Cesare Cremonini: "Con la morte di mio padre ho avuto davvero paura"

Cesare Cremonini, che a marzo compirà 40 anni, parla per la prima volta dei sentimenti provati in seguito alla morte del padre e ammette di aver dato al termine "paura" un'accezione diversa

Forse avere quarant’anni ha proprio questo di bello: per la prima volta non ho un punto di riferimento e credo sia un bene”: con queste parole Cesare Cremonini si racconta in una intervista a Vanity Fair e parla dei sentimenti che lo hanno travolto in seguito alla morte dell’amato papà Giovanni.

L’uomo, conosciuto e apprezzato medico del bolognese, è venuto a mancare poco più di un mese fa e, proprio dopo quella grave perdita, Cremonini ha ammesso di aver realizzato il significato della parola paura. “Quando è morto mio padre la parola paura ha assunto un significato molto più chiaro rispetto a prima – ha spiegato il cantante - .Dopo tanti anni di autosufficienza emotiva mi sono trovato improvvisamente nella condizione di non avere la più pallida idea di come si affrontasse qualcosa di totalmente nuovo: il lutto. È stata la prima volta negli ultimi venti anni in cui ho avuto davvero paura di qualcosa”.

Eppure, solo qualche anno fa, Cesare Cremonini sosteneva che la sua vita sarebbe cominciata proprio con la morte del genitore. In merito a quelle dichiarazioni, ha precisato: “Mi domandavo soprattutto se la sua scomparsa mi avrebbe liberato da alcune catene che in qualsiasi famiglia si cresca – e la mia è stata per così dire sentimentalmente intensa – ci si porta sempre dietro”. Il pensiero di Cesare, dunque, ha trovato riscontro e la morte del papà lo ha portato a rompere le “catene più antiche”. “In passato mi sono sempre preoccupato di dover difendere la mia famiglia dal mio ruolo pubblico, per esempio, ma ora forse non ce n’è più bisogno – ha detto - . Ho spezzato le catene più antiche e mi è restata questa: una bellissima catenina d’oro del 1920. Era quella che papà portava sempre al collo. Adesso la tocco e lo sento vicino”.

Nonostante il lutto lo abbia portato a maturare questa nuova condizione, Cesare Cremonini non ha nascosto di essersi sentito privato della “riva che mi aveva sempre fornito le coordinate per orientarmi” all’indomani della morte del papà. “[...] Mentre mi occupavo di quelle disgustose faccende che si impossessano del quadro quando se ne va una persona che ami, mi sono distratto totalmente dal mio percorso – ha fatto sapere - .A un tratto mi sono voltato indietro per ricercare la riva, la riva che mi aveva sempre fornito le coordinate per orientarmi e non sono più riuscito a metterla a fuoco. Non c’era più. E con lei i ricordi”.

Annebbiati, confusi, indefiniti. In quel momento ho capito che ero in mare aperto – ha continuato a spiegare l’artista - . Forse avere quarant’anni ha proprio questo di bello: per la prima volta non ho un punto di riferimento e credo sia un bene. So che nessuna burrasca mi può uccidere e che la rotta è tutta da inventare”.