«Che fatica agli esordi quando avevo la erre moscia»

Maria Lucia Tangorra

C'è un episodio OFF che ha voglia di raccontarci? «Ai miei esordi avevo la r per cui quando ho cominciato a frequentare l'Accademia dei Filodrammatici, diretta da Ernesto Calindri, mi cambiavano le battute, ad esempio se dovevo dire arriva l'arrosto, veniva mutato in venite, c'è la cena. Io di questo soffrivo tantissimo e Calindri mi ha aiutato ad accettarmi. Nel primo saggio, Dieci piccoli indiani, non avevo una parte con battute, ero colei che portava nell'albergo i dieci protagonisti. Calindri mi disse questaindicazione: fai quella che guida la barca, ridi, magari mentre mangi un panino, allora io mi esercitavo a far finta di masticare. Il giorno del saggio decisi di mangiare veramente, ma poiché il panino era troppo grosso ho preferito prendere una sorta di brioche. A un tratto, però, si è creato una specie di tappo in gola. Provando quasi la sensazione di soffocamento, ho messo il dito in bocca per liberarmi. Ecco quella situazione ha provocato la prima risata e il primo applauso involontari della mia carriera.

Sarà in scena al Teatro Manzoni di Milano dal 24 novembre con Nudi e crudi di Alan Bennett. Cosa l'ha colpita di questo testo tradotto e adattato da Edoardo Erba (drammaturgo, nonché suo marito)?

« Bennett osserva come la coppia reagisce di fronte alla casa completamente svaligiata. Sicuramente mi ha colpita il personaggio della signora Ransome che, parte in un modo, ma pian piano si libera di tutti gli orpelli sempre mantenendo la coerenza e la serietà della signora inglese che rispetta il marito (interpretato da Paolo Calabresi). Lei riesce a fare un percorso stando in armonia coi cambiamenti, cosa che è molto difficile, di solito quando le cose mutano ci si spaventa, invece lei la considera un'opportunità e da una condizione di vuoto, rinasce».

Giocando un po' con le parole, se dovessi dire qualcosa a qualcuno in maniera nuda e cruda cosa le verrebbe in mente istintivamente?

«Siamo in un momento in cui bisognerebbe essere; più semplici e diretti. Ci identifichiamo con tantissime cose, ci facciamo guerre perdendo di vista quello che siamo e cioè piccoli. Siamo degli esseri umani che arrivano e se ne vanno».

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