Addio a Roger Scruton coraggioso maestro dei conservatori europei

Il filosofo inglese lascia un'opera che è un caposaldo della cultura. Spesso inascoltata

Il mondo conservatore ha perso un punto di riferimento. Ieri è morto, a 75 anni, nella città natale di Buslingthorpe, il filosofo britannico Roger Scruton, dopo sei mesi di malattia. È stata la famiglia ad annunciarlo in Rete.

Scruton lascia un'opera di oltre cinquanta libri che spazia dall'estetica alla morale passando per il vino, la musica e la caccia. Il filo conduttore è la difesa delle radici culturali dell'Europa e il rifiuto del mito del Progresso.

Scruton, autore di un Manifesto dei conservatori (Cortina, 2007), avrebbe forse sottoscritto le parole di Giuseppe Prezzolini: il conservatore «non è contrario alle novità perché nuove» ma «non scambia l'ignoranza degli innovatori per novità». Per questo Scruton ha consacrato la sua vita a mettere in luce la grandezza dell'Occidente. Un posto bello in cui vivere, visto che la libertà, nel resto del pianeta, non va per la maggiore. Da un lato Scruton mette in luce il contributo del cristianesimo, del liberalismo e del pensiero reazionario; dall'altro non si illude di vivere nella migliore delle società possibili: infatti non lesina critiche alla versione contemporanea del liberismo, troppo lontana dal mercato e troppo vicina alla avidità. Il liberismo è oggi una forza che disgrega valori tradizionali e senso della comunità a vantaggio dell'alleanza globale tra Stato (o Super Stato sovranazionale, vedi l'Unione europea) e grandissimi investitori.

Scruton ha pagato a caro prezzo la sua ribellione al nichilismo, la cultura egemone nelle accademie. Nel 1985, Thinkers of the New Left caricava a testa bassa i pensatori-feticcio dei progressisti da Michel Foucault a Jurgen Habermas. Il libro fece scalpore. In seguito alle contestazioni, decise di ritirarsi dall'insegnamento. Tra le sue lezioni inascoltate dalla destra, si annovera quella ambientalista: un conservatore deve innanzi tutto conservare il Creato (o la natura per i non credenti). Tesi che trova la sua definitiva sistemazione in How to Think Seriously About the Planet: The Case for an Environmental Conservatism (2012).

Scruton guardava l'Europa è vedeva un Continente in preda all'odio per le proprie radici: un fenomeno che battezzò «oicofobia» e che indica il disprezzo di una civiltà verso se stessa. In questa chiave va letta la riflessione di Scruton sul tema dell'immigrazione e dell'integrazione delle minoranze, in particolare quella musulmana.

In L'Occidente e gli altri (Vita e pensiero, 2004), Scruton esamina la questione: «Nel momento in cui ci esorta a essere il più possibile propensi all'accoglienza, a non discriminare né con pensieri e parole, né con azioni le minoranze etniche, sessuali o chi si comporta diversamente da noi, la correttezza politica incoraggia la denigrazione di ciò che sentiamo essere particolarmente nostro».

Il sostegno all'accoglienza nasconde il desiderio di «ripudiare l'eredità culturale che ci distingue dagli altri».

Il problema dominante delle società occidentali è questo: «L'esperienza di appartenenza richiesta dall'ideale illuministico del cittadino perde importanza, e una cultura del rifiuto la sta sostituendo. Le persone giovani non guadagnano nulla da questa cultura, tranne che smarrimento e la perdita di ogni senso dell'identità. Se provengono dall'ambiente degli immigranti che preserva la memoria di una legge religiosa, esse ritorneranno spesso entusiasticamente a un'esperienza religiosa di appartenenza, e si definiranno in opposizione alla giurisdizione territoriale dalla quale sono apparentemente governate».

Chi viene in Occidente trova la miseria spirituale: ecco il grande problema al quale non sappiamo rispondere. Perché l'immigrato dovrebbe scegliere il nostro modello culturale? Non è strano che non abbandoni le sue tradizioni. Scruton dedica pagine per mostrare come, secondo la concezione islamica, il governo sia modellato dalla sharia: «La concezione musulmana della legge come legge sacra, che indica l'unica via per la salvezza, e che la applica a ogni aspetto della vita umana, implica una confisca di ciò che è politico». Decreti eterni non concedono spazio per la negoziazione e non distinguono «tra la sfera pubblica e quella privata». La teocrazia è l'unico orizzonte possibile. Una teocrazia globale cioè «aliena da qualunque idea di giurisdizione territoriale o fedeltà nazionale». In ultima analisi, nella visione coranica «la legge non ha origine nel luogo in cui al momento viviamo».

Dunque che fare? Dire addio al fallimentare modello multiculturalista, che crea isole etnico-religiose e ripartire dalla educazione. Un programma che aveva trovato anche una formulazione collettiva.

Nel 2017 Scruton aveva firmato un appello in difesa dell'Europa assieme a Rémi Brague, Robert Spaemann, Roger Scruton, Chantal Delsol, Ryszard Legutko. Il documento, presentato a Parigi, proponeva il recupero della «civiltà europea» contro «le superstizioni del progresso, il mercato unificato e l'intrattenimento dozzinale».

Il titolo era: Un'Europa in cui possiamo credere. Nessun italiano tra i firmatari.