Bocelli: "Per me il libertinaggio era una droga"

Cecità, amori, sesso, famiglia e politica. Il cantante Andrea Bocelli si racconta a tutto campo

“Vedere non significa guardare. Vedere è sinonimo di capire. Tutti abbiamo antenne che ci consentono di farlo”. Il cantante Andrea Bocelli, intervistato dal Corriere della Sera, parla della sua cecità e della sua vita privata.

“Io so benissimo come sono fatti i miei figli. Mi sono cresciuti tra le mani. Sono molto fisico, ho bisogno di contatto; e se loro non lo volevano, lo imponevo. La mancanza della vista non accentua solo gli altri sensi; te ne dona un sesto. Capisci subito chi hai di fronte”, rivela. Bocelli racconta che il glaucoma l'ha colpito fin da piccolo: “A pochi mesi ho avuto una serie di interventi chirurgici, di cui non ho memoria. A sei anni sono andato in collegio, a Reggio Emilia, per imparare a leggere in braille. Mia nonna mi aveva già insegnato a scrivere normalmente. Fino a 12 anni vedevo ombre, contorni. Poi una pallonata in pieno viso mi ha reso del tutto cieco”. La cecità non gli ha, però impedito, di avere "un’idea precisa del mondo"."Ho fatto il liceo a Pontedera, mi sono laureato in legge a Pisa, poi in canto al conservatorio. Mi hanno dato anche una laurea honoris causa in filologia moderna a Macerata: - dice con orgoglio Bocelli - la lectio è stata un invito a leggere i grandi scrittori russi. Sembrano mattoni; invece ti cambiano l’esistenza”.

A aiutarlo nelle difficoltà c'è la fede."Una persona ragionevole non può affidare la vita al caso. Se vedo un palazzo, sono certo che qualcuno l’ha fatto. A maggior ragione, l’universo non può essere frutto del caso", dice Bocelli che crede fortemente anche nell’immortalità nell’anima. "Dopo andiamo da qualche altra parte”, aggiunge. Secondo lui la sofferenza, sua e dei malati in genere, "è un’idea geniale del maligno, per costringerci a dubitare dell’esistenza di Dio ma l'essere cieco non lo ha scosso più di tanto. “Mi sono sempre sentito in debito con il mondo. Fortunato. Felice”, afferma. “Anche quando suonavo al piano bar. Ho dovuto rinunciare a giocare a pallone; ma vado - dice con orgoglio - in bicicletta senza mani, scio, cavalco sulla spiaggia. Mi sono gettato da 5 mila metri col paracadute. Soprattutto, sono sempre stato circondato da affetto. Ho avuto donne che mi hanno molto amato”.

Sulle sue tormentate storie d'amore, dice: "Ho sempre tentato di lasciare un buon ricordo di me, anche se a volte temo di aver recato dolore. La penso come Nietzsche: l’uomo ama il gioco e il pericolo; e la donna è la giocatrice più pericolosa”. "Mi sono sempre piaciute - rivela - le donne di forte femminilità. Ma neppure i miei traguardi affettivi mi guarivano dall’inquietudine. Il libertinaggio diventa una droga. Tutte le sere hai bisogno di riuscire nel tuo obiettivo. La sera che non ci riesci, stai male”. Tutta colpa del successo che "rende tutto più facile. Ma alla fine ti ritrovi con un pugno di mosche. E ti senti affondare nel gorgo del vizio. A un certo momento ci sono andato molto vicino” ma da quando ha incontrato Veronica è cambiato tutto.

Bocelli ha poi ricordato Pavarotti riconoscendo che deve a lui l'aver imparato a non gridare, mentre risponde fatte da Riccardo Muti citando la Callas che, ai tempi,"è stata riempita di improperi; lei ritagliava tutte le stroncature, e ne ha fatto un libro”. Su Michael Jackson rivela:"Mi cercò il giorno prima di morire: pensava a un disco ispirato alla musica classica e voleva chiedermi consigli”. Per quanto riguarda la politica racconta di aver coonosciuto anche il neopresidente americano Donald Trump:"Sono stato in tournée per l’America su un aereo che mi ha prestato; e al concerto a Central Park era in prima fila davanti ai miei figli. Sarà un presidente più moderato di quel che ha lasciato intendere sotto elezioni. E’ un imprenditore: non ha interesse a fare pazzie”. Sulla politica italiana respinge ogni etichetta. Destra e sinistr, per lui, a sono "fandonie".“La destra sarebbe Berlusconi, che viene dal partito socialista? E la sinistra sarebbe Renzi, che viene da una famiglia democristiana?”, si chiede Bocelli che politicamente si definisce "un cristiano liberale". Di Renzi dice: “Un ragazzo di buona volontà. Se non altro, si impegna. Anche Berlusconi a suo tempo lo fece; ma non è riuscito ad attuare la sua ricetta nemmeno in parte”. E non ha parole tenere nemmeno per Grillo."Capisco l’insoddisfazione per un Paese ingovernabile, bloccato da un eccesso di burocrazia. Ma non mi piace l’invidia sociale che sento in giro. Se qualcuno sale troppo in alto si fa di tutto per segarlo, come i contadini della mia infanzia con le spighe di grano".