Spagna nei guai: debito in aumentoproteste contro la riforma del lavoro

Dall’inizio della crisi il debito pubblico di Madrid è raddoppiato, passando dal 40 a quasi l’80% del Pil. Deficit 2011 al’8%. Sindacati contro le nuove norme sui licenziamenti. E ora si ferma anche l’Iberia

Se, prima dello scoppio della crisi debitoria europea, la Spagna poteva dirsi relativamente al sicuro grazie a un rapporto debito-Pil di circa il 40% contro una media dell’Eurozona del 70%, oggi le cose si stanno mettendo assai peggio. L’andamento negativo dell’economia reale, lo scoppio della bolla immobiliare e l’altissima disoccupazione (il 23%, la più elevata dell’Eurozona) hanno avuto un impatto molto negativo sui conti pubblici: il deficit 2011 non dovrebbe raggiungere gli obiettivi, facendo segnare un preoccupante 8% del Pil, e quest’anno il rapporto fra stock di debito pubblico e il dovrebbe toccare l’80%. In pochi anni, dunque, il debito spagnolo è raddoppiato. Una tendenza molto preoccupante, che ha causato fra l’altro il taglio del rating Moody’s ad Aa3, esattamente come l’Italia che ha però sulle spalle un debito pubblico che ormai si avvicina al 120% del Pil. Questo spiega perché il differenziale lo spread fra titoli spagnoli e italiani sia ormai intorno a soli 30 punti base.

, spiegano fonti finanziarie londinesi all’agenzia Bloomberg. Secondo le stime della Commissione europea, il rapporto debito-Pil raggiungerà il 78% nel 2013, e gli sforzi per mantenere sotto controllo il disavanzo annuale si sono scontrati con una la seconda recessione in pochi anni. Per il Fondo monetario internazionale, l’economia iberica si contrarrà dell’1,7% quest’anno, e il deficit 2012 arriverà al 6,3%, circa due punti in più del 4,4% concordato da Madrid con l’Unione europea.

Il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha chiesto alla Spagna misure addizionali di austerità, nonostante i tagli di spesa e le misure fiscali addizionali per 15 miliardi di euro approvati in dicembre. In proposito, subito dopo la pubblicazione delle previsioni economiche della Ue (previste per giovedì), incomincerà una discussione fra la Spagna e i partner europei.

In questo quadro si colloca la protesta dei sindacati spagnoli, che sabato scorso ha inondato, come un fiume in piena, le strade e le piazze delle 57 principali città del Paese. Nelle scorse ore si è svolto uno sciopero dei piloti dell’Iberia, che ha causato la cancellazione di 153 voli; altri due scioperi sono stati proclamati per il 24 e il 29 febbraio con la cancellazione di 238 voli. Le critiche sono concentrate, in particolare, sulla riforma del mercato del lavoro. Con le nuove norme, le aziende in difficoltà potranno derogare dalle condizioni previste nei contratti collettivi; inoltre, la riforma introduce maggiore flessibilità sulle retribuzioni e rende meno onerosi i licenziamenti: l’indennità passa infatti da 45 giorni di stipendio per anno di lavoro a 33 giorni, e in certi casi a 20 giorni. Il premier Mariano Rajoy conferma tuttavia l’urgenza e la bontà della riforma, che dovrebbe aprire spazi di lavoro ai giovani, il cui tasso di disoccupazione ha ormai toccato il record del 49%. E il tentativo del partito socialista di cavalcare la protesta si è risolto in una marea di fischi della piazza madrilena nei confronti degli ex ministri del governo Zapatero.

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