"American Crime Story" mette sotto processo il processo a O.J. Simpson

La nuova serie, in arrivo su Sky, scava nella torbida vicenda che traumatizzò gli Usa. E mette in luce le falle della giustizia

Ci sono crimini in cui la realtà supera la fantasia. Il così detto caso O.J. Simpson è uno di questi. Orenthal James Simpson era stato negli anni '70 uno dei giocatori di football americano più amato degli States. Dopo è venuta la fama come volto pubblicitario e attore (tra i suoi titoli più famosi Una pallottola spuntata e Capricorn One). Niente sembrava offuscare il suo astro alle soglie degli anni '90. Anzi, dopo le drammatiche scene di guerriglia razziale di Los Angeles nel 1992, quella che gli americani chiamano la sommossa di Rodney King, il suo essere uomo di colore di successo divenne un valore aggiunto.

Le cose cambiarono il 12 giugno del 1994. Poco dopo mezzanotte la ex moglie di Simpson, Nicole Brown, venne ritrovata morta fuori da casa sua, nella zona di Brentwood (una delle più eleganti di L.A.). Il corpo giaceva vicino a quello di un 25enne: Ronald Lyle Goldman. La Brown, colpita da almeno 12 coltellate, era stata praticamente decapitata. Goldman era stato abbattuto con 20 colpi. Subito la polizia si accorse che anche l'aggressore era rimasto ferito, c'erano tracce di sangue in allontanamento. Gli agenti si recarono a casa di Simpson, per avvisarlo di quanto era avvenuto. Simpson non si trovava lì (era appena partito per Chicago), ma gli agenti notarono tracce di sangue sulla portiera della sua auto e anche un guanto abbandonato simile a quello reperito sul luogo del delitto. E intanto vennero a galla le precedenti denunce per violenza che la moglie aveva fatto contro Simpson. L'ex campione rientrò in città e venne interrogato, aveva una mano tagliata e non sapeva spiegare il perché. Dopo aver assunto un super avvocato, Robert Shapiro, si diede alla fuga. Ne nacque una caccia all'uomo in diretta tv nazionale. Alla fine l'ex runningback si arrese. Partì il processo più celebre della storia degli Usa. La presenza dei media, l'irruenza eccessiva della procuratrice Marcia Clark, i troppi errori della polizia e il peso della questione razziale che rischiava di incendiare di nuovo Los Angeles lo resero un calvario. Alla fine la giuria assolse Simpson. Come disse uno dei legali del dream team arruolato da Simpson: «...non siamo stati noi a vincere. Sono loro (l'accusa, ndr) che hanno perso, commettendo i peggiori errori possibili». Anni dopo una sentenza civile, la giustizia Usa ha binari paralleli, giudicò Simpson responsabile e assegnò alle famiglie delle vittime un risarcimento milionario. Ma la questione penale era chiusa.

Avvincente no? Infatti la vicenda si è trasformata in una fiction, Il caso O.J. Simpson: American Crime Story, che negli Usa sta avendo enorme successo. La nuova serie è prodotta da Ryan Murphy ed è pensata con la stessa struttura antologica dell'altra sua creatura, American Horror Story. Ogni stagione racconterà un caso di cronaca. Questa prima, composta da 10 episodi, arriverà in Italia a partire dal 6 aprile alle 21 su FoxCrime (canale 116 di Sky) ed è stata sceneggiata da Scott Alexander e Larry Karaszewski, il team di sceneggiatori di Ed Wood, Man On The Moon e Big Eyes. A dare un volto alla vicenda un gruppo di attori davvero notevole. Il premio Oscar Cuba Gooding Jr. interpreta O.J. Simpson, mentre Sarah Paulson è Marcia Clark, la rappresentante dell'accusa. Il nome più famoso è quello di John Travolta che torna in tv dopo 40 anni nei panni di Robert Shapiro, avvocato e amico di Simpson. La serie segna il ritorno anche di David Schwimmer, il Ross di Friends, che è Robert Kardashian, amico di Simpson e padre delle sorelle Kim, Khloé e Kourtney Kardashian.

A giudicare dalle prime puntate il risultato è davvero buono. Il cuore della serie non è infatti la colpevolezza di Simpson, quanto piuttosto quanto la pressione mediatica o il politicamente corretto possano viziare un processo. Lo ha spiegato bene proprio Cuba Gooding Jr.: «Ho capito che era la serie giusta quando Ryan Murphy mi ha detto: Non sono qui per una presa di posizione sulla colpevolezza o innocenza di Simpson. Sono qui per mettere sotto processo un'epoca. Per processare il processo». E la nuova giuria è il pubblico.