Prima di "Bruciare tutto" ascoltiamo l'imputato

Operazione editoriale o argomento tabù? Si è acceso subito il dibattito. Ecco come "risponde" lo scrittore

Da tempo non venivano dedicate paginate culturali a uno scandalo letterario, perché ormai dare vero scandalo è rarissimo nella realtà, figuriamoci in letteratura. Accade ora grazie (o per colpa) a un titolo perentorio apparso sulla Repubblica: «Inaccettabile», in bella vista in prima pagina e dedicato al romanzo di Walter Siti Bruciare tutto (Rizzoli), accanto alla firma della filosofa Michela Marzano.

Per ricapitolare, diremo che Marzano legge la storia di Leo Bassoli, prete poco più che trentenne nella Milano contemporanea, ne segue le vicende di pedofilo colpevole in atto una sola volta in passato, ma in potenza tentato continuamente dal suo diavolo custode. Siti si focalizza sulla «strategia di Satana» in un momento cruciale: il piccolo Andrea, figlio di madre alcolista e padre in galera, si affeziona a don Leo, l'unico che gli dia un po' di cuore e un po' di cervello a cui attingere per la sopravvivenza. Andrea perciò gli chiede amore, sapendo bene che per il prete questo potrebbe significare amplesso. Don Leo non cede e Andrea si suicida, sentendosi rifiutato. Le scene di pedofilia immaginata, desiderata, addirittura invocata contro Dio, hanno scandalizzato Marzano, anch'essa in libreria in questi giorni con il suo primo romanzo: il romanzo si chiama L'amore che mi resta (Einaudi). Anche qui si uccide una figlia, Giada, e anche qui si medita religiosamente sul perché l'amore non possa rimettere insieme persino i pezzi di una psiche storta in modo strutturale. Marzano leggendo Siti però si scandalizza al punto da bollare con scomunica inappellabile il romanzo e la conseguente possibile diseducazione di coloro nelle cui inesperte o infantili mani potrebbe capitare. La condanna investe la letteratura tutta nel momento in cui si dedica a tale compito scandalizzatore e in parte si estende all'editore di Siti, che si presta a tale «operazione». E nell'ambiente si sa che quando viene usata la temuta parola «operazione» ci si riferisce senza meno a marketing, a vendite, a strategia commerciale, non certo alla letteratura alta e onesta.

Ed ecco scatenarsi le molteplici posizioni. Emanuele Trevi sul Corriere invoca l'autonomia del personaggio rispetto all'autore: «Il pessimismo antropologico di Siti... punta il dito sulla fatale discrepanza tra ciò che crediamo di essere e gli eventi che dovrebbero rendere reali quelle convinzioni». Ida Bozzi indaga il tema assieme a vari critici per capire se l'estetica abbia un'etica e viceversa. Le dice Massimo Onofri: «Se un libro riesce a consegnarci il male, questa può essere una operazione molto nobile». Per Giulio Ferroni invece: «C'è pure tanta cattiva scrittura che si compiace di mostrare e di soddisfare curiosità morbose... La letteratura deve resistere alle finestre d'orrore che pure ci sono». Interviene persino Lidia Ravera, proprio quella di Porci con le ali: «Non esistono i limiti della letteratura, la letteratura è il limite a se medesima». Mentre Marco Belpoliti sulla Repubblica si appella a Pasolini e ai suoi processati Ragazzi di vita, poi assolti «nell'Italietta democristiana». E tutti chiamano a giudizio, dall'alto delle condanne del passato, Jonathan Littell, Philip Roth, Bret Easton Ellis.

Quel che stupisce però nell'esplosione del dibattito non è la posizione subito trovata, da critici e non, a fronte di un libro che invece chiede tempo, e parecchio, almeno per una riflessione. A partire dalle domande che si è posta la Marzano e a cascata tutti gli altri ci viene da dire: ma non è che Siti qualche risposta l'abbia già data? Sì, l'ha data, in coda al volume, in tre pagine sono poche? Sono tante? L'importante è che ci siano di note e ringraziamenti finali che riportiamo in questa stessa pagina. Ora, se è vero che molti, quasi tutti (come sottolineava ieri ancora sulla Repubblica Paolo di Paolo) quelli che hanno poi alzato gli scudi in difesa o contro Bruciare tutto, il libro non lo hanno (ancora?) letto, sorge il sospetto che men che meno abbiano letto quelle conclusioni. Siti di fede ne saprà poco, ma una cosa l'ha imparata: chiedete, e vi sarà dato. Poi ognuno giudichi come vuole le risposte.