SPAGNA Ecco la miscela che fa esplodere il romanzo

Commedia di costume, intrigo, schemi «rubati» alle tecniche dei media: la contaminazione dei generi è il segreto vincente dei nuovi autori iberici

Negli anni Sessanta abbiamo assistito al boom del romanzo latinoamericano, che ha visto in García Márquez, Vargas Llosa, Ernesto Sábato, Carlos Fuentes le icone consacrate dalla fama internazionale. In quest’ultimo decennio la grande narrativa non ha smesso di parlare spagnolo, ma gli autori sono ora castigliani, andalusi o catalani; provengono insomma dal vicino Paese iberico che è riuscito a far breccia nel mercato librario europeo, conquistando i primi posti nelle classifiche di vendita. Non è facile spiegare tale improvviso successo senza cadere in facili semplificazioni; per comprendere il fenomeno occorre innanzitutto fare lo sforzo di guardare in faccia alla realtà rappresentata da una Spagna sempre più dinamica e presente sulla scena mondiale, ricordare ad esempio la sua vasta attività editoriale aperta anche ai mercati del Sudamerica, e naturalmente alle opere dei grandi scrittori latinoamericani legati all’agenzia letteraria barcellonese diretta da Carmen Balcells.
In generale il romanzo spagnolo è passato dal neorealismo antifranchista a una stagione sperimentale, iniziata prima del 1975, per giungere presto alla conquista di una nuova forma di racconto, arricchito dai modi esasperati dei media e dell’immagine filmica, in osmosi con le sollecitazioni e le problematiche della nascente società dei consumi. Diciamo che il superamento del realismo sociale ha consentito ad alcuni scrittori, di pari passo con l’ingresso nel lavoro di nuove schiere di giovani (significativa è la presenza femminile), la conquista di un linguaggio che predilige l’oralità e l’adozione di forme ed espressioni proprie della scrittura neomoderna e sperimentale.
Lontani i maestri del primo dopoguerra, la generazione successiva (in particolare Rafael Sánchez Ferlosio e Carmen Martín Gaite) ha offerto soluzioni interessate al rinnovamento del lessico, caratterizzato da registri parlati, idioletti, capaci di tradurre tensioni interiori o storie di solitudine, sul cui sfondo grava ancora l’immagine di una Spagna immobile e provinciale. Subito dopo - e siamo nel periodo della transizione - il quadro non cambia di molto; si registrano incursioni nella storia con l’uso di una sintassi lacerata, e soprattutto si affermano voci di portata europea, come Juan Goytisolo e Juan Marsé, autore, quest’ultimo, del romanzo Canzoni d’amore al Lolita’s Club. In questa rapida carrellata di nomi occorre aggiungere il barcellonese Eduardo Mendoza e il suo libro La verità del caso Savolta (1974), che inaugura con una scrittura fluente il fortunato filone del feuilleton e del noir.
Dopo il caso isolato dello straordinario romanzo Giochi tardivi (1989) dell’estremegno Luis Landero, ecco irrompere sulla scena letteraria (e sul mercato) Manuel Vázquez Montalbán, scrittore poliedrico, autore di roventi pamphlet e reportage politici, creatore della saga popolare dell’investigatore Pepe Carvalho. Il suo rapido successo ha favorito l’ingresso di altri giovani autori, a partire da Javier Marías, la cui azione metanarrativa si risolve spesso in esercizio mentale, creando sequenze sinuose ed ellittiche, ricche di sfumature e lirismo. Ricordiamo alcuni suoi libri, già cari ai nostri lettori: Domani nella battaglia pensa a me (1994) e la serie Il tuo volto domani, di cui sono usciti i volumi Febbre e lancia (2002) e Ballo e sogno (2004). Altra figura di solida base culturale è Antonio Muñoz Molina; negli anni Ottanta si fa conoscere con racconti dalle trame complesse che attingono al noir, alla storia spagnola, alla cultura filmica e musicale: il libro Sefarat (2001) e il diario di viaggio Finestre di Manhattan (2004) lo consacrano autore di fama europea.
Non mancano poi le donne, come Almudena Grandes, catapultata sulla scena internazionale dalla notorietà del romanzo erotico Le età di Lulù (1989); alla quale si affianca Rosa Montero, giornalista assai nota in Spagna e la cui opera indaga con coraggio aspetti della condizione femminile (si veda Storia del re trasparente, del 2005, ambientato nel Medioevo). Nuovi autori spagnoli si affacciano sulla ribalta internazionale: Javier Cercas con I soldati di Salamina (2001, tradotto poi in film) offre una rilettura originale di un episodio della guerra civile spagnola; Arturo Pérez-Reverte dà inizio al fortunato ciclo delle rocambolesche avventure del capitano spadaccino Alatriste, ricche di affabulazione e suspense, in uno scenario barocco dove convivono soldati e inquisitori, dame e furfanti. Soprattutto l’ultima produzione narrativa sorprende il lettore con una serie di libri: L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón, L’ultimo Catone e Iacobus di Matilde Asensi, La fratellanza della Sacra Sindone e La bibbia d’argilla di Julia Navarro, La cattedrale del mare di Idelfonso Falcones, Cena segreta di Javier Sierra, La spia di Dio di Juan Gómez Jurado, Il mal di Montano di Enrique Vila-Matas, Il gioco dell’impiccato di Imma Turbau, Il settimo velo di Juan Manuel de Prada (uscirà in autunno da Longanesi) ecc. conquistano in breve tempo i vertici delle classifiche.
Come spiegare tale travolgente successo? Quale elemento segreto sostiene la sua affermazione? Il giornale spagnolo El País ha risposto con la formula «Historia+misterio+cultura», che dovrebbe spiegare tutto, ma non è così. Noi crediamo - almeno per quanto riguarda l’ultima serie dei nomi segnalati - che la nuova narrativa faccia sapientemente ricorso a un cocktail di ingredienti, composto da commedia di costume, romanzo storico-religioso, amore, intrigo, mistero, citazionismo letterario, in una scrittura che mescola i vari generi, puntando sulla forza dirompente dell’immagine, sulle tecniche dei media, sul modello televisivo e del cinema. Operazione difficile che è riuscita a una generazione di esordienti spagnoli, passati indenni dall’afasia della dittatura alla prorompente attualità, disposti solo a guardare avanti, a recuperare il lungo tempo perduto.