La coppia King-Spielberg mette i telespettatori sotto una cupola di paura

Parte la serie tv tratta dal romanzo dello scrittore e prodotta dal regista. Tra apocalisse e claustrofobia racconta un'inquietante città imprigionata

Una serie tv pensata e prodotta da pesi massimi, sia dello schermo che della carta. E che negli Stati Uniti è partita col botto, 13 milioni di spettatori - un vero record - sulla rete CBS (per flettere un pochino nelle puntate seguenti). Stiamo parlando di Under the Dome che arriverà in Italia domani (Raidue in prima serata) con lievissimo ritardo sugli Usa (praticamente il tempo di doppiare gli episodi). La trama di questo fanta-thriller porta infatti la firma di Sthepen King ed è figlia diretta del suo omonimo romanzo del 2009 (in Italia pubblicato da Sperling&Kupfer con il titolo The Dome). La produzione invece fa capo alla DreamWorks di Steven Spielberg. E se non bastasse, alla sceneggiatura ha messo mano Brian K. Vaughan, che oltre aver creato molto per i fumetti Marvel ha lavorato a Lost. Quanto al primo episodio la regia è stata affidata - senza badare a spese - al regista danese Niels Arden Oplev (Uomini che odiano le donne).

Detto questo, cosa deve aspettarsi il pubblico italiano? Innanzitutto non la trasposizione del romanzo (non uno dei più riusciti del “re dell'horror”). Il punto di partenza certo è lo stesso: la miniserie di 13 episodi da 45 minuti racconta le angoscianti vicende degli abitanti di Chester's Mill, una tranquilla cittadina (come stereotipo vuole) della ubertosa provincia americana. Senza apparente spiegazione si ritrovano tagliati fuori dal resto del mondo a causa di un invisibile campo di forza. La città di colpo è rinchiusa in una semisfera immateriale (il famoso dome) che la trasforma in una versione in grande scala di quei souvenir gaglioffi con la miniatura dei palazzi e la neve che cade. Il tutto non senza effetti disastrosi: aerei e macchine che si schiantano sul campo di forza, case (e persino una mucca) tagliate in due perché posizionate a metà dell'invisibile confine, apparecchiature elettroniche che vanno in tilt se portate troppo vicine all'impenetrabile campo. L'isolamento ovviamente provoca da subito il divampare di paure ancestrali e claustrofobiche, fa divampare gli odi e i rancori...

Ma da qui in poi la serie prende altra strada rispetto al romanzo, tutto concentrato in pochissimi giorni. L'arco temporale di permanenza sotto la cupola diventa infatti molto più lungo e si scoprirà che a crearla non sono stati degli alieni come nella versione cartacea. Ha detto Stephen King: «Se la soluzione del mistero fosse stata la stessa del libro, il finale sarebbe stato automaticamente svelato». Senza contare che molti dei lettori non avevano apprezzato quella soluzione, per una volta dando ragione ai critici letterari che l'avevano definita «appiccicata lì».

Ecco allora una serie di linee narrative molto più complicate, imbrigliate in tre sottosezioni a tema: «la fede», «la paura» e «la dittatura». E in effetti dopo il primo episodio le trame incrociate sfuggono un po' di mano agli sceneggiatori. Ma il vero limite della serie, che comunque ha le carte in regola per divertire, soprattutto d'estate quando il palinsesto generalista langue, non è questo. È semmai il fatto che la sensazione di gia visto, soprattutto per i cultori del genere, è sempre in agguato. Nel filone “apocalittico” i rimandi partono da certe puntate di Ai confini della realtà e arrivano ai recentissimi Jericho e Revolution (a qualcuno potrebbe anche venire in mente paradossalmente The Truman Show). Ma è nella caratterizzazione dei personaggi che va in scena il gia visto: c'è il veterano dell'esercito che arriva nella città di Chester's Mill per compiere una misteriosa missione e resta bloccato, la giornalista che investiga, l'adolescente scaltro e problematico... Meno male che il cast aiuta, anche senza la presenza di super star: bravi attori non ancora notissimi (tra i più riconoscibili l'ex vampira di Twilight Rachelle Lefèvre).
Poi c'è da dire che a cucinare con questi ingredienti non proprio nuovi, ci sono davvero degli chef super stellati. Insomma la solita minestra non è affatto cattiva, e rivitalizata dagli effetti speciali. I più saranno contenti...