Anche sulla Croisette sbarcano i profughi L'Italia resta in alto mare

Ben quattro film sul tema dei migranti. Studios in tono minore. Francia in vena di nostalgia

Pochi americani, qualche invisibile italiano, molti profughi... Questo in sintesi promette da oggi il Festival di Cannes, giunto alla sua settantesima edizione. Cominciamo dalla fine, perché sembra essere la più interessante, e se poi ci sarà spazio parleremo anche della nostalgia francese e di quel po' di divismo che ancora rimane.

L'ETERNA MIGRAZIONE Il più atteso in concorso è Happy End, di Michael Haneke. C'è una famiglia ricca, chiusa, isolata e insensibile. E poco distante c'è uno di quei campi in stile Calais, dove il concetto di giungla ha sostituito quello di accoglienza. Il cast è di prim'ordine: Jean-Louis Trintignant, Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz e Toby Jones. Cinque anni fa, con Amour, che aveva per tema la vecchiaia e l'eutanasia, Haneke vinse la Plama d'oro e anche questa volta si porterà sicuramente qualche premio a casa. Altra variazione sul tema, sempre in concorso, è Jupiter's Moon, di Kornél Mundruczó, dove un giovane immigrato, ferito mentre attraversa un confine, si accorge di avere poteri straordinari. Nelle Sezioni speciali e proiezioni di mezzanotte, c'è grande attesa per Sea Sorrow, di Vanessa Redgrave, con Emma Thompson e Ralph Fiennes come voci narranti, dove il dolore e/o il rimorso del mare che inghiotte le carrette della morte, coniuga i versi di Shakespeare con le voci dei sopravvissuti. Nel Certain Regard, Out, di György Kristóf, parla dell'immigrazione interna dell'Europa orientale e, come «Installazione Speciale», Alejandro González Iñárritu presenta sei minuti del suo Carne y Arena dove, stando alle sue parole, «lo spettatore potrà rivivere un'esperienza diretta nei panni degli immigrati sotto la loro pelle e dentro i loro cuori».

POVERA ITALIA; ITALIA POVERA Ci siamo, ma è come se non ci fossimo. Al Certain Regard, Sergio Castellitto porta Fortunata e Annarita Zambrano Dopo la guerra; alla Quinzaine, Leonardo Di Costanzo presenta L'intrusa, Roberto De Paolis Cuori puri, Jonas Carpignano A Ciambra; alla Semaine de la Critique, Sicilian Ghost Story reca la doppia firma di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia. Di là dal non essere nella selezione ufficiale, l'impressione è che la moltiplicazione non ce la faccia a nascondere la sostanziale unicità dei temi. Drammi sociali, camorra, bambini rom, adolescenze inquiete... L'unico che si distacchi un po', ma fino a un certo punto, è il film della Zambrano, che però è un'italiana di Francia... Racconta il terrorismo di ritorno, gli ex militanti degli anni di piombo costretti a rivivere il loro passato... Nell'insieme, insomma, un déjà vu.

GOOD-BYE HOLLYWOOD Non è che gli studios siano assenti, ma non è più come un tempo. Cannes ci aveva abituato ai fuori concorso con effetti speciali, ai cartoons, ai blockbuster. Dai Pirati dei Caraibi a Robin Hood, da La Mummia ai film di Spielberg, ce n'era per tutti i gusti, con annesse feste e rulli di tamburi e tappeti rossi negli alberghi e in più Woody Allen a dare il tocco intellettuale... Da qualche anno però Venezia bagna il naso a Cannes (Birdman, Il caso Spotlight, La La Land, La battaglia di Hacksaw Bridge) e gli studios se ne sono accorti. Così, messo da parte un certo piacionismo, in concorso c'è una produzione Netfkix, The Meyerowitz Stories, dove Dustin Hoffman fa il vecchio artista patriarca; il remake di La notte brava del soldato Jonathan, con cui Sofia Coppola vorrebbe far dimenticare Don Siegel e Colin Farrell oscurare Clint Eastwood; i noir You Were Never Really Here, con Joaquim Phoenix, e Good time, con Robert Pattinson, rispettivamente un detective e un rapinatore in fuga. Infine, nella sezione Evénement, due eventi tv: Top of the Lake: China girl, di Jane Campion, e il sequel di Twin Peaks, ancora e sempre (e ancora fino a quando?) di David Lynch.

DOUCE FRANCE Fra concorso, fuori concorso e sezioni più o meno minori, si arriva a una dozzina di titoli e la nostalgia è sapientemente ripartita su tutta la Croisette. Nel primo, Michel Hazanavicius racconta Jean-Luc Godard, che per i cinefili francesi è come il papa per la Chiesa cattolica. Il film si intitola Le Redoutable, Il terribile, ed è tutto un programma. Protagonista è Louis Garrel, altro cognome che in Francia vuol dire cinema. Hazanavicius, ricordiamolo, è il regista di The Artist, il film muto e in bianco e nero che anni fa sbancò gli Oscar (ne prese cinque) e insomma di nostalgia se ne intende. Sullo stesso filone memorialistico c'è, sempre in concorso, Rodin, di Jacques Doillon, e nel Certain Regard Barbara, di Mathieu Amalric. Il primo racconta un amore d'artista, quello dello scultore con Camille Claudel, sullo schermo già ampiamente arato; il secondo la vita di una cantante che per la Francia è un mito alla Édith Piaf, e anche qui i riferimenti-rifacimenti si sprecano. Gli attori sono comunque di talento: Vincent Lindon per il primo, Jeanne Balibar per il secondo. Sempre in concorso, L'amant double, di François Ozon, dovrebbe infine assicurare lo scandalo, ammesso che i nudi frontali scandalizzino ancora qualcuno.

UNA DIVA CHE SI FA IN QUATTRO È ciò che ha deciso di essere Nicole Kidman. È nel film già citato di Sofia Coppola e, sempre in concorso, in The Killing of a Sacred Deer, di Yorgos Lanthimos, già lo scorso anno a Cannes con il cervellotico The Lobster. Fuori concorso, presta il suo volto a How to Talk to Girls at Parties, di John Cameron Mitchell, e alla serie televisiva, anch'essa già ricordata, della Campion. Un quartetto grazie al quale può spaziare dalla guerra di secessione ai giorni nostri, dalla maturità alla vecchiaia. Ha cinquant'anni e sentiremo parlare ancora a lungo di lei.

Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Mer, 17/05/2017 - 09:36

La differenza sostanziale è che alla Croisette sono films mentre in itaglia sono...organici!!Ciaparatt!!