Spagna, boom di aborti tra le adolescenti

Il governo corre ai ripari contro le culle vuote: «Bonus di 2.500 euro a bimbo»

«Più famiglie con più figli». Zapatero per rilanciare utilizza la formula più antica, quella che punta sulla famiglia, sui grandi numeri. «Ogni famiglia che risieda legalmente in Spagna riceverà da oggi 2.500 euro per ogni nuovo neonato o figlio adottato». Nessuno escluso: allargato alle unioni di fatto, alle coppie omosessuali, ai single.
È l’occhio moderno e nuovo del premier e del suo governo, quello delle grandi riforme, che stringe mani a minoranze, che attua le grandi riforme sociali. «Oggi la Spagna è molto più forte che nel 2004, ci sono più benessere, più opportunità, più diritti e più libertà contro le manipolazioni» assicura il premier.
Il discorso in Parlamento del premier è uno sguardo avanti, verso l’orizzonte nuovo di una nazione moderna. È la realizzazione di una formula che azzarda la sintesi tra il vecchio e il nuovo. «La Spagna è diventata più grande, assicura il leader socialista - e per continuare a progredire ha bisogno di più famiglie, e le famiglie hanno bisogno di maggior sostegno e di maggiori risorse». Un piano che fa comunque discutere e che crea polemica tra l’opposizione. «Un piano di rilancio per la famiglia che avevamo già pensato nel 2004. Il nostro aiuto allora era di 3mila euro». Alle spalle un bilancio positivo: un Pil in forte aumento, che è riuscito in pochi anni ad eguagliare la media del reddito pro capite europeo, un’occupazione in aumento, la produttività in crescita, grandi investimenti nei trasporti, grazie ai quali tra tre anni la Spagna sarà il «primo Paese» nei treni ad alta velocità.
Nel 2006 il tasso di natalità è aumentato fino a una media di 1,37 bambini per donna, rispetto all’1,35 dell’anno precedente, in gran parte per effetto delle immigrate. Un dato in apparente contraddizione con il numero degli aborti tra le adolescenti. Aumentati quasi del doppio nell’ultimo decennio. Si passa da 5.441 interruzioni di gravidanza del 1991 a 9.918 del 2001. E questo è un’altro problema. È il lato oscuro della modernità, laica, senza vincoli, senza religione, senza tabù. È la difficoltà degli adolescenti di inserirsi in un contesto multiforme, a tante facce, con troppe identità.
Racconta lo studio sulle «cause sociali dell’interruzione di gravidanza», elaborato dal centro d’investigazione sociologica (Cis) nel periodo 1991-2001, che gli aborti sono passati da 41.910 a 69.857. La ricerca rivela che la situazione lavorativa incide «in maniera chiara sulla decisione d’interrompere la gravidanza». Single, diplomata, occupata e residente in comuni tra 50mila e 500mila abitanti è questo l’identikit della donna che abortisce con più frequenza.
Il 40% degli aborti totali in Spagna viene effettuato da ragazze tra i 15 e i 25 anni, fascia che rappresenta solo il 15% della fecondità. Quella tra i 20 e 24 anni resta la fascia con il maggior numero di aborti in assoluto, 19.555 nel 2001 contro 11.613 di dieci anni prima. In comparazione con la situazione di altri Paesi europei, nel 1990 la Spagna era uno dei Paesi con la percentuale più bassa (20%) di aborti tra le adolescenti tra i 15 e i 24 anni. Nel 1999 questa percentuale è raddoppiata e ha raggiunto il 45% collocando il Paese nella media internazionale. La Spagna è ormai un Paese diverso.