Lo spazio vitale che scatena l’aggressività

La domanda che i miei pazienti, ma anche gli studenti (e i vicini di casa) mi hanno rivolto oggi è questa: «È possibile che la strage di Erba abbia avuto la sua origine da una lite condominiale?». In altre parole, può un fatto considerato così frequente (e quindi apparentemente «banale») scatenare tanta ferocia animalesca? Sì è possibile, anzi, per certi aspetti (quelli «istintuali» appunto), è prevedibile e quindi, quel che è assai più importante, prevenibile. Non v’è dubbio, a mio parere, che concetti quali «previsione» e «prevenzione» siano difettati gravemente in questa occasione, tanto da consentire una «escalation» di aggressività senza limiti. Ma perché i vicini di casa possono essere così odiati, al punto di desiderare il loro sterminio? Seguitemi e lo capirete anche voi.
Sono sicura che le «Caverne» avessero un giardino ciascuna, piccolo, ma in grado di garantire agli abitanti il giusto spazio vitale, necessario per garantirne l’equilibrio psicologico. Sono anche certa che proprio per l’esistenza di quel giardinetto, fonte di relax per i primitivi che ritornavano a casa stremati dalla ricerca del cibo e dalla lotta con gli animali feroci, gli uomini non si siano estinti (fino ad ora), ammazzandosi, proprio tutti, l’un l’altro…. Tutti voi certamente saprete che, in alcune condizioni, una intera popolazione può trovarsi «sotto stress». Questa forma di sofferenza sociale è particolarmente comune in situazioni particolari, come ad esempio le guerre, le gravi crisi economiche o i disastri naturali e, da questo punto di vista, il secolo appena terminato (ma anche questo non scherza) è sicuramente stato uno dei più «stressanti» nella storia dell’umanità. E fino qui sono sicura che tutti voi concorderete con me… Non sono invece altrettanto convinta che la maggior parte di voi (e soprattutto alcuni architetti) sappiano che fra i fattori culturali e sociali che generano stress hanno una parte molto importante i cosiddetti: Housing arrangements, ovvero il «tipo di abitazione». Ma scendiamo nei particolari: può infatti generare stress non solo il tipo di costruzione (che non prevede lo spazio vitale necessario fra un elemento abitativo e un altro), ma anche la scelta del luogo (troppo rumoroso, ad esempio) e infine anche la divisione interna degli spazi abitativi. I testi di psichiatria, ma anche di sociologia, e di antropologia definiscono parametri che sarebbe meglio non superare, onde evitare effetti negativi; si parte dal numero consigliato di occupanti una stanza, per proseguire con quelli di un appartamento, o di un condominio. Per essere proprio chiari, «l’overcrowding», cioè il sovraffollamento, è considerato come uno dei principali «fattori di rischio», e non solo psicologico. Basti pensare a quello, sempre attuale, di epidemie. Visto: pare che ognuno di noi, se vuole mantenere una buona salute psicofisica, non possa (e non debba) rinunciare al proprio spazio «vitale».
Eppure è opinione comune che noi, occidentali del ventunesimo secolo, siamo gente perfettamente equilibrata, e nemmeno il fatto che nella nostra società un gran numero di persone soffra di forme più o meno gravi di malattie psichiche provoca il minimo dubbio al riguardo. Come già fece a suo tempo Erich Fromm, vi domando: possiamo essere certi di non ingannarci? E perché, allora, se siamo «gente equilibrata» non siamo più capaci di seguire le più semplici regole del buon senso, come quelle, che come abbiamo appena visto sono dettate dalle Scienze cosiddette «Umane»? E se le guerre, come i disastri naturali, non sempre sono evitabili, o prevedibili, perché non agiamo, almeno, su quanto sicuramente potrebbe essere evitato, per tutelare la nostra salute? In Inghilterra, ma anche in Germania e in molti altri Paesi la maggior parte delle abitazioni, anche quelle «modeste» sono uni-familiari, dotate ciascuna di un giardino, anche piccolo, a garanzia di quello «spazio vitale» di cui abbiamo parlato. Non basta, ma può servire.
* Docente

di Psicologia Medica
Università di Genova