un interesse comune nella stabilità che, a sua volta, attirerà nuovi investimenti.
Anche in questo caso è evidente il ruolo focale di Cipro in questo grande progetto che definirà una positiva rivoluzione nell'area. Nei pochi anni trascorsi dalla sua adesione all'Ue, questo piccolo paese è periodicamente stato squassato da forze provenienti da paesi ben lontani. Ora ha la possibilità di sviluppare strumenti normativi atti a regolare il suo ruolo di polo energetico, diventando naturalmente un elemento essenziale nella trasformazione geopolitica del Mediterraneo orientale.
L'occasione per una politica di svolta nell'area è enorme perché chiaramente, la soluzione migliore per i paesi in conflitto con propri vicini è quella di individuare gli interessi economici condivisi e creare opportunità e strumenti per l'esplorazione e lo sviluppo congiunto. Una scelta alternativa per questi paesi sarebbe quella di mettersi in proprio, utilizzando soltanto le proprie finanze per supportare l'esplorazione dei giacimenti, pagando ciascuno da solo le risorse per sfruttarli nelle rispettive zone economiche. L'incentivo ad adottare l'antico percorso sarà forte, ma sarà anche forte la tentazione di allentare le tensioni politiche per ottenere benefici economici e sociali comuni.
La grande domanda è: tutto ciò accadrà? Dobbiamo considerare che pur trovandosi in mezzo a tutti i cambiamenti portati dalla crisi finanziaria e considerati tutti i pro e i contro delle rivolte contro alcuni governi arabi, vediamo ancora un numero considerevole di grandi compagnie petrolifere internazionali provenienti da cinque diversi continenti muoversi rapidamente nell'area per stabilire una forte presenza locale e assicurarsi una capacità di azione nel Mediterraneo. In fondo questo fatto ci fa capire ciò che tutti noi abbiamo bisogno di sapere.

Commenti
Ritratto di stufo

stufo

Gio, 20/06/2013 - 09:05

Probabilmente lo abbiamo anche sotto il sedere, ma credete che ce lo lascerebbero succhiare in pace ?

gneo58

Gio, 20/06/2013 - 10:09

ma quanto ci costa "allestire" X (ics) stazioni di pompaggio ? per poi non parlare dell'inquinamento - non sarebbe meglio investire in solare, eolico ecc ecc ? e non parlo di megastrutture che rovinano il paesaggio, parlo di mini impianti con bassoimpatto ambientale - la tecnologia c'e', usiamola (ah, dimenticavo scusate, le solite lobbies, cartelli, mazzette e quant'altro, quindi niente da fare)

Ritratto di miladicodro

miladicodro

Gio, 20/06/2013 - 10:30

Ehila,non fatelo sapere ai grillini,ai vendoliani,ai NO-TAV,ai no rigasificatori,ai no inceneritori,ai no del no,potrebbero bloccare tutti i porti del Mediterraneo,per favore,calmi,e poi why not non potrebbe continuare a inviare la monnezza all'estero e proteggere il giro di pensioni false circolanti per i quartieri.Poveri dobbiamo diventere e dipendere dagli arabi.

pietrom

Gio, 20/06/2013 - 10:37

"le grandi società che estraggono e producono petrolio e gas hanno investito quasi 600 miliardi di dollari nel solo 2012." - Chissa' quante centrali nucleari si sarebbero potute costruire con tutti quei soldi... producendo zero CO2!

CeneVole

Gio, 20/06/2013 - 10:38

Non fa niente se sulle nostre teste abbiamo il sole a gratis, dobbiamo fare dei buchi nel mare ed inquinare quel poco che c'è rimasto. Ma chissenefrega, tanto noi fra un pò moriamo.

blues188

Gio, 20/06/2013 - 11:32

CeneVole, vero che c'è il sole. Ha ragione! Ma.. di notte? Fermiamo le fabbriche? E d'inverno? Andiamo a piedi? E con le nuvole quelle nere e persistenti? Ci suggerisce le bici anche per produrre energia per le fabbriche?

Ritratto di stock47

stock47

Gio, 20/06/2013 - 12:04

Sotto il Mediterraneo, dalle nostre parti, nel Tirreno per essere precisi, abbiamo il più grande vulcano d'Europa e forse del Mondo, dal nome: Marsili e che minaccia di causare una catastrofe di cui pochi sono al corrente. In fatti le sue coste più alte e lunghe miglia, sono instabili e minacciano di crollare con maremoti, tsunami, terremoti e eruzioni in tutta Italia. Tanto per gradire; non abbiamo solo il problema politico ed economico ma una spada di Damocle peggiore del Vesuvio su Pompei, Ercolano e Napoli. Altro che petrolio per accontentare e far sperare i gonzi!

Noidi

Gio, 20/06/2013 - 12:20

@blues188: Anche gli idioti sanno che solo con il solare non si risolve molto. Un Mix tra solare, eolico, idroelettrico invece può risolvere il problema (il tutto già testato in Germania). Ma come al solito chi non ha idea di quello che dice deve per forza esporre la propria ignoranza.

blues188

Gio, 20/06/2013 - 13:05

Noidi, wow, dice bene. Sta migliorando!! Continui ad applicarsi, non si fermi qui.

killkoms

Gio, 20/06/2013 - 20:21

gneo58,il solare ha contribuito ad impoverire ulteriormente gli italiani,grazie ai rincari(in bolletta)per finanziare i rimborsi(al 55%)a chi mette in opera pannelli fabbricati in maggioranza in cina e germania!per non parlare della mafia che si è buttata nel campo dell'installazione dei predetti!

Azzurro Azzurro

Gio, 20/06/2013 - 20:32

il solare e l'eolico non producono nemmeno l'energia che e' stata usata per fabbricarli e se non ci fossero enormi contributi a fondo perduto nessuno al mondo parlrebbe piu di preudo teconologie totalmente inutili. Non lo dico io lo dice la Scienza, basta consultare un ingegenere o un fisico.

killkoms

Gio, 20/06/2013 - 21:14

@cenevole,credi che la tua utopia basterebbe a salvarci?il mediterraneo non è più il"mare nostrum"dalla caduta dell'impero romano d'occidente,e se non lo facciamo noi,lo farebbe qualcun altro!basti pensare a quanto è accaduto qualche anno fà in abruzzo,dove non si diede seguito ad una trivellazione che portò alla scoperta di un buon giacimento al largo della costa!tutti, financo il mancato presidente della repubblica,a dire che non era il caso,che si poteva compromettere il mare!ma siccome ogni tanto,riaffiora la stroia,raccontata a suo tempo da gente che aveva ben studiato la situazione,che sotto al mediterraneo,vi sarebbe la continuazione dei grandi giacimenti petroliferi della libia!metti che per caso la dirimpettaia croazia,scpra un giacimento,nelle sue acque,contiguo a quello abruzzese e decida di sfruttarlo,se disgraziatamente accadesse un incidente analogo a quello accaduto nel golfo del messico,noi ne saremmo esenti?pensa che la famigerata bp,aveva già in epoca gheddafiana ottenuto dalla libia le concessioni per trivellazioni nel golfo della sirte..!