Gli spacciatori di droga dei vip avevano un’«agenzia di killer»

Cocaina e hashish a fiumi, poi armi e rapine e alla fine anche omicidi, almeno quattro in cantiere. Ma a questo punto i carabinieri hanno deciso di intervenire, arrestando Marco Damiolini e la sua banda. In tutto 22 persone, prese a Milano, Bergamo e Varese, tra cui anche un dipendente di Mediaset, accusato di rifornire alcuni soggetti all’interno dell’azienda.
È solo l’ultimo capitolo di un’indagine iniziata dal nucleo investigativo nel 2008 quando l’antidroga americana segnalò ai carabinieri un’organizzazione di narcotrafficanti. La prima gang venne sgominata ma nel corso delle indagini, si scoprirono collegamenti con una seconda banda e poi ancora una terza, di cui faceva parte Betty Cabeza Valencia. Un pezzo grosso, in grado di trattare consistenti partite da piazzare ai grossisti milanesi tra cui appunto Damiolini, un ex rapinatore di 35 anni, passato al traffico di droga.
Un soggetto davvero pericoloso perché oltre a importare droga fabbricava armi. L’uomo infatti aveva impiantato a Cassina De’ Pecchi un laboratorio dove lavorava un albanese, Klodian Rrodha, 28 anni, abilissimo nel trasformare innocue riproduzioni in pistole e mitra. Non aveva ovviamente trascurato la sua vecchia attività e insieme ad Alessandro Cucci, calabrese di 25 anni, stavano progettando un assalto alla boutique Gucci in Montenapoleone. E sempre a Cucci confida un’estorsione da 2/5mila euro alla settimana nei confronti di una notaio di San Babila. Di cui i carabinieri non sono ancora riusciti a scoprire l’identità e i motivi di questa dazione.
Ma quello che ha veramente allarmato gli investigatori erano i ben quattro omicidi pianificati dal boss. In una conversazione intercettata infatti chiedeva a Raffaele Laudano, 47 anni, di procurargli una pistola «Non importa se poco efficiente, tanto gli devo sparare in faccia da due passi». E poi ancora c’era un’amica, moglie maltrattata, a cui uccidere il marito violento «Mi ha promesso 150mila euro se glielo ammazzo o se le trovo un sicario». Non solo, c’era una grossa partita di droga da comprare. Damiolini aveva bisogno di soldi e voleva associare un finanziatore con cui però non avrebbe diviso i guadagni «Lo facciamo fuori così teniamo tutto per noi». Come voleva ammazzare un fornitore per non pagargli la droga «Stavo pensando a Toni (Antonio Rossi, classe 1941, ex banda Vallanzasca) ma ho paura che, data l’età, quello sbagli mira e accoppi me». Ma era soprattutto sulla droga che Damiolini pensava in grande. Stanco di doversi rivolgere ai grossisti come la Cabeza, voleva creare un canale privilegiato con il Sudamerica per importare stupefacente in maniera continuativa. «Così possiamo iniziare a rifornire noi i “calabresi”, sai quelli vogliono roba buona». Come la roba buona, anzi la migliore, era destinata a Domenico Molle, 43 anni, dipendente Mediaset che a sua volta forniva una clientela interna all’azienda, in particolare due notissimi personaggi televisivi. «Mediaset tuttavia è parte lesa e anzi ha collaborato attivamente alle indagini. Quanto ai personaggi televisivi, il loro coinvolgimento è sembrato frutto di millanterie di malavitosi» hanno subito puntualizzato gli investigatori.