Cinema, morto il regista Bernardo Bertolucci

È scomparso oggi Bernardo Bertolucci, regista di Ultimo tango a Parigi, Novecento e l’Ultimo Imperatore, unico italiano ad aver vinto un Oscar per la regia

L’ultimo dei grandi maestri del nostro cinema, Bernardo Bertolucci, unico italiano ad aver vinto un Oscar per la regia, ci ha lasciati per sempre. Di lui ci resteranno dei capolavori come Ultimo tango a Parigi, Novecento e l’Ultimo Imperatore.

L’infanzia, l’amicizia con Pasolini e l’esordio al cinema

Bernardo, figlio del poeta e critico letterario Attilio Bertolucci, nasce nel 1941 vicino a Parma, a pochi chilometri dalla casa dove abitò Giuseppe Verdi ma, all’età di 12 anni, si trasferisce con la famiglia a Roma. Del padre ricorda che, appena tornato dal vedere un film, chiamava il giornale e dettava allo stenografo la sua recensione per telefono “senza averla scritta prima. Dopo se la faceva rileggere e cambiava al massimo due parole”. A soli 15 anni gira i suoi primi cortometraggi con una 16 mm presa in prestito: La teleferica, storia di tre bambini che si perdono nella foresta, e Morte di un maiale, ambientato all’interno di un mattatoio. A Roma si iscrive alla Facoltà di Lettere Moderne (che lascerà ben presto) e nel 1962 vince il Premio Viareggio Opera Prima per il libro in versi In cerca del mistero ma il primo amore resta il cinema. In questi anni Bertolucci vive in via Carini, nel quartiere di Monteverde Vecchio. Qui conosce un suo vicino di casa molto importante, Pier Paolo Pasolini, che lo introduce nel mondo della settima arte scegliendolo come assistente alla regia per la sua prima opera, Accattone.

L’anno successivo è Bertolucci a dirigere il suo primo film, La commare secca, da un soggetto di Pasolini. Del 1964 è Prima della rivoluzione che anticipa chiaramente il ’68 e dove il protagonista è un giovane borghese iscritto al Partito comunista che si invaghisce di sua zia. Nel 1967 sarà chiamato da Sergio Leone come autore del capolavoro C’era una volta il west, mentre sei anni più tardi girerà Il conformista tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia con protagonista Jean-Louis Trintignant. Bertolucci, con questo film, vince il suo primo David di Donatello e riceve la prima nomination agli Oscar per la miglior sceneggiatura non originale.

I primi successi, Ultimo tango a Parigi e Novecento

Il primo vero grande successo arriva nel 1972 con Ultimo tango a Parigi per la scena in cui Marlon Brando usa il burro per favorire una penetrazione anale in Maria Schneider. Bertolucci, a tal proposito, dopo la morte dell’attrice, rivelò:“L’idea è venuta a me e a Brando mentre facevamo colazione, seduti sulla moquette. A un certo punto lui ha cominciato a spalmare il burro su una baguette, subito ci siamo dati un’occhiata complice. Abbiamo deciso di non dire niente a Maria per avere una reazione più realistica, non di attrice ma di giovane donna. Lei piange, urla, si sente ferita. E in qualche modo è stata ferita perché non le avevo detto che ci sarebbe stata la scena di sodomia e questa ferita è stata utile al film”. Ma poi agiunse:“La sua morte è arrivata prima che potessi riabbracciarla e chiederle scusa”. Il film ottiene un enorme successo al botteghino e viene premiato con un David di Donatello, un Nastro d’argento e una nomination all’Oscar, ma entra subito nel mirino della censura. Nel 1976 la magistratura ordina la distruzione della pellicola che solo nel 1987 riceve la riabilitazione.

Un altro suo grande capolavoro è Novecento, un film con Robert De Niro, Stefania Sandrelli e Gerard Depardieu, in cui Bertolucci racconta la storia di una famiglia dalla nascita del comunismo in Emilia Romagna fino alla Liberazione.“Eravamo nel 1976, in pieno compromesso storico e mi sembrava di dover celebrare un rito, pensavo di rendere omaggio alla storia del Pci. Paese Sera, quotidiano comunista romano, organizzò un dibattito con lo storico Paolo Spriano e Giancarlo Pajetta. Alla fine del primo tempo, Pajetta, entusiasta, mi abbracciò. Poi, vedendo le immagini della Liberazione, in cui mostravo anche le vendette private, i processi popolari contro i fascisti, si alzò furioso e se ne andò gridando: mi rifiuto di partecipare”, ricorderà in seguito Bertolucci che ringrazierà soltanto Walter Veltroni, all’epoca leader della Fgci, per averlo sostenuto. “Da allora, - dirà con rammarico - la mia tessera del Pci, presa nel 1969 contro l’estremismo filocinese dell’estrema sinistra, proprio nel momento in cui ci fu la rottura del partito con il gruppo del Manifesto, si è andata via via scolorendo... Alla metà degli anni Ottanta ho smesso di rinnovarla, non ero un militante, ho iniziato a vivere più all’estero che qui”.

L’Ultimo Imperatore, l’apice del successo

Nel 1988 Bertolucci gira L’Ultimo Imperatore, un kolossal girato in Cina che ottiene un enorme riscontro sia di pubblico sia di critica. I premi vinti sono numerosissimi, soprattutto agli Oscar con 9 nomination ricevute e 9 statuette portate a casa, tra cui quelli come miglior regia e miglior sceneggiatura. Poi ci sono 9 David di Donatello, 4 Golden Globe, 4 Nastri d’Argento e 3 premi Bafta. Il film nasce per il grande amore per l’Oriente che Bertolucci scopre negli anni ’80 dopo aver girato vari Paesi come la Thailandia, il Giappone e la Cina. “Tempo dopo - racconterà in una delle sue tante interviste - il produttore Franco Giovalè mi diede da leggere il libro Da imperatore a cittadino, autobiografia presunta dell’ultimo imperatore cinese. Io avevo appena riletto La condizione umana di Malraux che si svolge nella Shangai del ’27. Con questi due progetti volai nell’84 in Cina: primo impatto con la città proibita, e da lì innamoramento assoluto". "Negli anni ’80 – aggiungerà - avevo deciso di allontanarmi da un’Italia che mi sembrava iniziasse a essere molto corrotta. La Cina è stata un altrove in cui ho amato perdermi, e subito dopo venne l’altrove del Sahara di Il tè nel deserto (1990 ndr), e l’altrove del buddismo e dell’India di Piccolo Buddha (1993). Questi tre film sono legati dal bisogno di evadere dalla realtà del mio paese che in quel momento non mi piaceva”.

Gli ultimi anni di vita

Prima dei gravi problemi di salute che lo costringeranno a passare gli ultimi anni della sua vita in sedia gira Io ballo da sola e L’assedio. Nel 2000, infatti, subisce una serie di interventi per un’ernia del disco e trascorre un intero anno a letto ma, alla fine, riesce a superare la grave depressione che lo aveva assalito. “Ho imparato ad accettare questa mia nuova condizione. Da allora è diventato tutto più facile. E ho ripreso a fare film. E ho capito che fare film è la sola terapia”, disse dopo aver girato The Dreamers (2003) e Io e te (2012). Bertolucci, nel 2014, gira un documentario a Trastevere per testimoniare come sia difficile per un disabile girare in una Capitale come Roma. "Questa - dice - è una città segnata come unfriendly per i portatori di handicap. Lo sanno tutti, tranne il Comune. Ma non mi meraviglio, fa parte della nostra cultura, non siamo storicamente attenti al mondo di chi non è autosufficiente, non ci sono leggi di garanzia, noi preferiamo una sorta di manutenzione per i disabili, che è una via d'uscita mediocre". Gli ultimi premi arrivano nel 2007 quando, a Venezia, riceve un super Leone d’oro, mentre nel 2011, a Cannes, gli viene consegnata la Palma d’oro alla carriera. Dal 2008 una “stella d’oro” "brilla" sul marciapiede delle star, la Walk of Fame dell’Hollywood Boulevard di Los Angeles.

Commenti
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Dario Maggiulli

Lun, 26/11/2018 - 09:38

Implacabile, il tempo divora ogni pulsione, ogni slancio giovanile delle nostre esistenze, riducendoci in portatori di fragilità, nel più o meno breve arco della nostra esaltata vita. -9,38 - 26.11.2018

Ritratto di Maximilien1791

Maximilien1791

Lun, 26/11/2018 - 10:05

Novecento secondo me è il suo capolavoro, un grande film. Mi dispiace che ci abbia lasciato e che abbia vissuto l'ultima parte della sua vita da invalido.

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BIASINI

Lun, 26/11/2018 - 10:13

Targato sinistra caviar, fu un mediocre regista di un filmetto, ai tempi, porno soft e di una noiosissima pizza come "l'ultimo imperatore". Coperto di premi e riconoscimenti giocava in casa: io do un premio a te e tu uno a me. RIP, se ci riesce.

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pierluigiv

Lun, 26/11/2018 - 10:29

Maria Schneider si porto' sempre dentro come una ferita quella scena del burro. Bella porcata, complimenti, roba da medioevo.

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elkid

Lun, 26/11/2018 - 10:32

----BIASINI---lei dice che fu un mediocre regista---incapace di dare un giudizio slegato dalle convinzioni politiche del regista medesimo---me lo faccia lei un nome di un regista italiano superiore a bertolucci---swag patetico---

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dlux

Lun, 26/11/2018 - 11:01

Facciamo finta che un regista si professi di sinistra e che nelle giurie nazionali ed internazionali ci siano nominati strategicamente giudici appartenenti alla stessa sfera politica, secondo voi il giudizio sarà equanime? La risposta è no, vero? E, soprattutto, lui lavora e continua a lavorare, mentre gli altri, non allineati, fanno fatica se non la fame. Ciò è quello che avviene in tutti i settori in quel modo organizzati. L'arte non fa eccezione.

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primulanonrossa

Lun, 26/11/2018 - 11:10

^°©°^ R.I.P.. l'ultimo tango a Pontremoli è stata una bella porcatola la per Maria Schneider, ma devo aggiungere che noi, NON di sinistra, NON riusciamo a capire l'alto valore artistico insito, intrinseco in quelle scene, solo una mente aperta superiore e sinistroide ci può riuscire. Era un bravo regista ? non era un bravo regista ? sono incerto... di una cosa invece sono sicuro, se non fosse nato, cresciuto, formato nella sponda sinistroide ma dall'altra parte, artisticamente parlando, sarebbe nato morto non sarebbe mai sbocciato E soprattutto non avrebbe mai lavorato. PUNTO AMEN

Ritratto di primulanonrossa

primulanonrossa

Lun, 26/11/2018 - 11:18

^°©°^ el du maron sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì però non è da dire si fa presto a dire

Ritratto di libertà o cara

libertà o cara

Lun, 26/11/2018 - 11:34

Gentile lettore, la morte di Bertolucci ci pone di fronte alla realtà dell'esistere! Tre sono gli aspetti del Bertolucci su cui possiamo esprimere il nostro pensiero! L'uomo, il regista, i valori comunicati nei film! Il regista: Per i media il Bertolucci è i suoi film! La cosa significativa per i media! I valori comunicati nei film: semplicemente avversi alla tradizione culturale italiana, quindi ridurre l'uomo (homo) ad oggetto delle proprie voglie! L'uomo: del suo sentire, delle sue attese ben poco si sa, non c'è, in ciò, vantaggio per i media allora non se ne parla! Speriamo che la morte lo abbia colto in grazia di Domina Iddio e che presto possa giungere nella casa del Padre!

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elkid

Lun, 26/11/2018 - 11:37

---primulanonrossa--a tipi like you e commentatori della domenica affini --farei fare un test interessante---vi farei vedere dei film senza dirvi chi è il regista---e svelandovi il nome solo dopo un vostro giudizio sul film---un film è bello o brutto--è fatto bene o meno --a prescindere dalle idee politiche del regista---ma voi proprio non ci riuscite a scindere i giudizi---lo fate non solo coi film ma anche coi libri ed altre forme d'arte---non molto tempo fa ho letto l'articolo di un critico d'arte che sostiene che michelangelo avesse idee di destra per quell'epoca--ciò non toglie che ogni volta che vado a vedere la cappella sistina rimango a bocca aperta--e delle idee politiche del michelangelo non me ne importa una ceppa--swag

GioZ

Lun, 26/11/2018 - 12:04

"Ultimo tango a Parigi", ridurlo a pornosoft è da miopi. Maria Schneider, che ha acquisito notorietà solo grazie a quel film, non ha mai perso occasione per sputare nel piatto dove ha mangiato e che praticamente è stato l'unico suo pranzo (immeritato) nel mondo del cinema. Consiglierei a tutti di rivedere con calma questo film e, subito dopo, "Il piccolo Budda", per capire quanto grande fosse la tecnica e il "mestiere" di questo regista. Che "letto" con attenzione, in realtà, si profila molto più di destra che di sinistra. Ma poi, chissene frega? E' stato un grande, e non mi sembra che abbia schiaffato propaganda politica nei suoi film come fanno certi contemporanei con nauseante faziosità.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 26/11/2018 - 12:13

I denigratori scoprono il volto della loro estraneità al mondo intelligente. Il tango, che comunque risente dell'influenza pasoliniana, ha una sottilissima tessitura pregiata. Novecento, L'ultimo Imperatore, sono indiscussi capolavori. L'uomo, complesso nel suo portato storico sociale, non è dissimile da Visconti, altro genio assoluto, o Fellini, idem cum patatem, o De Sica o Monicelli, tutti, autentiche glorie italiane. -12,12 - 26.11.2018

steluc

Lun, 26/11/2018 - 12:13

"Novecento" lo rivedo sempre volentieri , anche perché ambientato in luoghi familiari, "L'ultimo imperatore" lo considero un buon colossal. Quanto al burro , diciamo che glie l'hanno data buona in quanto regista elitario dalla parte giusta.Certamente un grande protagonista del suo tempo, nel nostro chissà…..

scaruglia

Lun, 26/11/2018 - 12:55

Addio compagno Bertolucci....tanta vigna e poca uva....

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wilegio

Lun, 26/11/2018 - 12:55

Immagino fosse di sinistra, come tutti gli upmini di spettacolo italiani. Beh, da me non ha mai incassato una lira... e neanche un euro.

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primulanonrossa

Lun, 26/11/2018 - 13:47

^*@*^ come stavo dicendo, nello spettacolo NON SOLO, in Italia non ci possiamo nemmeno permettere il lusso di essere Faziosi, dato che i rappresentanti “artistici” O Pseudo tali sono tutti cattoprogressisticompagnocomunisti O quantomeno atteggiati in quella direzione . Si può essere faziosi in un paese dove gli artisti possano essere completamente estranei alla politica, di una parte o della parte apposta ma da noi questo non esiste o sei compagno o sei compagno se lo sei lavori se non lo sei non lavori e vai nel dimenticatoio perciò io non posso essere fazioso a favore di chi non esiste o quantomeno solo molto marginalmente . Qualche raro artista , non allineato , si è salvato da questo caccame Ma pur sempre trattato in punta di forchetta, con sospettato di tare, salvato dal suo genio così grande nell’arte più universale che ci sia, la musica, riuscì comunque a sfondare E conquistare il cuore della stragrande maggioranza Il suo nome era LUCIO BATTISTI.

yulbrynner

Lun, 26/11/2018 - 14:30

Condoglianze alla famiglia, i suoi film li ho sempre trovati noiosi,preferibo monicelli come trovo noiodi quelli di fellini forse sara colpa mia a non capirli, non amo particolarmente il cinema italiano e trovo davvero scarso il cinema italiano dal 1990 in poi x non parlare di attori e attrici davvero scarsi e sceneggiatori seena idee, che tristezza pero classificare le persone per reale o presunta appartenenza politica le persone si giudicano x le loro capacita e x il loro cuore e rispetto del prossimo

yulbrynner

Lun, 26/11/2018 - 14:37

Primula vero in parte ... banfi buzzanca tanti altri non sono compagni ... hanno lavorato comunque quindi le solite generalizzazioni di sta ceppa qui non mancano mai

Ritratto di TizianoDaMilano

TizianoDaMilano

Lun, 26/11/2018 - 14:56

Maximilien1791. "Novecento è il suo capolavoro". Capolavoro? Novecento è un comizio di quart'ordine, può piacere soltanto agli assidui frequentatori delle cellule di partito. La propaganda fascista in confronto era informazione parrocchiale.

Ritratto di elkid

elkid

Lun, 26/11/2018 - 15:13

"È molto triste dire addio a un carissimo amico e a un regista di grande talento come Bernardo Bertolucci, che con il suo lavoro è riuscito a trasportarci in dimensioni artistiche uniche". Queste le parole di Franco Zeffirelli per la scomparsa del maestro Bertolucci--franco zeffirelli--mica pinco pallo---riuscite a immaginare un regista con idee politiche più a destra di zeffirelli?---e le sue parole gli fanno onore --perchè giudica il lavoro e non le convinzioni politiche--

Dordolio

Lun, 26/11/2018 - 15:44

Sicuramente un regista dalle grandi capacità. Ma NOVECENTO lo considero inguardabile (e ho lavorato in gioventù nel settore). Molto buono invece L'ULTIMO IMPERATORE. ULTIMO TANGO è godibile ma scandaloso. Tinto Brass dietro la macchina da ripresa se la caverebbe meglio. E non insulto nessuno: Brass ci sa fare. Non so nulla dell'uomo Bertolucci. Ma la famosa scena del burro di Ultimo Tango hanno sempre insistito nel dirmi che fosse reale. E lo scrivete anche voi. La Schneider ne era all'oscuro. Organizzarono tutto Bertolucci e Brando... Che pensare. Essendo lui di sinistra poi le oche d'area tacciono tutte. Scandaloso.

yulbrynner

Lun, 26/11/2018 - 15:53

Qui molti esseri giudicano le perdone non x le loro qualita pregi difetti onesta bonta d animo ma x la loro presunta o reale fede politica x me uns persona e bella e capace infipeneentemente dalla propria fede pooitica ma che persone tristi queste

faman

Lun, 26/11/2018 - 16:14

BIASINI-Lun, 26/11/2018 - 10:13: zoticone ignorante, tutti hanno il diritto di criticare, ma usando il cervello, quello che tu non hai.

faman

Lun, 26/11/2018 - 16:16

primulanonrossa-Lun, 26/11/2018 - 11:10: commento di un infelice frustrato.

faman

Lun, 26/11/2018 - 16:19

gli scarafaggi neri non perdono occassione di rigurgitare i lori commenti.

Pat2008

Lun, 26/11/2018 - 17:00

"Lei piange, urla, si sente ferita. E in qualche modo è stata ferita perché non le avevo detto che ci sarebbe stata la scena di sodomia e questa ferita è stata utile al film". È tutto in questa dichiarazione. Un regista discreto, ma se preferite anche bravissimo. Un grandissimo regista e un uomo microscopico. Succede spesso. Questa dichiarazione la fece qualche anno fa, dopo la morte di Maria, senza alcun tipo di umanità, fingendo anche con mieloso cinismo di aver voluto chiederle scusa. Ebbe decenni per chiederle scusa e non lo fece mai, perché non gli importava niente di lei, come tipico di tutti quelli che abusano di una donna. La povera Schneider in quei tempi oscurantisti fu distrutta come attrice e come persona, ed era una ragazza di 19 anni. Si portò dietro quel marchio per tutta la vita e si ammalò anche di cancro, mentre il grande regista prosperava osannato. Sarà stato un grande regista e allora qualcuno guarderà ancora i suoi film. Lui nel frattempo è morto.

Dordolio

Lun, 26/11/2018 - 17:03

A beneficio di faman e altri suoi compagni di merende. Vidi NOVECENTO credo per lavoro. E rimasi indignato dalla libertà propagandistica di Bertolucci che - se non ricordo male - esibisce il fattore fascista Attila Melanchini che fa roteare per aria dei bambini al fine di spaccar loro la testa sul muro. Si tratta di pura propaganda becera e falsa. Narrativa sul nulla di eventi mai accaduti. Solo per dettagli di questo tipo Bertolucci andrebbe messo all'indice, perchè ha prostituito il suo ingegno alla propaganda politica e nulla più. Pubblicate, grazie, dando il dovuto rilievo alla faccenda.

timoty martin

Lun, 26/11/2018 - 17:07

Dopo lo schifo de "L'ultimo tango a Parigi" Bertolucci ha chiuso. Ha perso ogni stima, ogni credibilità; ha rovinato la vita della Schneider

Dordolio

Lun, 26/11/2018 - 17:20

@Pat2008. Concordo. Penso che lei abbia compreso perfettamente lo spirito del tutto e l'abbia descritto con sobrietà ed equilibrio.

Ritratto di primulanonrossa

primulanonrossa

Lun, 26/11/2018 - 17:34

¥¥¥¥¥ ^*@*^ Com’è il bassissimo standard recitativo dell’attore/rice italico/a ? È bassissimo !! Faccio un esempio per spiegarmi: In un film Sulla seconda guerra mondiale ho visto un bravissimo attore americano Che tra un conflitto a fuoco e l’altro,,lui è le sue truppe si presero una pausa improvvisando uno spettacolo teatrale, nel recitare nella parte vera da combattente era bravissimo ma nella parte finta da teatrante ci metteva tutto l’impegno possibile per sembrare goffo , com’è giusto così, accentuando le espressioni e la mimica facciale, insomma un cagnaccio, Per farla breve questo e lo standard dell’attuale attore italico, I vecchi attori al contrario erano molto bravi, con l’aggravante che quando recitano Hanno un tono di voce sospiroso come se avessero costantemente un dito infilato nel .... . CAPPITO MI HAI ?

timoty martin

Lun, 26/11/2018 - 19:12

Maestro?? certamente no'! Un comunistra caviale, quello si'

Dordolio

Mar, 27/11/2018 - 01:44

@GioZ. Nessuno con un minimo di cultura cinematografica sosterrà mai che Ultimo Tango è un pornofilm. Ma si tratta comunque di un'opera difficile sull'incomunicabilità che deve la sua fama appunto alla rappresentazione di una sodomia (ormai lo si sa) autentica, e collocabile in un'epoca in cui era qualcosa di nuovo nel cinema d'autore e assolutamente scandalosa. Tanto che il film rischiò di essere distrutto, fino all'ultima "pizza". Che la Schneider ne sia stata travolta professionalmente e psicologicamente è nella natura delle cose. Altro che sputare sul piatto.... La sua fama fu limitata ad una violenza subita a sorpresa in uno scenario di "buona la prima". Moralmente un autentico crimine. Ignorato da chi dovrebbe quanto meno stigmatizzarlo. E non facendolo perde ogni credibilità.

faman

Mer, 28/11/2018 - 21:59

timoty martin-Lun, 26/11/2018 - 19:12: se non fosse stato comunista come avrebbe fatto a vincere l'Oscar? tutti lo sanno, la giuria che assgna l'Oscar è un covo di comunisti.