Spazio: parte Goce e porta un nello spazio un po' d'Italia

Il 16 marzo parte Goce, satellite dell Agenzia Spaziale Europea che monitorerà i livelli medi del mare e dei ghiacci. Fra i responsabvili della missione anche il gruppo di geofisica dell’Università degli Studi di Milano

Milano - Continuano le avventure nello spazio. Ed è sempre maggiore il numero di missioni targate tricolore. L'Esa (Agenzia Spaziale Europea) sta infatti terminando I preparativi, a Plesetsk, Russia, per il lancio del satellite Goce (Gravity and steady state Ocean Circulation Explorer, Esploratore della Gravità e della Circolazione stazionaria Oceanica), che avverrà il 16 marzo. E' il primo satellite della serie degli Esploratori della Terra dell’Esa.

Andare nello spazio per conoscere la terra E’ un satellite, ad alto contenuto tecnologico, che permetterà per la prima volta di mappare con estrema precisione la gravità del nostro pianeta. Si potranno così ottenere risultati importanti in geofisica e in diversi settori riguardanti problematiche ambientali sismiche.

L'impegno italiano Il gruppo di Geofisica dell’Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio”, costituito da Valentina Barletta, Andrea Bordoni, Gabriele Cambiotti, Anna Maria Marotta e Roberto Sabadini nell’ambito del progetto Goce-Italy finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, ha il compito di sviluppare tali tematiche.

I livelli medi del mare Sarà quindi possibile avere a disposizione per la prima volta un livello medio del mare di riferimento estremamente preciso, per misurare e per prevedere, mediante opportuni modelli matematici, le variazioni del livello del mare dovute sia a mutamenti climatici che alla tettonica attiva. Questa superficie di riferimento estremamente precisa permetterà di rivelare variazioni del livello del mare dell’ordine anche di un millimetro all’anno, non solo globalmente per i grandi bacini oceanici ma anche per bacini di dimensioni più piccole, quali il Mediterraneo.

Monitoraggio dei ghiacci Goce avrà ricadute altrettanto rilevanti nella misura della velocità di fusione dei ghiacciai aventi dimensioni spaziali più piccole di quelli già monitorati dalla missione Grace della Nasa, in orbita dal 2002, che ci ha permesso di determinare l’ammontare della perdita di massa nei complessi glaciali dell’Alaska ed della Patagonia, ad esempio, oltre alla perdita di massa in Groenlandia ed Antartide occidentale. Grazie all’aumentata risoluzione spaziale di Goce rispetto a Grace, saremo in grado di determinare la velocità di fusione dei ghiacciai in complessi glaciali come quelli appartenenti alle nostre Alpi.