Black Sabbath stasera a Verona l'ultimo show

Stasera all'Arena di Verona (organizzato da Live Nation) suoneranno il loro ultimo concerto italiano, poi terrano altri show in giro per il mondo fino a mettere la parola fine sabato 4 febbraio alla Genting Arena di Birmingham, la loro Birmingham

I tre Black Sabbath: Ozzy al centro, Tony Iommi e Geezer Butler

Paolo Giordano

S tavolta ci siamo sul serio: i Black Sabbath hanno deciso di appendere l'heavy metal al chiodo. Stasera all'Arena di Verona (organizzato da Live Nation) suoneranno il loro ultimo concerto italiano, poi terrano altri show in giro per il mondo fino a mettere la parola fine sabato 4 febbraio alla Genting Arena di Birmingham, la loro Birmingham.

Quasi 47 anni dopo.

Il loro primo disco omonimo fu pubblicato il 13 febbraio 1970, che non a caso era venerdì perché i Black Sabbath sono i genitori dell'heavy metal più dark, cupo, gotico, per qualcuno esoterico, per qualcun altro satanista. In realtà Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e l'ormai ritiratosi Bill Ward erano ragazzi della più povera working class («I miei non potevano comprarmi le scarpe e mi davano quelle usate dei vicini di casa», mi ha detto Ozzy) che hanno amplificato la psichedelia di fine anni '60, abbassato di molto l'accordatura delle chitarre e scritto testi inquietanti come quelli di Evil woman, Children of the grave, Sabbath bloody sabbath giusto per citarne qualcuno. Il tutto tinto di nero, merchandising e logo compresi. In più c'era Ozzy, un ex «collaudatore di clacson» (ipse dixit), pregiudicato, drogatissimo ma soprattutto così pesantemente alcolizzato che gli scienziati lo hanno studiato per capire come fa a essere (a 68 anni) ancora in buona salute. In ogni caso, ha una voce particolare, spesso fuori tono sugli acuti ma unica e inimitabile: «Prendo ancora lezioni di canto», ha detto al Giornale un paio d'anni fa, ma qualcuno fatica a crederci.

In sostanza, i Black Sabbath sono stati tra i primi a dare i cromosomi di un genere che si è spalmato su tutto il rock e, come dimostra il grunge, ciclicamente ritona. Però ora è il momento della commozione: «Ho avuto un linfoma al terzo stadio che potrebbe tornare a ripresentarsi: questa è una delle ragioni per cui i Black Sabbath hanno deciso di chiudere la loro attività dal vivo. Il problema non sono i concerti ma i lunghi viaggi e gli orari che si fanno», ha spiegato il chitarrista Tony Iommi, realmente un inventore del suono. E Ozzy ha aggiunto: «Non farò più tour con loro». Testuale. Perciò stasera all'Arena si chiude una storia che ha fatto la Storia del rock e che, con la sua scura vena autodistruttiva, ha colorato l'ultimo mezzo secolo di una musica suonata sul serio.