Buttafuoco riscrive la cronaca nera sulle orme del paesaggista Tassi

Il caso di ordinaria violenza che cambiò la storia dell'arte

Angelo Crespi

Agostino Buonamici, detto il Tassi, è un cinghiale, scuro, ispido, barbuto, vigoroso, sempre preso dalla foia. Artemisia Gentileschi, parimenti dicono le malevoci - è una scrofa, le poppe ardite, i fianchi alti, la lingua abile. Due personaggi che dovranno incontrarsi sul palco della vita e dar scena a una delle più conosciute vicende della storia dell'arte. Nel mezzo, comprimari, il padre di Artemisia, Orazio Lomi Gentileschi, il pittore di corte, un uomo che pare fatto con i ritagli di un prete; e poi Cosimo Quorli, il prosseneta, grasso e basso, furiere del Vaticano per gli arredi e le suppellettili, potentissimo dignitario della corte pontificia, protettore degli artisti, loro compagno di bisbocce, che lucra sulle commissioni e gli acquisti. Il teatro magnificente è quello della Roma di inizio Seicento, barocca, già mafia capitale, sporca e fetida, la città di Dio in mano ai senza Dio, piena di birri, prostitute e artisti.

Un buon canovaccio, non c'è che dire, per trarne un testo che pare la sceneggiatura di un film, il cui esito è già conosciuto (lo stupro perpetrato dal Tassi ai danni di Artemisia), ma il cui sviluppo drammatico vale la pena riscrivere, tanto è pieno di cose, caratteri, personaggi, situazioni, intrighi. Di fatto, quella di Pietrangelo Buttafuoco è una biografia scappata di mano, dove le fonti storiche diventano magmatica materia di gustoso romanzo, una biografia che doveva magnificare la verginità di Artemisia e che invece slitta ne La notte tu mi fai impazzire. Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore (Skira, pagg. 107, euro 13). Tassi lo stupratore, il porco, lo smargiasso, raccontato senza pregiudizi, in un modo così ardito e spettacolare da farne una sorta di antieroe senza scrupoli, i cui magnifici cieli notturni dipinti (e che ne fanno un ottimo paesaggista) riflettono un animo buio e malvagio, cui il destino riserverà ben triste fine, di vecchio anchilosato da artrite deformante.

Ed ecco allora la veloce cavalcata, quasi fosse un lungo piano sequenza, fino al compiersi della tragedia (la qual tecnica narrativa non sarebbe dispiaciuta al Flaubert di Madame Bovary); ecco Tassi il quale, giovane frequentatore di lupanari nella sua Livorno, impalma, per scommessa persa, una puttana, Maria Cannadoli la quale lo tradirà e resterà il suo eterno cruccio; ecco che Tassi per vendetta concupisce la giovane cognata, Costanza, e la fa sua amante, mentre assolda i killer per scannare la moglie fedifraga; ecco il Tassi fuggire a Roma, per dimenticare il passato; ecco il Tassi mettersi sulla pista e fiutare la sua futura preda; eccolo che con un sotterfugio entra in casa della sua vittima, Artemisia, e la deflora, lei ancora vergine, diciannovenne, una Maddalena, negli anni a seguire, dopo l'accusa, il processo, il ludibrio pubblico, la ricomposizione, destina a diventare la più grande pittrice di tutti i tempi, testimone dell'arte universale.