Gli spazi museali come sfida al moderno

Nel Novecento i migliori architetti d'Europa hanno reinterpretato gli spazi espositivi trasformandoli in "templi" del contemporaneo

Milano - I musei come luoghi del moderno. Quando il contenitore stupisce più del contenuto. Nel corso del Novecento, i migliori architetti d'Europa hanno saputo affrontare la sfida presentata dall’arte reinterpretando musei, spazi espositivi e centri per la cultura fino a trasformarli in veri e propri "templi" del contemporaneo. Al centro di trasformazione veloci e di un’attenzione senza precedenti, questi "non-luoghi", immersi nel vivere, quotidiano, hanno saputo reinventare la modernità e rappresentarla nell'urbanistica cittadina. Per ognuno di essi, gli architetti hanno cercato di identificare un "sistema" espresso dal rapporto tra lo spazio architettonico, la sua funzione, la fruizione da parte del pubblico e il contesto urbano.

La "macchina" Pompidou Ancora oggi, in un contesto internazionale profondamente cambiato proprio dalla sua invenzione, la complessa macchina museale del Centre Georges Pompidou, inaugurato a Parigi nel 1977, costituisce un esempio unico di utopia culturale realizzata. Aperto a ogni forma di creazione artistica, questo centro ha trasformato l’idea del museo come luogo della conservazione di un patrimonio passato, nella fabbrica della cultura del presente. Il Centre Pompidou ha portato negli spazi museali l'innovazione del contemporaneo infondendo un ruolo profondamente innovativo nella storia architettonica mondiale. L'architettura di questo museo risulta essere, quindi, di rottura nel tessuto urbanistico della vecchia Parigi: le critiche feroci non hanno comunque distolto lo sguardo da un contenitore geniale, capace di raccogliere al proprio interno eccezionali collezioni d’arte che dagli albori del Novecento giungono alle ultime tendenze del contemporaneo.

La ciminiera della Tate Modern Tra i numerosi musei dedicati all’arte del Novecento pochi hanno conosciuto un immediato successo di pubblico come la Tate Modern di Londra: inaugurata nel 2000, accoglie ogni anno quasi cinque milioni di visitatori. Ricavata dallo studio svizzero Herzog & de Meuron dentro la struttura esistente di una centrale elettrica sulle rive del Tamigi, con la sua mole imponente e la svettante ciminiera, la Tate Modern è oggi un’icona del paesaggio londinese. Al suo interno, la grande Turnine Hall, centro nevralgico dell’edificio, è un luogo di incontro per il pubblico astratto dalle spettacolari installazioni temporanee. Un’attenta e innovativa gestione museale, supportata da un forte strategia di comunicazione, fa della Tate Modern un museo dinamico e aperto all’attuale dimensione multiculturale con il suo insaziabile appetito di novità.

La collana Mondadori Arte I luoghi affrontati in questa collana sono musei, spazi espositivi, centri per la cultura che nel corso del Novecento hanno rappresentato diversi modi di affrontare la sfida presentata dall’arte, fino a trasformarsi oggi in veri e propri “templi” del contemporaneo, al centro di trasformazione veloci e di un’attenzione senza precedenti. Sul Centre Pompidou Elena Del Drago, giornalista e storica dell’arte contemporanea, ha curato il volume Centre Georges Pompidou. Parigi, mentre sulla Tate Modern di Londra Maria Alicata, storica dell’arte e ideatrice dei progetti della Fondazione Adriano Olivetti, ha curato il volume Tate Modern. Londra.