La Consoli rinasce con "l'orchestrina"

In "L'eco di sirene" presenta il suo repertorio riarrangiato. Con due inediti

Dopotutto Carmen Consoli non la puoi prevedere. È l'araba fenice della nostra musica d'autore, rinasce sempre con un abito nuovo. Stavolta il disco si intitola L'eco di sirene, è un doppio cd con 22 brani acustici eppure potenti, talvolta quasi punk nell'anima, intrisi di Sicilia e siciliani visti con i filtri di Pirandello o Emma Dante, insomma dolorosamente veri e scherzosamente visionari.

«Vediamo come ve la cavate con la nostra lingua», dice lei sul palco degli spazi MnLab a Milano prima di iniziare a cantare sette brani. La sua è quella che lei chiama «un'orchestrina da camera» ma suona quasi come se fosse sinfonica con Emilia Belfiore al violino e Claudia della Gatta al violoncello che innervano di energia (e tacchi sbattuti sul legno del palco) la voce di Carmen e la sua chitarra acustica. Da L'ultimo bacio alla rinata, esplosiva Amore di plastica. Gira, questa nuova Carmen Consoli, per la musica inseguendo la curiosità, l'indignazione, la voglia di riverniciare la tradizione per darle un passaporto per il futuro. «Vorrei fare cose radiofoniche ma la mia casa discografica ha detto che devo fare l'impegnata», scherza lei spiegando perché in questo disco registrato dal vivo al Forum Village di Roma ha inserito anche due brani inediti che sono forse le coordinate definitive del suo universo: Uomini topo e Tano. «Ho provato a immaginare un'era nella quale gli scienziati incrociano il Dna degli uomini con quello dei topi, che hanno uno spirito di adattamento molto più alto. L'uomo è un essere contorto che sta distruggendo il pianeta e, invece di provare a salvaguardarlo, cerca di mutare se stesso per adattarsi al mondo che sarà». Invece Tano è un racconto da «cuntastorie» che parla di un uomo di un'altra epoca, Tano appunto, figlio di una società nella quale le mamme insegnavano alle figlie a «sopportare i masculi, non è che si può sfasciare la famigghia». La fotografia di un tempo di prevaricazioni e vessazioni che oggi si sta essiccando sotto la luce del presente.

E qui, in questa nuova società fluida, Carmen Consoli gioca con i punti cardinali del buon senso e della musica per provare a essere nuova senza tradire la propria storia. «Ho provato a vedere i miei brano sotto un'altra luce e con questa orchestrina da camera ho fatto più di 60 concerti anche all'estero, portando la cultura italiana».

E, mentre lei canta in mezzo a un violino e a un violoncello impetuosi, si completa il suo profilo forse definitivo, quello di una artista per scelta lontana dalle mode che però, per scelta del pubblico, continua a essere di moda. Magari alternativa. Magari controversa. Ma pur sempre vitale come poche altre.