Baglioni sacrestano del Festival senza rap e senza "quote rosa": "Sanremo 0.0"

Il conduttore: "Sarà un Sanremo 0.0, non nel segno della tradizione né dell’evoluzione di ciò che è appena stato fatto”

“140 Big si sono candidati, oggi a 120 di loro sarò meno simpatico”, sorride Claudio Baglioni parlando per la prima volta del “suo” Festival e i venti artisti che si giocheranno la vittoria più importante. E’ un cast sorprendente perché riporta in primo piano le carriere dei singoli artisti e non la loro popolarità magari frutto di sovraesposizione social. Quindi niente freschi vincitori di talent show oppure fenomeni incoronati da un solo singolo di successo ma autori e interpreti che - proprio come in un festival cinematografico o letterario - si mettono in gioco alla pari. “Io direi che sarà un Sanremo 0.0, non nel segno della tradizione né dell’evoluzione di ciò che è appena stato fatto”. Quindi netta discontinuità con quelli di Carlo Conti e meno attenzione nei confronti delle esigenze radiofoniche che impongono brani non più lunghi di 3 minuti e 15 secondi. “Vorrei un festival di musica e parole, con qualche comico ma meno provincialismi come le ospitate di divi hollywoodiani che poi magari offrono agli spettatori performance non all’altezza”. Per la prima volta nella storia di Sanremo, un cantautore importante prende le redini della manifestazione nazionalpopolare per eccellenza. E senza dubbio è un Baglioni sorprendente quello che pian piano si sta presentando. Oltre a un cast che, al netto delle solite critiche pregiudiziali, sta convincendo quasi tutti gli osservatori e ingarbugliando i social network tra favorevoli e contrari, quello che una volta era il “Divo Claudio” si è calato nella realtà terrena di uno spettacolo di “sangue e arena”. E lo fa a modo proprio. “Questo è il Festival numero 68, il mio pass è il numero 68 e vorrei fare un’edizione che sia come il 1968, ossia come un anno nel quale tantissimi hanno sognato”. Non ci sono connotazioni politiche nelle sue parole, e ci mancherebbe visto che oltretutto il Festival andrà in onda immediatamente a ridosso delle elezioni. C’è semplicemente la voglia (eil bisogno) di sganciarsi da una ritualità festaiola che Carlo Conti ha portato al massimo livello nelle ultime tre edizioni. “Io all’Ariston farò come il sacrestano che accende le candele prima della funzione e poi chiude le porte quando tutti sono usciti”. Nel mezzo, ossia durante la messa, ci saranno altri presentatori. Forse Michelle Hunziker, forse qualche volto maschile già noto nel mondo delle fiction. Di sicuro ci saranno comici che rientrano alla perfezione nel Festival di “musica e parole” che vuole Baglioni. Non c’è il rap, ma non per scelta pregiudiziale: “In realtà per i veri rapper il mondo sanremese è ancora guardato con un po’ di diffidenza e quindi non ho praticamente ricevuto candidature”. Ne ha ricevute ben tre da menbri dei Pooh. “Prima Facchinetti e Fogli, poi Red Canzian mi hanno spedito un brano. E trovo un segno di grandissima maturità che ex membri di una band si mettano in gioco con sano antagonismo”, spiega Baglioni che si sente più un “traghettatore” che un Robespierre: “Io non voglio tagliare teste, voglio curare il Festival con spirito di servizio”. Insomma, prima di avere ascoltato le canzoni in gara (che sono il vero nodo per giudicare un Festival), l’unico appunto che si può fare adesso è l’esigua partecipazione di artiste donna: “Non ho voluto fare le quote rosa obbligatorie perché mi sembrava sbagliato. Ho semplicemente vagliato le candidature che mi sono arrivate”, dice lui che ha mostrato di poter essere più sorprendente e decisivo di quanto si pensasse all’inizio.