La biografia "definitiva" del dittatore che fa a pezzi il mito del comunismo

Lo storico russo Oleg V. Chlevnjuk, basandosi su nuovi documenti, racconta l'ascesa del tiranno e la discesa nell'incubo dell'Unione Sovietica, sconvolta dalle "purghe" e dalla povertà

Il comunismo non è una nobile idea realizzata male. È sempre stata una tragica pazzia. L'economia pianificata non conduce a una società di eguali ma alla miseria generale, fatta eccezione per le élite di burocrati e funzionari di partito. La violenza non è una degenerazione del sistema ma il suo metodo essenziale.

Dal Libro nero del comunismo agli studi di Robert Conquest, Victor Zaslavsky e molti altri, più o meno conosciuti, più o meno di successo, non mancano i saggi che smontano il mito del socialismo. A questi si aggiunge ora Stalin. Biografia di un dittatore (Mondadori, pagg. 480, euro 28) di Oleg V. Chlevnjuk, la biografia considerata «definitiva» del dittatore sovietico. In realtà lo storico russo mette in fila una sterminata mole di documenti, in gran parte inediti o poco conosciuti, che è la pietra tombale sulle riletture nostalgiche e sui derivati contemporanei del comunismo. La vita di Stalin diventa l'occasione per raccontare l'ascesa dell'intero movimento bolscevico. L'autore non perde mai di vista Ioseb Dzugasvili (questo il vero nome del dittatore) ma ne inserisce la vita all'interno di un quadro molto vasto.

Stalin nasce a Gori, in Georgia, il 6 dicembre 1878, un anno prima rispetto a quanto indicato dalle biografie ufficiali. Secondo le leggende (autorizzate) era, di volta in volta, figlio di un ricco mercante, di un potente industriale, di un principe e perfino dell'imperatore Alessandro III. Più prosaicamente, Stalin era figlio di una donna giunta in città dopo l'abolizione della servitù della gleba e di un calzolaio incline ad alzare il gomito. Secondo le leggende (autorizzate) ebbe un'infanzia difficile, segnata dai maltrattamenti. Invece fu relativamente serena, nonostante l'abbandono del padre rovinato dall'alcolismo.

Il seminarista Stalin, studente modello traviato dalle letture «proibite», si avvicina presto al socialismo rivoluzionario. Secondo le leggende (autorizzate) Stalin viene espulso da scuola. Più probabilmente, la abbandona in accordo con l'istituzione, in effetti scontenta dell'insubordinazione del ragazzo. Cresciuto all'ombra di Lenin, che non lo avrebbe voluto come erede, Stalin si dimostra un abile organizzatore del partito ma rimedia magre figure nel corso della guerra civile. La sua abilità è manipolare e chiudere all'angolo gli avversari politici, in particolare l'opposizione interna. Conservatore alla bisogna, estremista di natura, il compagno è dotato dell'innata capacità di tessere e disfare alleanze all'interno del gruppo dirigente. Presto assume una posizione di rilievo. Stalin bada al sodo: capisce che il potere di fare le nomine all'interno della burocrazia e il controllo della polizia segreta sono il suo lasciapassare per la dittatura. Presto aggiunge un terzo tassello: il terrore. La vittoria, per essere completa, implica la cancellazione del rivale sconfitto. Si spiegano così le terribili «purghe» alle quali, specie negli anni Trenta, sottopone anche i suoi collaboratori più stretti. I «prescelti» di Stalin convivevano con la paura di cadere in disgrazia senza preavviso, per motivi futili. Il dittatore poteva scegliere di umiliare chi aveva alzato la cresta senza neppure accorgersene. Tipico il caso di Molotov, al quale, nel corso di una riunione, fu imposto di divorziare dalla moglie perché ebrea e dunque «cosmopolita». Molotov fu costretto a votare contro se stesso. Tra il 1929 e il 1953, Stalin diventa progressivamente il padrone assoluto dell'Unione Sovietica.

Chlevnjuk ricostruisce nel dettaglio le macchinazioni di Stalin nel Politburo, il suo opportunismo nell'allearsi con Hitler, i colossali errori come capo militare, la continua invenzione di nemici interni per giustificare la repressione di ogni potenziale oppositore, la creazione di un clima di guerra costante al fine di giustificare drastiche misure economiche, le pesanti responsabilità nelle carestie che hanno falcidiato a più riprese le infinite campagne sovietiche. Lo fa con numeri e carte alla mano (al piede di queste pagine pubblichiamo una parte minima ma significativa di questi dati). Una cosa è chiara: ogni crimine fu commesso in piena consapevolezza. Stalin non era affatto un folle, come talvolta è stato presentato, e neppure disinformato sulle conseguenze dei suoi ordini. Era un bolscevico di impeccabile coerenza. Era convinto che il socialismo fosse il futuro dell'umanità perché avrebbe portato la prosperità universale. Gli orpelli del capitalismo, come la moneta, presto si sarebbe rivelati inutili. Bisognava però marciare compatti, eliminando, in ogni senso, ogni residuo del passato. Per questo, Stalin fissò obiettivi economici assurdi e controproducenti. Nessuno guardava agli indicatori fondamentali. Anzi: furono soppressi. La collettivizzazione forzata dell'agricoltura portò al crollo della produzione (oltre a costare la vita a milioni di contadini). L'efficienza dell'industria di Stato fu inferiore alle pretese e alle invenzioni della propaganda. Le opere pubbliche si rivelarono un pozzo senza fondo tra debiti e ritardi. L'Urss resisteva grazie a quel poco che i braccianti producevano per se stessi, ottenendo comunque eccedenze da vendersi sul mercato, e al lavoro forzato dei prigionieri nei campi di concentramento (l'Arcipelago GULag di Solzenicyn). L'abbondanza di risorse naturali dava una grossa mano. Gli eredi del dittatore conoscevano la realtà ma non osarono mai opporsi. Di fatto, dopo la morte di Stalin, introdussero timide liberalizzazioni, che consentirono all'Urss di tirare avanti fino agli anni Ottanta.

C'è spazio anche per qualche incursione nello Stalin privato. Collezionista di dischi, ne aveva 2700 nella sua dacia vicina a Mosca. La sua voracità come lettore («almeno 4-500 pagine al giorno», diceva) non sembra confermata dalle dimensioni della sua biblioteca modesta e centrata soprattutto su Lenin e sulla dottrina marxista. Ma c'è da aggiungere che Stalin annotava per ore le tonnellate di rapporti che accumulava sulla scrivania anche nei periodi di vacanza. La famiglia non era una priorità. Riuscì a «purgare» anche quella, facendo sparire i parenti più insistenti. Tra i figli, l'unico a godere di qualche protezione fu Vasilij ma il comportamento disonorevole nel corso della Seconda guerra mondiale convinse Stalin ad abbandonarlo a un destino di alcolista. Sempre soggetto ad attacchi d'ira imprevedibili, Stalin aveva servitori e vassalli ma non amici. Il 1° marzo 1953 ebbe un grave malore. Per ore nessuno osò intervenire nonostante il dittatore, contrariamente alle sue abitudini, non uscisse dalla stanza da letto. Quattro giorni dopo, Stalin morì. Ma la tragedia non era ancora finita. Anche l'uscita di scena, con i pubblici funerali, fu segnata dal sangue: nella ressa morirono 109 persone.

Commenti
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do-ut-des

Mar, 12/04/2016 - 08:38

qualunque partito è buono, anche il comunismo, basta che non ci siano furbetti, ladri, fannulloni, tutti che si automantengono o si debbano mantenere,quando non ce nè la necessità. Un buon stipendio a tutti i lavoratori e non con cifre che si differenziano tanto come lo è ora, un rispetto verso tutto, persone e cose, aiuti a chi veramente, ma proprio veramente, ha bisogno. Questa è la medicina per vivere tutti bene. Però ognuno deve essere responsabile della propria vita, non puoi fare 4 6 figli e lamentarti che non puoi campare e sperare nell'aiuto dello Stato e mai contribuire al benessere dello stesso Stato.

Cheyenne

Mar, 12/04/2016 - 09:32

ma per i nostri è un santo

macchiapam

Mar, 12/04/2016 - 11:02

E' davvero strano: non passa giorno che non vengano scagliati anatemi contro il nazismo per la shoa eccetera, mentre si continua a tacere sulle stragi, molto maggiori, compiute da Stalin & C. E' casuale?

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bandog

Mar, 12/04/2016 - 11:06

Jlich Joseph era un bravo ragazzo!Soffriva di intestino pigro e doveva spesso fare una..purga per stare bene..

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mortimermouse

Mar, 12/04/2016 - 11:24

il socialismo dal volto umano.... :-)

bruno.amoroso

Mar, 12/04/2016 - 11:41

meglio il capitalismo, con l'1% della popolazione che possiede il 50% della ricchezza. Poi Stalin incapace militarmente? Chiedetelo ai tedeschi

Beaufou

Mar, 12/04/2016 - 11:43

Ah, perché, esiste ancora il "mito" del comunismo? Sì, ultimamente è stato sponsorizzato da tale Francesco che, venendo dalla fine del mondo, non ha mai capito una mazza; ma "tutte" le esperienze comuniste han prodotto solo danni, non occorreva un'altra biografia di Stalin per farci edotti. Sveglia, anche voi del Giornale: il comunismo non è un mito, è una fogna.

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viotte17121957

Mar, 12/04/2016 - 12:09

tanti comunisti italiani ed ex-comunisti hanno abbracciato questa ideologia (ad esempio napolitano) sanguinaria e totalitaria ma.... guai!! parlarne e' propaganda anti-comunista!!

Una-mattina-mi-...

Mar, 12/04/2016 - 12:50

Regalatene una copia alla boldrini, così la leggerà durante un prossimo auspicatissimo anno sabbatico

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pasquale.esposito

Mar, 12/04/2016 - 12:58

MEGLIO 10000 VOLTE IL CAPITALISMO! CHE UNA IDEOLOGIA CHE CREA FAME! MISERIA! CERVELLI BACATI! POVERTÁ ASSOLUTA! PERCHE NEL CAPITALISMO LE PERSONE CAPACI POSSONO CREARSI UN FUTURO! MENTRE NEL KOMUNISMO CÉ IL PARASSITISMO DI STATO CHE CREA GENTE CHE SFRUTTA CHI LAVORA SENZA FARE UN CAXXO! É ANCHE SE L;1% POSSIEDE IL 50% DELLA RICCHEZZA É IL POPOLO PUO LAVORARE IN PACE PER IL SUO FUTURO QUESTO ASSICURA UN FUTURO AI FIGLI DELLA GENTE ONESTÁ;É NON COME IN ITALIA CHE I LADRONI KOMUNISTI É FANCAZZISTI RUBANO! TRUFFANO! É SONO CORROTTI FINO AL MIDOLLO!.

capitanuncino

Mar, 12/04/2016 - 13:00

Le fondamentali verità enunciate nelle prime quattro righe dell'articolo le avevo già elaborate nella mia prima adolescenza, quindi per me il mito del comunismo non c'è mai stato. Quelli che ne hanno fatto un mito e coloro che tuttora ne fanno un nostalgico riferimento (compresi molti sedicenti intellettuali) sono stati e sono politicamente ottusi oppure demagoghi in malafede.

Amon

Mar, 12/04/2016 - 14:29

"Il comunismo non è una nobile idea realizzata male. È sempre stata una tragica pazzia. L'economia pianificata non conduce a una società di eguali ma alla miseria generale, fatta eccezione per le élite di burocrati e funzionari di partito" se sostituite la parola comunismo con democrazia trovate differenze?

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wilfredoc47

Mar, 12/04/2016 - 14:52

Ai tonni di casa nostra, vissuti all'idea del paradiso comunista, hanno spiegato le cose alla Bolognina, ma non ci credono ancora. I loro capi, che non hanno mai creduto al paradiso sovietico, ci si sono fatti d'oro e continuano ad intorbare l'acqua. Che Dio li stramaledica.

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llull

Mar, 12/04/2016 - 14:58

Nell'articolo leggo questa frase: "L'economia pianificata non conduce a una società di eguali ma alla miseria generale". Non riesco a capire però se si riferisca al comunismo nell'Unione Sovietica o all'Unione Europea attuale.

Nik88nk

Mar, 12/04/2016 - 15:15

Possiamo quindi essere tutti d'accordo nel condannare ogni forma di governo autoritario a prescindere da dove affondi la sua ideologia? Possiamo essere tutti d'accordo nel condannare regimi come quello sovietico, quello fascista, quello nazista e tutti coloro che ne fanno un modello come Forza Nuova, la Lega (che con forza nuova organizza le manifestazioni), Marxisti Leninisti, Alba dorata, Fronte nazionale francese? Possiamo anche essere d'accordo sul condannare governi autoritari come quello di Putin, Assad, Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran?

FabComo

Mar, 12/04/2016 - 17:25

"Stalin si dimostra un abile organizzatore del partito ma rimedia magre figure nel corso della guerra civile. La sua abilità è manipolare e chiudere all'angolo gli avversari politici, in particolare l'opposizione interna. Conservatore alla bisogna, estremista di natura, il compagno è dotato dell'innata capacità di tessere e disfare alleanze all'interno del gruppo dirigente. Presto assume una posizione di rilievo. Stalin bada al sodo: capisce che il potere è di fare le nomine all'interno della burocrazia" NON VI SEMBRA CHE CALZI A PENNELLO PER QUALCUNO IN EUROPA OCCIDENTALE?